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Mio padre Gaetano, il regicida

ottobre 2, 2013

Ovvero: Recensione di Gaetanina Bresci
Eloisa Pierucci, che fra pochi giorni discuterà la sua tesi in Scienza dello Spettacolo, ci manda – tramite Franco Schirone – questa ‘impressione’ su Gaetanina Bresci che, volentieri, pubblichiamo.

“È difficile definire con un’espressione univoca uno spettacolo come GAETANINA BRESCI, così semplice, eppure così complesso. Semplice per quanto riguarda i mezzi di realizzazione: una scenografia essenziale (tre sedie, una scrivania, pochi oggetti a delineare l’ambiente claustrofobico del consolato italiano di San Francisco), una luce fissa, due attori e nessun commento musicale o effetto sonoro. Complesso per la pluralità dei temi trattati, da un lato, e, dall’altro, per le tante sfumature vocali, gestuali, espressive che caratterizzano la recitazione dei due protagonisti (Maila Ermini, anche autrice del testo e regista, e Gianfelice D’Accolti).
Gli spunti di riflessione evocati dalla figura di Gaetanina – seconda figlia di Gaetano Bresci, l’operaio tessile pratese, anarchico, che nel 1900 uccise il re Umberto I per vendicare gli eccidi compiuti per ordine regio da Bava Beccaris a Milano due anni prima – sono molteplici. Nella pièce si immagina che nel 1971 la donna, vissuta fino a quel momento negli Stati Uniti in una costante condizione di precarietà a causa di un cognome così ingombrante, voglia intraprendere un viaggio in Italia alla ricerca delle proprie radici, per potersi riappropriare a pieno del ricordo di un padre mai conosciuto. A una settimana dalla partenza, Gaetanina viene convocata dal consolato italiano di San Francisco: ufficialmente si tratta di una “pura formalità” (ho citato non a caso il titolo del famoso film di Tornatore, di cui in questo spettacolo si respira, almeno in parte, la stessa atmosfera kafkiana), ma nella sostanza assistiamo a un vero e proprio interrogatorio. Emerge allora il vero motivo di questa strana convocazione: le autorità italiane temono che l’arrivo della Bresci possa fungere da detonatore per le contestazioni in atto nel Paese.
Il dialogo instaurato da Gaetanina con i tre personaggi che si avvicendano per parlarle, in un confronto serrato (il console, un poliziotto e una donna misteriosa, la sedicente nipote di Bresci), è costellato di riflessioni che riguardano non solo la storia, ma anche l’attualità: l’abuso di potere da parte dell’autorità, la repubblica e la democrazia che, se intese solo in senso formale, si riducono a vuote formule, le difficoltà incontrate da chi vuole fare politica al di fuori di etichette e partiti. Molto forte – e secondo me azzeccato – l’accostamento tra il regicidio messo in atto dall’anarchico Gaetano e la pena di morte, ancora in vigore (negli anni ’70 come adesso) in alcuni Stati U.S.A.: in entrambi i casi, qualcuno decide che “sia giusto” uccidere qualcun altro. In entrambi i casi, siamo di fronte a una vendetta (quella di Bresci contro un potere repressivo, quella di uno Stato contro chi ha violato la legge). Personalmente, ritengo che la vendetta non sia mai una soluzione e che non si possa punire la violenza con un’altra violenza. Proprio per questo trovo che lo studio del passato, presentato in tutta la sua veridicità, senza reticenze, sia essenziale per comprendere e migliorare il presente. Ed è dallo studio della storia e dal suo costante confronto con l’oggi che scaturisce la forza di questo spettacolo.

locandina ridotta

Un’ultima osservazione sul lavoro degli attori: Maila Ermini gioca sul cambiamento “linguistico” (passando dall’italiano parlato con accento americano, all’inglese, all’italiano) e su variati toni di voce per restituire i diversi stati d’animo di Gaetanina. Emerge il ritratto di una donna risoluta, in cerca di giustizia, ma anche piena di dubbi, stanca ed energica allo stesso tempo. Gianfelice D’Accolti, con l’aiuto di pochi costumi ed accessori, dà vita agli altri tre personaggi, creando tre figure completamente diverse, caratterizzate soprattutto dalla gestualità e dal modo di parlare.

Particolarmente riuscita, a mio avviso, è la figura femminile che compare in chiusura dello spettacolo: risolta con l’uso di pochissimi oggetti e con un tono di voce mellifluo, la misteriosa nipote di Bresci ci accompagna, in un dialogo ricco di sfumature con la protagonista, verso il finale della pièce, aperto e denso di emozioni.
Il pubblico presente alla prima di sabato 28 settembre ha risposto con entusiasmo, trattenendosi per più di un’ora dopo la fine dello spettacolo per un animato dibattito insieme agli artisti.”

Eloisa Pierucci

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