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Uniti per vincere!

maggio 30, 2013

Riceviamo e – volentieri – pubblichiamo questo comunicato limitandoci – sommessamente – a rilevare una incongruenza: avendo il comitato di “cittadini e lavoratori” escluso i primi (i cittadini) da ogni contesto assembleare che riguarda esplicitamente la fabbrica a quale “unità” alludono? E poi … cosa intendono gli estensori di questo documento con l’affermazione secondo la quale “gli operai saranno il fulcro decisionale per stabilire le sorti di un settore di produzione“? Si sta, forse, palesando – all’interno del comitato – una sorta di “elite operaia” di leniniana memoria? Restiamo in attesa di saperne di più.
La redazione.

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Siamo alle solite. Tornano le paure: quarantamila posti di lavoro sono a rischio, dicono, quasi dimenticando il vero colpevole di questa situazione. Una richiesta di sequestro preventivo di beni, per l’equivalente di un ammontare complessivo di 9,3 miliardi di euro, ai danni della famiglia Riva. Quei soldi, spiegano i Pubblici Ministeri, sarebbero dovuti servire ad ambientalizzare l’azienda.

E’ inutile rimarcare tutto quello che il Comitato ha evidenziato ed anticipato negli ultimi dieci mesi.

La verità è sotto gli occhi tutti. Chiaro ora deve essere il messaggio: il futuro di quella fabbrica non dovrà più ledere gli operai e i cittadini, come avvenuto sino ad oggi, salvaguardando unicamente il profitto di pochi, ma tutto dovrà avvenire nel rispetto di un’intera città.Quello che governo, sindacati e mass-media vogliono farci accettare è che l’Ilva non può e non deve fermare la produzione e che l’A.I.A deve essere effettuata, se pur in tempi variabili come pare evidente in queste ultime ore, senza alcuna considerazione dei duecentomila cittadini di Taranto che continuano a subire l’inquinamento e fregandosene ancor di più dei dodicimila operai che quell’inquinamento lo subiscono doppiamente.

Vogliono farci credere che con un commissariamento, nazionalizzando o espropriando la fabbrica dei Riva la situazione possa risolversi. Dove sono le certezze? Chi può immaginare il comportamento di una nuova proprietà? Chi può dire se ci saranno o meno esuberi? Quesiti legittimati dall’atteggiamento di uno Stato che, in tutti questi mesi, non ha fatto altro che agevolare con i propri uomini, prima Ferrante e successivamente il noto curatore fallimentare Bondi, quello che sarà un vero e proprio passaggio di consegne da parte della famiglia RIVA, che nel frattempo ha potuto, nel silenzio più assordante, far sparire per altre vie i capitali guadagnati con il sudore e a scapito della salute di operai e cittadini.Siamo dunque ad una svolta epocale. Operai e cittadini devono scegliere da che parte andare!! Nulla dovrà essere deciso senza consultare prima coloro che per anni hanno mandato avanti un’intera azienda: gli operai dovranno necessariamente essere il fulcro decisionale per stabilire le sorti di un settore di produzione, a detta degli stessi politicanti, fondamentale per l’intero Paese.Dobbiamo solo scegliere se continuare o no a farci ammazzare da chi forse avrà un altro nome, diverso da quello dei Riva. Sappiamo bene che una vera e, necessariamente, immensa azione di risanamento porterebbe all’impiego dei dodicimila dipendenti ILVA più svariate migliaia di ulteriori posti di lavoro.

Ribadiamo con forza quindi l’idea che quella FABBRICA VA FERMATA SUBITO, INTERAMENTE BONIFICATA e, laddove ce ne sia la reale volontà, RICONVERTITA grazie all’utilizzo delle migliori tecnologie.

Pretendiamo ORA alternative sfruttando le risorse che questa meravigliosa terra offre. Dove sono i soldi? Beh, dubbi, a questo punto, crediamo non debbano esserci. Ricordiamo infine che il nostro consenso si basa sulla partecipazione attiva e non sul sistema della delega, quindi sulla richiesta di un voto. Decidiamo insieme il nostro futuro, solo con grande unità di intenti possiamo uscire vincenti da questa partita, forse appena cominciata.

Il Comitato Cittadini Lavoratori Liberi e Pensanti

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From → anarcosindalismo

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