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Autorganizzazione e solidarietà alla Om di Bari

giugno 9, 2013

Per un racconto della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici della Om di Bari.

Sono trascorsi quasi due anni da quando la direzione dell’Om Carrelli Spa ha comunicato la volontà di chiudere lo stabilimento nella zona industriale di Bari per spostare altrove la produzione. Ma nel frattempo sono trascorsi più di due mesi da quando un gruppo di lavoratori dell’ormai ex-Om ha iniziato un presidio permanente h24 davanti ai cancelli della fabbrica. La ragione di fondo è quella di impedire l’uscita della merce in giacenza e dei macchinari, poichè un accordo sottoscritto nel gennaio scorso è stato disatteso lo scorso aprile dall’azienda acquirente.

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Autorganizzazione e solidarietà. Un racconto della lotta dei lavoratori dell’Om di Bari Per molti addetti ai lavori, tra cui istituzioni e sindacati confederali, è sembrato qualcosa di straordinario, un fulmine a ciel sereno. Peccato che si tratti della prova della crisi del ruolo degli stati nazionali in Europa, del potere assoluto delle multinazionali al tempo della globalizzazione.

Due decenni di liberalizzazioni, privatizzazioni e smantellamento dei diritti del lavoro, di cui anche sindacati e istituzioni ne sono responsabili, hanno messo nelle condizioni più favorevoli qualsiasi azienda di poter fare e sdifare a proprio piacimento, di spostare gli investimenti ovunque, dove i finanziamenti pubblici, gli sgravi fiscali e il costo del lavoro sono più convenienti.
Oggi i tavoli tra le “parti sociali“, e gli accordi che questi incontri producono, rischiano di non avere più nessuna validità. Le istituzioni e i sindacati possono anche ricorrere alla magistratura per ottenere i danni per il mancato rispetto degli accordi, ma certo non risolvono la questione dell’occupazione.

Chi sta vivendo in prima persone gli effetti nefasti di queste politiche sono i lavoratori. In particolare, quelli dell’Om hanno iniziato un percorso di lotta, praticando forme di autorganizzazione. Il presidio davanti ai cancelli della fabbrica ha impedito l’entrata dei camion nello stabilimento per caricare e delocalizzare la merce e i macchinari (il cui valore si aggira intorno ai 13 milioni di euro). Sono stati i protagonisti di un’iniziativa con assemblea, proiezioni, che ha portato alla nascita di una cassa di “mutuo soccorso“; hanno reso il presidio un luogo di socialità e solidarietà, in cui si intrecciano storie difficili di vita quotidiana a causa della precarietà e dell’incertezza del proprio futuro. La loro rabbia ed esasperazione sta sfociando in forme di protesta efficaci, che riscuotono la solidarietà della città e dei lavoratori delle altre aziende in crisi.Non è un caso che la manifestazione di mercoledì 29 maggio davanti alla sede della presidenza della Regione Puglia abbia portato all’occupazione del lungomare (una delle arterie più importanti della città), alla dichiarazione di legittimità del presidio permanente davanti alla fabbrica da parte delle istituzioni locali; ma soprattutto alla consapevolezza dei lavoratori, e di chi li sostiene, che la fabbrica può fare anche a meno dei padroni e rivivere senza di loro.
Rivoltiamo la precarietà

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From → anarcomedia

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