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Socialisti e anarchici

agosto 18, 2013

Settembre 1922: la scissione interna al PSI è avvenuta dieci mesi prima e – mentre prosegue inesorabile la repressione degli oppositori interni nella Russia, ormai, “post” rivoluzionaria e dittatoriale di Lenin – Malatesta scrive, per Umanità Nova, la nota che segue – riportando una corrispondenza da Mosca – nella quale descrive la situazione sociale del mondo rurale e dei “coscritti” dell’Armata Rossa con argomenti dialettici che sembrano essere stati ripresi – quasi cent’anni dopo – dal movimento “Occupy Wall Street”: “we are 99%”.pasquale piergiovanni

La “Giustizia” di Reggio Emilia, che pur dovrebbe conoscerci meglio, riproduce, dall’Avanti di Chicago un articolo di G. Valenti in cui si spiegano le successive scissioni tra socialisti ed anarchici, socialisti e sindacalisti, socialisti e comunisti con un solo ed unico dissenso. I socialisti sarebbero stati accusati di voler andare troppo adagio, mentre gli altri, presi dalla follia della rivoluzione immediata, promettevano di arrivare più presto. I sindacalisti ed i comunisti risponderanno, se credono, per loro conto: noi rispondiamo come anarchici.

E’ un fatto che tra socialisti ed anarchici vi è stata sempre diversità profonda sul modo di concepire l’evoluzione storica e le crisi rivoluzionarie che l’evoluzione stessa produce, e quindi non si sono quasi mai trovati d’accordo sui mezzi da adoperare e sulle opportunità che si sono di tempo in tempo presentate per potere accelerare il cammino verso l’emancipazione umana.
Ma ciò non è che dissenso contingente e secondario. Vi sono stati sempre e vi sono socialisti che hanno fretta, come vi sono stati e vi sono anarchici che vogliono andare coi piedi di piombo e magari di quelli che nella rivoluzione non credono affatto. Il dissenso essenziale, fondamentale è un altro: i socialisti sono degli autoritari, gli anarchici sono dei libertari.

I socialisti vogliono andare al potere, non importa se pacificamente o con la violenza, e divenuti governo, vogliono con forma dittatoriale o democratica imporre alle masse il loro programma. Gli anarchici ritengono invece che il governo non può essere che malefico, e per sua natura o difende una classe privilegiata già esistente o ne crea una nuova; e invece di aspirare a mettersi essi al posto dei governanti del giorno, vogliono abbattere ogni organismo che dà modo ad alcuni d’imporre agli altri le proprie idee ed i propri interessi, e dando a ciascuno piena libertà e, s’intende, i mezzi economici per rendere la libertà possibile ed effettiva, vogliono aprire libera la via dell’evoluzione verso quelle migliori forme di convivenza sociale che sorgeranno dall’esperienza.
Pare impossibile che ancora oggi, dopo quello che è avvenuto e sta avvenendo in Russia, vi sia chi creda che la differenza tra socialisti ed anarchici sia solamente quella di volere la rivoluzione adagio, o in fretta.
Lenin è certamente un rivoluzionario ed un rivoluzionario che ha fretta: ma Lenin è un autoritario, un fanatico che la Storia metterà a lato dei Torquemada e dei Robespierre; e malgrado che Lenin non sia d’accordo con una parte dei socialisti ufficiali, egli è certamente un socialista e fa quello che gli anarchici da cinquant’anni van dicendo che i socialisti farebbero se mai riuscissero ad acciuffare il potere.

Sentite piuttosto quello che dice Maria Spiridonova, la martire del regime zarista, nella sua lettera aperta ai lavoratori occidentali. Essa mostra quanto forte fosse la rivoluzione in Russia prima che il bolscevismo venisse a tradirla. La rivoluzione era dominante sul territorio russo perché era sostenuta unanimemente dal proletariato delle città e da quello rurale. Ma arrivò Lenin coi suoi seguaci e, con vero bigottismo marxista, si servì del proletariato delle città, che forma dal 3 al 5 per cento della popolazione, contro le masse disorganizzate della campagna, e per sottomettere queste si valse della vecchia burocrazia, delle vecchie caste militari, della vecchia polizia segreta. Avendo commesso l’errore, dice la Spiridonova, di adoperare i metodi e gli strumenti zaristi, il Partito Comunista (che è indubbiamente socialista) eresse la tirannia a sistema ed arrivò al risultato attuale, cioè al punto che, sempre secondo la Spiridonova, oggi il 95% dei lavoratori sono in rivolta aperta o segreta contro il sistema. Dice ancora la Spiridonova: “(…)La classe fondamentale del paese, i lavoratori della terra, la sola classe che in Russia può rendere possibile un cambiamento economico creativo, fu brutalmente esclusa da ogni partecipazione alla rivoluzione. I contadini furono considerati dalla Stato come semplice materiale da sfruttare, come fornitori di materie prime, di generi alimentari e di forza lavoro, e furono lasciati senza la minima possibilità di esercitare qualsiasi influenza sul governo del paese … la principale funzione dell’Armata Rossa è quella di terrorizzare il contadino e mantenere la dittatura al potere. E la stessa Armata Rossa è terrorizzata e tenuta insieme dal fatto conosciuto che per ogni diserzione la famiglia del disertore è punita ferocemente”.
Altro che questione di fare la rivoluzione un po’ prima o un po’ dopo!

E’ la previsione di ciò che necessariamente sarebbe un governo socialista, previsione che ha trovato una così tragica conferma in Russia, la ragione principale del sorgere e permanere del movimento anarchico.
Ciò non impedisce che al dissenso fondamentale si è venuto ad aggiungere la differenza nel giudicare le diverse posizioni storiche e nel volere o no, in date occasioni, tentare un movimento rivoluzionario.
Ma di ciò in un prossimo articolo.

Errico Malatesta – Umanità Nova quotidiano anarchico n. 123 del 3 settembre 1922

Approfondimento:

Aspettando

Che cos’é la dittatura del proletariato?

Che cos’é la Terza Internazionale?

Ancora su comunismo e anarchismo

Anarchismo e dittatura

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From → Memoria storica

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