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In memoria di camillo Berneri e degli antifascisti massacrati dai sicari di Stalin

maggio 7, 2013

(…)”Il 15 marzo 1937, nello stesso giorno in cui si concludeva la battaglia di Guadalajara, sedici membri della Cnt vengono uccisi da comunisti a Villanueva de Alcardete; nell’aprile il locale giornale della Cnt “Cartagena Nueva” rivela che, nella Murcia, i comunisti hanno organizzato un carcere clandestino e la polizia sequestra l’edizione del giornale; a Bilbao (territorio basco) le autorità repubblicane sospendono il periodico “Cnt del Norte” e imprigionano l’intero comitato regionale dell’organizzazione sindacale “non allineata”; a Valencia (Andalusia) l’altro giornale anarchico “Nosotros” viene sequestrato mentre vengono arrestati 218 membri della Fai e della Gioventù Libertaria; ad Almeria viene incarcerato uno dei più capaci dirigenti popolari, Francisco Maroto; dirigenti e militanti della Cnt e del Poum vengono attaccati a La Faterella, a Molina de Llobregat, a Puigcerdà. Ci si prepara a schiacciare la rivoluzione spagnola là dove essa ha avuto inizio, a Barcellona e nelle campagne Catalane. Già all’inizio del 1937, il 12 gennaio, il governo di Catalogna aveva enunciato una serie di decreti che, mettendo le fabbriche sotto il suo controllo, le sottraevano praticamente a quello dei Consigli operai (che le avevano conquistate e difese nei giorni successivi il colpo di stato del 19 luglio 1936). In marzo un altro decreto sopprimeva le Patrullas de Control, formate da operai armati, mentre si consentiva di portare le armi solo ai membri di formazioni controllate dal governo (e dai comunisti). Il popolo di Barcellona reagiva a questi provvedimenti di chiaro significato politico e il governo catalano era costretto a dimettersi.

Il 1° Maggio, un sabato lavorativo per volontà del governo in carica, il Psuc (ovvero il partito comunista catalano) si rifiutava di partecipare alle manifestazioni organizzate dal Poum e dagli anarchici mentre il nuovo governo (presieduto da Companys) faceva presidiare le piazze da pattuglie di polizia in assetto di guerra. Il giorno successivo il giornale della Cnt replicava: “I lavoratori armati sono la sola garanzia della rivoluzione. Tentare di disarmare i lavoratori significa collocarsi dall’altra parte della barricata (…) Operai non lasciamoci disarmare.
Il giorno successivo (2 maggio 1937) il ministro della sicurezza interna, Artemio Ayguadé, ordina alla polizia di occupare la centrale telefonica di Barcellona, sino a quel momento controllata dagli operai, col pretesto che questi ostacolano le regolari comunicazioni tra Barcellona e il governo repubblicano stabilito a Valencia.

In realtà era l’inizio dell’azione contro il proletariato catalano.

Gli avvenimenti assunsero un ritmo convulso. La polizia occupò di sorpresa il primo piano dell’edificio, ma gli operai che presidiavano gli altri resistettero prontamente; nella sera e nella notte il proletariato di Barcellona impugnava le armi contro il governo “popolare”, che affermò trattarsi di un equivoco e promise ai dirigenti della Cnt di ritirare la polizia. Ma il mattino dopo questa occupava di sorpresa il Palazzo di giustizia; la Cnt chiedeva allora le dimissioni di Ayguadé e poiché il governo rifiutava proclamava lo sciopero generale insurrezionale.
Sorgevano barricate in vari punti della città e iniziavano gli scontri tra gli operai da una parte e la polizia e le formazioni controllate dal Psuc dall’altra.
I combattimenti cessano all’alba del 7 maggio. “L’ordine” è ristabilito dalle truppe spedite da Valencia. Si intensificano gli arresti degli “elementi incontrollabili”, viene imposta la censura sulla stampa, si applicano pedissequamente i decreti emanati ad aprile … che hanno provocato la rivolta operaia. (…)
Nel periodo che segue le “giornate di maggio” ha inizio l’annientamento sistematico della tendenza rivoluzionaria. Vengono assassinati, tra centinaia, di altri, il leader del Poum Andrés Nin e Camillo Berneri e l’epurazione distrugge praticamente il Poum e apre larghi vuoti nelle file delle Brigate internazionali. Accanto agli agenti della Gpu dirige e controlla l’opera di repressione, nella sua qualità di rappresentante della III Internazionale, Erno Geroe, che vent’anni dopo, dirigente dell’Ungheria , replicherà, contro il proletariato ungherese, la “pratica” appresa in terra di Spagna.

In giugno a sostituirlo, proveniente da Mosca, arriverà Palmiro Togliatti “in arte” … Ercoli.

L’eco della tragedia barcellonese giunge anche al Congresso del PSI che si svolge a Parigi (26/28 giugno 1937). Nel discorso di apertura Pietro Nenni affermò: (…)”se l’anarchico Berneri fosse caduto su una barricata di Barcellona combattendo contro il governo popolare, noi non avremmo nulla da dire e nella severità del suo destino ritroveremmo la severa legge della rivoluzione. Ma Berneri è stato assassinato e noi dobbiamo dirlo (…)”.
Si tratta di un riconoscimento morale, totalmente privo di valenza politica e – col senno di poi – è fin troppo facile rilevare come la definizione “popolare” (che, più tardi, sarebbe stata adottata per definire le “democrazie” sovietiche) stoni nei confronti di un governo contro il quale il popolo è costretto ad erigere barricate.

Ancor più severo è il giudizio storico (quello politico mi sembra non sia ancora stato formulato) sull’identificazione della “severa legge della rivoluzione” con la più brutale repressione poliziesca.
Un’ambiguità (ed una dipendenza) politica e concettuale dalla quale il leader socialista si libererà quando sarà, ormai, troppo tardi.
Ecco, infine, come – nel numero dell’11 maggio 1937 – il settimanale Solidaridad Obrera annuncia l’omicidio di Camillo Berneri: “Questa attività segreta e incontrollata che da un certo tempo pesa sulla nostra zona antifascista è stata la causa di una nuova tragedia: la morte del nostro compagno, il professor Camillo Berneri (…) ieri è stato Mark Rein, il giornalista redattore del Social Democratic Kraten, a sparire dall’Hotel Continental di questa città dopo aver ricevuto due chiamate telefoniche. Oggi è toccato al compagno Berneri, di cui oggi è stato trovato il cadavere crivellato di pallottole all’Ospedale Clinico di Barcellona (..)”.
Dopo una breve biografia del Berneri il giornale (contenente numerose e vistose righe censurate miranti ad impedire l’identificazione politica degli “uomini con il bracciale rosso”) prosegue: (…)”due uomini con il bracciale rosso si presentarono alle 4,10 del mattino alla casa di Plaza del Angel n. 2, dove vivevano Berneri, sua moglie, Barbieri altri anarchici italiani. Dopo un misterioso interrogatorio i due uomini si ritirarono per tornare nel pomeriggio con un ordine di perquisizione. Gli anarchici italiani si lasciano perquisire. Gli uomini “col bracciale” prendono certe carte e ordinano agli italiani che si trovano sul posto di non uscire per nessuna ragione perché, in caso contrario, saranno accolti in strada a colpi di fucile. L’indomani, 5 maggio, un numeroso gruppo di uomini in armi si presentano alla casa e dichiarano Berneri e Barbieri in arresto. I due protestano: “Sappiamo che siete dei controrivoluzionari” gli rispondono.

Poi vengono portati via. Alle 6 del mattino, la polizia arriva nella stessa casa e annuncia che i due uomini sono stati liberati e che torneranno presto a casa. Ma non tornano affatto. Quello stesso giorno (6 maggio) le famiglie dei due scomparsi seppero dagli elenchi dell’Ospedale Clinico che i loro due corpi, crivellati di pallottole, erano stati raccolti dalla Croce Rossa, la notte tra il 5 e il 6 maggio, nei dintorni del palazzo della Generalitat” (palazzo del governo). Erano stati uccisi alle spalle con un colpo di pistola. Alla nuca.

Sul “Grido del popolo” organo del PCI edito a Parigi del 20 maggio 1937 si legge quella che – a tutti gli effetti – appare una rivendicazione: “… Camillo Berneri, uno dei dirigenti del gruppo che ha provocato l’insurrezione sanguinosa contro il governo del Fronte popolare di catalogna, è stato giustiziato dalla rivoluzione democratica, a cui nessun antifascista può negare il diritto alla legittima difesa”. Da notare in questa rivendicazione anonima (come sempre anonime sono state le “rivendicazioni” degli stalinisti in Spagna e non solo) che i “compagni” di Stalin parlano di “rivoluzione democratica” e non SOCIALE. Un’ultima annotazione riguarda il “compagno” Di Vittorio osannato e “santificato” da tanti. Il periodico “Guerra di Classe” del 23 settembre 1937 riferisce che – ad una commemorazione sui caduti antifascisti di Spagna che si svolse presso la Sala dei Sindacati di Parigi – (testuale) “il dirigente comunista Giuseppe Di Vittorio si oppone alla proposta dell’anarchico Umberto Tommasini di includere tra i caduti il nome di Berneri perché: “non si può mandare un saluto a colui che pugnalava alla schiena dei bravi militi”. Un episodio che chiarisce sia la responsabilità del PCI nei massacri staliniani nelle retrovie della Spagna “repubblicana” sia la doppiezza del Di Vittorio che – dopo aver tradito l’USI di cui fu, fino al marzo 1922, dirigente nazionale – tradirà anche Berneri che dell’organo di stampa anrcosindacalista (Guerra di Classe) era il direttore.

pasquale piergiovanni

Note bibliografiche:
Giorgio Galli – Storia del Partito Comunista Italiano
Carlos Semprun Maura – Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna

AAVV – Resoconto del III Congresso d’esilio del PSI
Josè Peirats – La CNT nella rivoluzione spagnola – Ed. Antistato Milano

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