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No MUOS. Solo una bandiera!

settembre 12, 2013

Guardo le immagini di Niscemi, in quello splendido pomeriggio del 9 agosto e non vedo bandiere con A cerchiate, nere o rosse e nere. Gli anarchici però c’erano, eccome! Ce n’erano tanti da preoccupare un bel po’ di gente; da Crocetta, che li vede come infiltrati insurrezionalisti, agli ultimi sparuti eredi di Trockij, che li vedono addirittura come interlocutori della Digos. Quello che è certo, per quanto è stato espresso sinora dai fatti, cioè dai comportamenti e dalle strategie adottate, è che il movimento No Muos è autonomo, autogestito, allergico a capi, gerarchie e strutture di partito. E un movimento con queste caratteristiche si può definire, se proprio bisogna farlo, con il termine libertario. In altre parole i libertari, cioè gli anarchici presenti nel movimento No Muos, vogliono che questo movimento possa e debba camminare con le proprie gambe, facendo a meno di ogni guida, anche della propria. Guardo ancora foto e video di quel pomeriggio e vedo, accanto alle innumerevoli bandiere No Muos, spuntare qua e là, sempre compatte per dare nell’occhio, due o tre bandiere di un novello partito leninista, altre due o tre di un patetico partito stalinista, poche altre ancora di un’ennesima scissione trotskista, per finire a quelle di un partito smarrito, orfano di poltrone in Parlamento.

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Sembra che i nipotini della Seconda, Terza e Quarta Internazionale si siano dati appuntamento con le loro bandierine per certificare a se stessi la loro esistenza in vita. Gli eredi della Prima Internazionale, i libertari, si impegnano con la lotta
su ogni terreno, ma non sentono il bisogno di conficcarvi la bandiera, come si giocasse a Risiko. La lotta contro il Muos è lotta contro l’imperialismo; ma se oggi l’imperialismo è a stelle e strisce, non dimentichiamo che ce n’è stato uno con la falce ed il martello, sicuramente non migliore. Allora mi chiedo se e fino a quando posso condividere la lotta contro l’impero di Obama con chi gode e si commuove al pensiero dell’impero sovietico. Non è mio compagno chi pensa che i morti ammazzati da Stalin abbiano un peso storicamente minore di quelli di Hitler o delle guerre imperialistiche avvenute dopo la spartizione di Yalta. Chi pensa di riscattare con la magia della parola comunismo regimi che hanno sfruttato, oppresso ed umiliato i proletari sovietici, cinesi, albanesi o cubani, non è degno di stare al mio fianco nella mia lotta per il mio comunismo, quello che non schiaccia la libertà, ma se ne nutre. Mi piacerebbe che venisse risparmiata ai manifestanti tale fonte di inquinamento.
Davanti alla provocazione dei fascisti di unirsi al movimento No Muos, la reazione prevalente è stata quella di provare schifo. So che qualcuno si scandalizzerà, ma proprio non capisco perché mai, schifato dai seguaci di Himmler o di Farinacci, dovrei provare una sensazione diversa se quello che mi sta accanto annovera, nella sua genealogia politica, un assassino di nome Beria. D’ora in poi solo bandiere No Muos!

Aesse

Sicilia Libertaria – Settembre 2013

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