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Il futuro della scuola è nelle tue mani: non lasciartelo scippare!

settembre 14, 2013

• Pesanti restrizioni del diritto di sciopero (L. 146/90 e successive);
• Autonomia scolastica come pretesto per meglio sottostare allo sviluppo di una società che si basa sul profitto;
• Istituzione della dirigenza scolastica con il conferimento ai presidi/manager di personalità giuridica equivalente al “datore di lavoro” del settore privato;
• “privatizzazione” del rapporto di lavoro con, conseguente, verticalizzazione di ruoli e competenze attribuiti alla discrezionalità del Preside/datore di lavoro;
• Depauperamento inesorabile e costante delle risorse economiche destinate alla scuola;
• Sfruttamento e mortificazione – oltre ogni limite di decenza – del lavoro precario;
• Obsolescenza delle strutture e inadeguatezza dei “supporti” scientifici (aule informatiche, laboratori, palestre ecc.);
• Blocco degli aumenti salariali e dei contratti che hanno, progressivamente, ridotto – del 20% – il potere d’acquisto reale dei lavoratori della scuola;
• Fondo dell’istituzione scolastica che in tante – troppe! – scuole è esclusivo appannaggio di “consorterie paramafiose” che – negli ultimi 20 anni – sono cresciute all’ombra di una falsa autonomia, sotto stretto controllo del dirigente.
E … potremmo proseguire ancora. Sono questi i principali motivi che ci inducono a proclamare – per venerdì 18 ottobre 2013 – lo sciopero nazionale del comparto scuola in sinergia con i lavoratori di tutti i settori produttivi che parteciperanno allo sciopero generale. Dopo mesi inconcludenti il governo Letta ha tirato fuori – il 9 settembre – un decreto legge che vale – dice – 400 milioni di euro, ma, a parte generiche assicurazioni sull’uso degli e-book e l’abolizione del bonus maturità sin da subito, gli studenti stanno peggio di prima e non sarà certo la miserrima cifra stanziata per “rimpolpare” le borse di studio falcidiate negli anni della Gelmini ad invertire la tendenza. Ai dipendenti della scuola è stato nuovamente bloccato l’adeguamento salariale finalizzato al recupero dell’inflazione “programmata” (e non reale!) e, ulteriormente, rimandata la tornata contrattuale mentre, al contrario, di far pagare la crisi a chi può farlo, di colpire seriamente chi i soldi li ha ma li nasconde, di diminuire le spese militari e gli sprechi della politica non c’è nemmeno la più pallida intenzione.

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Al contrario ci appare inquietante la scelta governativa che cambia le procedure di assunzione dei dirigenti scolastici: saranno selezionati annualmente attraverso un corso-concorso di formazione della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Un modo come un altro per affermare l’assoluta estraneità del “datore di lavoro” dalla comunità scolastica e per ribadire, ancora una volta, la condizione di eterna indeterminatezza per quelle decine di migliaia di docenti precari tali non per scelta o incompetenza ma per via dei numerosi tagli inflitti alla scuola. Il piano triennale – che, come tale, sarà sottoposto ogni anno al parere decisivo del Ministero dell’Economia – parla di 23.000 assunzioni annuali cioè 69.000 assunzioni in tre anni. Calcolando le 27.000 cattedre per il sostegno, rimangono 14.000 cattedre curriculari attribuite annualmente. Se però si considerano le immissioni in ruolo degli scorsi tre anni si comprende il vero inganno di questo decreto: nel 2011 vi sono state 30.300 immissioni (ma di queste 10.000 furono retrodatate all’anno precedente) nel 2012 si parla di 21.112 cattedre e, infine, nel 2013, 11.268 sono state le assunzioni a tempo indeterminato. In altri termini i grandi numeri di cui parla questo governo sono del tutto simili alla miseria degli scorsi anni: cambia solo il fatto che i neo assunti, d’ora in avanti, avranno uno stipendio bloccato ai 1.200 euro per molti e molti anni. In realtà, senza un ritiro dei tagli della Gelmini e della riforma Fornero, non sarà mai possibile avere nuove immissioni in ruolo, tanto necessarie per tutta la scuola. Il Decreto parla, infine, dei docenti di sostegno, ma fino a non pochi giorni fa si criticava questo sistema in favore dei BES: come mai un cambiamento di rotta così improvviso? Si pensa forse a qualche riconversione per i numerosi perdenti posto? Intanto ai precari viene negata la possibilità di aggiornamento di cui si parla invece per i docenti di ruolo. Ancora una volta si divide il corpo docente, si creano barriere e si crede di meglio governare.

Il tempo delle ciance è terminato: è arrivato il momento di assumersi le proprie responsabilità. Il 18 ottobre è sciopero generale e le scuole – tutte! – vanno chiuse. Passaparola!

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From → anarcosindalismo

One Comment
  1. ‘Nel dicembre 1991 la Commissione europea ha pubblicato un memorandum sull’insegnamento superiore. Vi si raccomandava alle università di comportarsi come imprese sottoposte alle regole concorrenziali del mercato. Lo stesso documento auspicava che gli studenti fossero trattati come dei clienti, incitati non ad apprendere ma a consumare. I corsi diventavano così dei prodotti, i termini “studenti”, “studi”, lasciavano il posto ad espressioni più
    appropriate al nuovo orientamento: “capitale umano”, “mercato del lavoro”.

    Nel settembre 1993 la stessa Commissione recidiva con un ‘Libro verde sulla dimensione europea dell’educazione’. Vi si precisa che, sin dalla scuola materna, bisogna formare delle “risorse umane per i bisogni esclusivi dell’industria” e favorire “una maggiore adattabilità di comportamento in maniera da rispondere alla domanda del mercato della manodopera”.

    Ecco come lo zoom insudiciato del presente proietta come futuro radioso la forza esaurita del passato!

    Una volta eliminato quel che sussisteva di mediocremente redditizio nella scuola di ieri – il latino, il greco, Shakespeare e compagnia -, gli studenti avranno finalmente il privilegio di accedere ai gesti che salvano: equilibrare la bilancia dei mercati producendo dell’inutile e consumando della merda.

    L’operazione è sulla buona strada perché per quanto si dicano diversi, i governi aderiscono all’unaminità al principio: “L’impresa deve essere impostata sulla formazione e la formazione sui bisogni dell’impresa.”

    (Raoul Vaneigem)

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