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MUOS.31 maggio 2013: tutta Niscemi dice No

giugno 8, 2013

Ovvero: Il generale sciopero Noi e loro
Editoriale di Sicilia Libertaria Giornale anarchico per la liberazione sociale e l’internazionalismo NUMERO 329 GIUGNO 2013
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Uno sciopero generale a Niscemi? Un azzardo sicuramente, una scommessa molto rischiosa. Le obiezioni maggiori alla proposta, emersa durante l’assemblea regionale dei comitati NO MUOS del 7 aprile, era quella che sarebbe stato difficile smuovere i niscemesi dall’apatia e portarli a fare uno cosa che in paese non si faceva da decenni e decenni; nel corso delle discussioni sviluppatesi nei due mesi precedenti, altre obiezioni argomentavano sul rischio spaccatura che lo sciopero (ed il corteo cittadino) avrebbe potuto provocare in città tra aderenti e non aderenti, tramutandosi in una spinta alla violenza verso i non scioperanti che avrebbe allontanato la gente dagli attivisti. All’opposto, alcuni insistevano perché lo sciopero non si limitasse alla sola città di Niscemi, ma fosse proclamato a livello regionale, vista l’importanza del problema. Tutti argomenti che hanno animato dibattiti lunghi e defatiganti, prima chi si addivenisse ad una soluzione condivisa.
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Lo sciopero era importante perché avrebbe permesso alla popolazione di poter esprimere la propria avversione al MUOS e alle antenne NRTF in maniera diretta, mettendoci la faccia; lo sciopero sarebbe stato un rischio nella misura in cui non ci si fosse impegnati a fondo per la sua riuscita; oltre all’esito finale, avrebbe contato molto il potenziale militante che saremmo riusciti a mettere in campo nei quartieri e nei posti di lavoro.
E quando la mattina del 31 maggio vedevamo le fila del corteo ingrossarsi a vista d’occhio; vedevamo la gente ai lati delle strade attenderne il passaggio per introdurvisi, vedevamo migliaia di donne, uomini, bambini sfilare convinti, in una città paralizzata, con le saracinesche dei negozi abbassate e i cartelli di adesione alla protesta affissi ovunque; quando sono arrivati i ragazzi della banda musicale a ravvivare la sfilata, e quando – infine – siamo entrati in piazza Vittorio Emanuele e ci siamo resi conto che almeno cinquemila persone avevano manifestato contro il MUOS e le antenne, nel primo sciopero generale autorganizzato della storia di Niscemi, abbiamo capito che la scommessa l’avevamo vinta.
E’ stata una mobilitazione generale che ha rinsaldato i rapporti tra attivisti e popolazione, a partire dai quartieri dove si sono svolti comizi e speakeraggi; dalle riunioni tra i commercianti, o con i contadini e con gli studenti, in cui si sono costruite le basi per la loro adesione. Il comitato delle mamme No MUOS, assieme all’amministrazione comunale, hanno dato un forte contributo, sia pure macchiato dalla paura di pronunciare la parola “sciopero”, così hanno invitato la popolazione a partecipare alla “manifestazione generale”.
Ma non c’è alcun dubbio che la proposta di sciopero ha spiazzato molti costringendoli a non poter tirarsi indietro, perché una cosa è indubbia: il clima era favorevole, e ci sorprende come alcuni non l’abbiano colto. La popolazione si attende dagli attivisti indicazioni precise su cosa fare, proposte nelle quali possa entrare direttamente e portare il proprio contributo.
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E’ successo da quel fine novembre in cui si è saputo dell’arrivo della gru della Comina per montare le torri e le parabole del MUOS: il presidio e i blocchi sono state le proposte operative giuste che hanno permesso a centinaia di niscemesi di andare oltre la mera simpatia alla lotta, coinvolgendosi direttamente. Così per lo sciopero generale del 31 maggio.
Che l’azzardo potesse funzionare lo avevano capito anche alla questura, tanto è vero che si sono affrettati a prescrivere il divieto di introdurre trattori nel corteo: temevano che quei trattori avrebbero potuto deviare verso la base e fungere da mezzi di sfondamento del movimento; non a caso hanno postato due furgoni di poliziotti dentro il recinto della base della marina militare per tutta la giornata del 31.
Certi risultati non si ottengono con le chiacchiere: distribuire diecimila volantini, attacchinare locandine e manifesti, parlare con i commercianti uno ad uno, vincere la timidezza e parlare nei comizi di quartiere, fare le mattinate per volantinare ai contadini che si recano a lavorare, è quanto si è fatto alacremente per due settimane abbondanti, tra compagni di Niscemi e di fuori, mentre anche le mamme e la stessa amministrazione comunale scendevano nei quartieri a fare comizi. Il costituendo comitato artisti NO MUOS ha ricevuto il battesimo di lotta invadendo la città il 30 maggio, vigilia dello sciopero, con spettacoli, performances, proiezioni, esposizioni, concerti, nel corso dei quali centinaia di artisti, da Nicoletta Fiorina a Nino Romeo e Graziana Maniscalco, da Roy Paci a Guglielo Manenti, dal Teatro dell’Oppresso a Cesare Basile, a tanti e tanti altri che è complicato elencare, hanno dato prova di un coinvolgimento e di una passione che ha lasciato il segno nella città. Sono queste le cose che danno la dimensione delle straordinarie potenzialità di questa lotta e di questo giovane movimento fatto di donne e uomini di generazioni e sensibilità magari diverse, ma uniti dalla voglia di andare fino in fondo in una lotta che, pur essendo contro i titani militaristi, è pur sempre uno spicchio di quella lotta secolare tra sfruttati e sfruttatori.
Il coordinamento dei comitati NO MUOS aveva chiesto ai sindacati di fornire la copertura ai lavoratori, ma solo la CUB si è resa disponibile e lo ha fatto; i Cobas hanno perso un’occasione per dimostrarsi al di sopra delle beghe sia interne che esterne, e si sono arrampicati sugli specchi per giustificare la loro diserzione. Cgil e Cia locali hanno aderito formalmente, a cose fatte, senza indirlo, partecipando al corteo con un gruppetto di iscritti. Il boicottaggio messo in atto nelle scuole, alle quali l’Ufficio scolastico provinciale non ha inviato nessuna circolare informativa sullo sciopero, è stato scavalcato dai genitori dei bambini e dai ragazzi del liceo, che hanno disertato in massa le lezioni, permettendo così anche agli insegnanti più sensibili di prendersi un permesso e raggiungere la manifestazione.
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Niscemi, dunque, raccoglie la sfida del governo italiano, che fa da avvocato d’ufficio agli USA e ricorre al TAR contro la revoca colabrodo della Regione siciliana, chiedendo un risarcimento di 25.000 euro al giorno alla Regione e di 25.000 dollari al giorno al Comune per i danni subiti dalle relazioni Italia-USA e della aziende impegnate nel progetto del MUOS (leggasi Loockheed). La popolazione che è scesa in piazza risponde anche alla repressione che ha colpito gli attivisti con denunce, multe, perquisizioni, fogli di via, carcere, stringendosi attorno ai suoi ragazzi, che hanno avuto il coraggio di sfidare la marina militare statunitense e i suoi complici annidati nel governo di Roma e in quello di Palermo. Il coordinamento è stato chiaro nell’appello: una città devastata dal clientelismo e dal malaffare, dove mancano l’acqua, la ferrovia, le strade, i servizi essenziali, il lavoro, mentre si investono miliardi dentro la sughereta per strumenti di guerra e di morte (il 41% delle spese per la base USA è a carico dello Stato italiano), deve collegare la propria condizione con le scelte dei signori della guerra. Questa non è una terra dimenticata, è semmai una terra sotto la massima attenzione dello Stato, che ha deciso di condannarla al degrado per procedere con i suoi progetti militaristi. Il 31 maggio una pagina di storia è stata scritta dal movimento No Muos e dalla popolazione.
Il libro di questa lotta ha ancora molte pagine bianche da riempire, ma siamo certi che verranno tutte accuratamente compilate. Se non ci faremo male da soli, con settarismi e personalismi, riusciremo a fare veramente male ai signori della guerra e della devastazione.

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