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VENEZUELA. Ne’ lutto ne’ celebrazioni ma autonomia delle lotte sociali

marzo 13, 2013

Quando si sommano un gravissimo dolore, un’attenzione medica condizionata a miopi decisioni politiche, e un paziente abbagliato dal potere, c’è solo da attendersi questo finale: il caudillo è morto, per cui avremo un cambiamento sostanziale nella scena politica venezuelana. In un attimo, ciò che fu la più grande forza del regime si converte nella sua debolezza essenziale: Chavez era tutto e, mancando, non resta che coniugare la fedeltà assoluta verso il suo ricordo con l’obbedienza alle sue disposizioni di successione, evidenziando la debolezza di un governo che cercò di rafforzare il suo supposto carattere “socialista e popolare” con la pratica di un grottesco culto della personalità, adesso convertito in vuota invocazione delle anime. Lo stesso defunto è il responsabile di questa tragica conclusione. Il segreto che circondò la sua malattia era mosso dalla estrema centralizzazione del potere, il che, in mancanza di coerenza ideologica interna lascia i suoi seguaci a scontrarsi fra di loro per la gestione del comando, con chiaro vantaggio per gli alti burocrati rossi- rosati e per la casta militare, già attivi a negoziare l’impunità per la loro corruzione.
In quanto all’opposizione di destra e socialdemocratica, la nuova situazione li vede ancora succubi della sconfitta alle presidenziali del 7 ottobre e alle regionali del 16 dicembre, che avevano affrontato con grandi illusioni e con offerte populiste che li facevano giurare di mantenere in efficienza gli strumenti clientelari che tanto servirono a Chavez. Adesso questa opposizione accomodaticcia vuole credere che una fortuita metastasi abbia messo alla sua portata l’ascesa al potere politico dal quale le proprie ambizioni, errori, pigrizie e incompetenze l’hanno tenuta lontana per anni. Potere che eserciterebbe con eguale stupidità e con l’affanno predatorio praticati dalla boliborghesia chavista.
Davanti a questo quadro di calcoli meschini e opportunisti, identico sia per il Gran Polo Patriottico che per l’opposizione del Tavolo di unità Democratica, sta la grave situazione del paese; inflazione alle stelle, crescente disoccupazione e precarietà, svalutazione monetaria, grossa insicurezza personale, crisi nei servizi di acqua ed elettricità, educazione e salute a terra, mancanza di viveri, opere pubbliche obsolete o in esecuzione inceppata, attenzione solo demagogica per le carenze dei beni di prima necessità, e un eccetera che non può essere più nefasto.

bandiera180

Questi problemi non sono le preoccupazioni delle due bande che si contendono la Silla di Miraflores e il bottino petroliferio. Per questo la nostra risposta collettiva deve disprezzareil loro ricatto di appoggio elettorale in cambio di soluzioni che non arriveranno o saranno ridicolmente incomplete. E’ l’ora di smantellare queste cupole putride e costruire, dal basso una vera democrazia, con uguaglianza, giustizia sociale e libertà.
Va potenziata l’indignazione generalizzata per la situazione che sopportiamo, convertendola in lotte sociali autonome, estese e autogestite, dicendo chiaramente ai politici del potere che non ci servono come intermediari o concessionari generosi di ciò che dal basso e uniti possiamo prenderci, senza bisogno di “mani bianche” o “baschi rossi”.

Colectivo Editor de El Libertario
ellibertario@nodo50.org
www.nodo50.org/ellibertario
periodicoellibertario.blogspot.com

FONTE: Sicilia Libertaria n. 326 marzo 2013

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