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Paolaccio n. 67

agosto 13, 2013

Cari amici

Chi di noi ha un poco di senso estetico residuale, frutto di un’educazione ancora post bellica dove per progresso si intendeva il benessere collettivo e non la rovina delle moltitudini in cambio di qualche arricchimento personale, avrà certamente notato nel nostro San Paolo quel grigiore avvolgente e stantio che emana l’intera struttura, dai muri scrostati agli ascensori a pezzi, senza contare i pavimenti privi di rivestimento ma doverosamente accompagnati dalla scritta resa ufficiale dai timbri aziendali: “Attenzione pavimento dissestato”.

Superata la boa dell’ospedale bene pubblico che non si riusciva ad aprire mai (1964-1979) si è poi giunti alla svolta del tanto celebrato nuovo millennio ascoltando la musica obbligatoria dell’aziendalismo, un disco davvero farlocco che in conclusione ci ha portati direttamente alla stagione che viviamo oggi: quella delle chiusure!

In questo modo abbiamo già perso per strada reparti interi di medicina, abbiamo visto scomparire le neurologie un tempo inaugurate in pompa magna a scopo elettorale, abbiamo visto svanire nel nulla e a caro prezzo avventure come quella della Dental Building SpA; basta insomma con gli Orlandini i Pezzuoli o i Pardi, la nostra specializzazione sembra quella dell’annichilimento. Guardiamoci intorno e ascoltiamo la musica di quel disimpegno che all’occhio attento non può sfuggire. Osserviamo il sistemarsi delle posizioni mediche in funzione di qualche botteguccia tranquilla che non farà rimpiangere i reparti svaniti, prendiamo atto che dopo i tempi biblici pluriennali per il completamento della fase A del “nuovo” Pronto Soccorso non si è finalmente approfittato del mese di agosto per avviarlo, anzi, da dicembre tutto tace. Perché? Forse per fare il paio con il famoso centro per l’autismo infantile inaugurato due anni e mezzo or sono a mai portato a termine? Certo, un Ospedale che chiude l’oculistica ad agosto alla normale attività ha tutta l’aria di non avere le liste d’attesa così lunghe… non è vero?

paolaccio67

Ebbene è proprio in quest’atmosfera da basso impero (che ricalca altre atmosfere più altolocate) che si creano gli opportuni diversivi disciplinari. Fa piacere ai responsabili tacciare ed additare i sottoposti, è il modo migliore per cavarsela dai tempi di Valpreda, ma noi non possiamo sfuggire alla responsabilità di vedere andare alla malora gli ascensori fermi da anni, come non possiamo non considerare il ripetersi di avvenimenti a danno dei pazienti che minano la serietà di quella cosa che chiamiamo formazione. In verità sappiamo che la cura nelle cose che contraddistingue il nostro lavoro è figlia innanzitutto di quel progresso che sotto intendeva il benessere collettivo accennato all’inizio, ma che rimane ora di tutto questo? Cosa ne è stato del diritto a lavorare per tutti in un luogo dove è occupato solamente il 37% della forza lavoro e dove la faccia angelica dell’ex ministro Monti si è dimenticata di trattare con l’industria farmaceutica il prezzo di antitumorali per il SSN che oggi così costano (privatamente) migliaia di Euro al flacone in farmacia: è questo ciò che resta del diritto a una Sanità universale? Impossibile parlare solo di disattenzione da parte di chi governa la direzione che prendono le cose.

Un saluto agli amici

LA REDAZIONE DE IL PAOLACCIO

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From → anarcosindalismo

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