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Bari 1922: Anarchici e Arditi del Popolo nella lotta antifascista

aprile 30, 2013


La mancata concessione di uno spazio pubblico non ha impedito l’esposizione e la presentazione della mostra: “Bari 1922: Anarchici e Arditi del Popolo nella lotta antifascista” che si è svolta – all’aperto – sulla banchina san Domenico a due passi dal porto di Molfetta.
Determinante e degno di nota e ringraziamento l’impegno di Federico Ancona e dei ragazzi delle Macerie Occupate senza dei quali non sarebbe stato possibile organizzare alcunché.
A margine della presentazione sono stati distribuiti un centinaio di volantino di solidarietà ai lavoratori licenziati del San Raffaele di Milano.

Si riporta, di seguito, il testo della nota introduttiva.

Dopo un, doveroso, ringraziamento ai presenti con particolare riferimento a quelli provenienti da Taranto e Oria si è chiarito che – quello presentato – è solo l’inizio di un progetto culturale e storico di portata più ampia nel quale si cercheranno di evidenziare 3 aspetti peculiari della dinamica sociale a partire …
a) Dall’uso politico e strumentale della Storia da parte, prima del PCI attraverso una, presunta egemonia/superiorità culturale, e poi della destra che – complice anche le importanti “cesure” storiche operate dalla sinistra staliniana nel secondo dopoguerra ha imposto “scadenze” commemorative – come quella del 10 febbraio ovvero la giornata che commemora i martiri delle foibe – che – pur avendo veridicità storica – totalmente estrapolate dal contesto storico nel quale sono avvenute acquistano una valenza puramente strumentale e politica;
b) Il che porta – in ultima analisi – alla rimozione della verità storica sostituita da tante “verità” di fazione che – attraverso la cultura della, cosiddetta, “memoria condivisa” hanno il solo scopo di “randellare” l’avversario politico senza – contestualmente – apportare nulla di concreto alla ricerca della verità storica trasformando il tutto in una infinita disputa faziosa paragonabile al tifo calcistico nella quale ciascuna parte in causa accusa l’altra di, presunti, favoritismi arbitrali senza apportare nulla di concreto alla comprensione dei fatti realmente accaduti;
c) Ultimo – ma non meno importante elemento caratterizzante la mostra – far rilevare la coincidenza della lotta antifascista non a partire dall’8 settembre 1943 – come le celebrazioni ufficiali tendono ad accreditare – ma a partire dalla nascita (fin dal 1919) ed allo sviluppo degli Arditi del Popolo che furono le uniche forze organizzate che – a Parma come a Bari – si opposero efficacemente – utilizzando il medesimo “linguaggio” – alla violenza fascista.

Si ribadisce che – alla nascita ed al consolidamento degli Arditi del Popolo – non si opposero solo i fascisti spesso affiancati dagli apparati repressivi dello Stato (polizia, carabinieri, organi giudiziari, esercito) – ma anche tutte le forze, cosiddette, antifasciste a cominciare dal PSI e dalla CGdL e dal PCd’I. Gli unici ad appoggiarli senza riserve furono gli anarchici della UAI (Unione Anarchica Italiana) e dell’USI (Unione Sindacale Italiana).

Emblematico e consigliabile – in questo contesto – la lettura dell’ottimo lavoro che Valerio Gentili ha svolto nell’ambito degli ambienti romani intitolato: La legione romana degli Arditi del Popolo consultabile anche su internet.
Oltre alla lettura, avvincente, della resistenza opposta dal proletariato romano all’avanzata fascista la lettura del libro è doppiamente consigliata anche per la vastità dei documenti storici in esso contenuti. Due in modo particolare:
• Il testo del “patto di pacificazione” siglato tra fascisti e PSI/CGdL proprio nel momento in cui la violenza fascista si dispiegava in maniera sempre più virulenta in tutto il Paese;
• Un documento ed un’intervista ad Amadeo Bordiga – all’epoca segretario nazionale del PCd’I – nel quale si ribadisce il divieto assoluto per gli iscritti al partito comunista d’Italia di aderire agli arditi del popolo pena l’espulsione dal partito. Una visione miope e settaria che farà dire a Gramsci – nel 1924 ovvero “ a babbo morto” – siamo stati così ingenui da consegnare gli Arditi ai fascisti.

La storia degli Arditi del Popolo pugliesi accorsi da tutta la Puglia – a cominciare da quelli organizzati dai fratelli Domenico e Damiano La Chiesa di Taranto – è tutta da scrivere … così come tutta da scrivere (e scoprire) è la lotta condotta – a ridosso della “Settimana Rossa” 7/14 giugno 1914 – dalle operaie della Manifattura Tabacchi di Bari, oppure dai lavoratori del porto o dell’azienda siderurgica Sorrentino che – nel medesimo periodo unitamente ai cementisti della ditta Zippitelli ed ai ferrovieri dello scalo barese – condussero un’epica lotta per la conquista della giornata lavorativa delle 8 ore che i muratori di Bari conquistarono – dopo uno sciopero generale ad oltranza durato mesi – qualche mese dopo i loro colleghi di Bisceglie (giugno 1914). La strada è stata abbozzata da Nico Cangelli nella sua tesi di laurea quarant’anni fa ma tanto, tanto lavoro di ricerca c’è ancora da fare.
Si rammentano, infine, perché non citati nella mostra stessa, gli ex ufficiali del regio esercito che – unitamente al tenente Vincenzo Pinto – addestrarono e guidarono gli Arditi del Popolo di Bari nelle convulse giornate della prima decade dell’agosto 1922:
• Tenente Vincenzo Pinto (anarchico);
• Capitano G.B. Arminio;
• Tenente G.A. Aruzzolo.
I caduti a Bari furono:
• il 2 agosto – tra via Lombardi e Piazza Massari cadde l’operaio Giusto Sale;
• il 3 agosto – in Piazza Santa Barbara caddero Giuseppe Passaquindici (tranviere) e Vito Cafaro (operaio).
La mostra, sostanzialmente, è suddivisa in tre parti distinte e complementari:
1. breve storia dell’USI;
2. cronistoria dei “fatti” dell’1/8 agosto 1922 a Bari;
3. breve “proiezione” sul presente dopo aver, doverosamente, ricordato la figura di Giuseppe “Pino” Pinelli che – nel biennio 68/69 – si impegnò a fondo nell’opera di ricostruzione del sindacato di classe. Impegno che fu, bruscamente e tragicamente interrotto, la notte del 15 dicembre.
Si riservano due parole, infine, per rendicontare sulla difficilissima situazione che vede impegnati i lavoratori del San Raffaele di Milano. Si rammenta la data dello sciopero generale della sanità (8 maggio) proclamato da tutte le sigle del sindacalismo di base a supporto e sostegno della vertenza milanese e si comunicano gli estremi IBAN ai quali indirizzare contributi volontari di solidarietà a sostegno dei lavoratori senza più alcuna forma di reddito.

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