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Silvio e Giorgio, affinità e “fratellanza”?

novembre 24, 2013

La lettura di alcuni brani estratto dal libro “I panni sporchi della sinistra”, di Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara (Ed. Chiarelettere, Milano 2013) mi ha riportato alla memoria un opuscoletto pubblicato nel maggio 1939 – a cura dei Gruppi Anarchici della Valle dell’Antracite degli USA – illustrante il modo di agire dei massoni italiani e stranieri, visto da Camillo Berneri e Armando Borghi.
Sono paginette illuminanti sul sostegno dato dalla massoneria alla causa interventista prima ed al fascismo dopo che dimostra come la storia – ahimé – si ripeta. Nulla di nuovo sotto al sole … a ben vedere. Tutti “amici degli amici” contro chi suda e lavora per portare a casa un salario che – in moltissimi casi – è insufficiente a vivere dignitosamente: pescecani del mondo politico e finanziario, “capitani coraggiosi” specializzati nell’accaparramento, appaltatori specializzati nello sfruttamento e nella frode, evasori fiscali, banchieri e speculatori finanziari. Tutti pronti a svenderci al primo offerente in omaggio al senso di responsabilità, al buon governo, alla “dottrina europea”: ce lo chiede l’Europa rispondono alle contestazioni.
Quello che propongo è uno scritto di Armando Borghi intitolato: “Come gli agenti segreti della massoneria sanno trescare nell’ombra” nel quale troviamo le “gesta” di due massoni tristemente famosi: Maria Rygier (in campo anarchico) e Benito Mussolini (in campo socialista). pasquale piergiovanni

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Il giornale “La Controcorrente” di Boston (numero del 5 febbraio 1939) ha riesumato uno scritto che la famigerata Rygier pubblicò un decennio addietro a Parigi.
Utile riesumazione. Perché anche le porcate istruttive col tempo si smarriscono nel polverio della lontananza. Perché un ricordo tira l’altro e completa e illumina le analogie. Perché, infine, mentre codesto scritto rigeriano viene rimescolando molta della mota di cui è impastata l’animaccia del truce, serve altresì a smoccolare il lucignolo dell’esperienza e permette di intravedere le arruffianate manovre della massoneria, per il suo occulto disfattismo di classe, per la sua missione di gesuitismo statale. Ed è questa la parte che noi glosseremo pesantemente.
Ti prego, o compagno lettore, di rileggermi se ti parrò oscuro. Ti prego altresì di aguzzare la mente, perché nel passato potrai forse vedere il riflesso del presente, o viceversa; perché le volpi perdono il pelo ma non il vizio; perche infine, non è necessario di accorgersi sempre a scorno ed a malanno subito, di come ci fregano coi tentati incendi dolosi ai danni del nostro movimento, gli incendiari che dovrebbero riscuotere la polizza di assicurazione.
Maria Rygier ci racconta:
1. Che l’ex suo infallibile di Predappio era stato nel 1904 spia di questura in Francia e che, se nel 1914 egli passò all’interventismo francofilo, si fu perché il governo francese poté ricattarlo sul suo infame precedente.
2. La Rygier trae argomento da quanto sopra (ed è qui l’addentellato per noi) per illustrare le manovre francesi nel 1914/15, tendenti a determinare in Italia, col mezzo di interventi finanziari e di agenti corruttori, una falla mortale nel movimento sovversivo antibellico e una corrente interventista rossa, artefatta e comprata.
3. Infine la Rabagas in sottana si esalta in vanteria, spiegando che si dovette a lei in carne ed ossa gran parte del progetto di fondare un quotidiano dalle mentite apparenze di socialista, per i fini guerraioli.
E adesso eccovi alla fonte testuale. Turatevi il naso: (…)”Io non fui estranea a questa, subitanea “conversione” di Mussolini, grazie al consiglio che avevo dato a Barrere, ambasciatore francese presso il Quirinale, di fondare a Milano, importante centro industriale e, per conseguenza, proletario, un quotidiano socialista dedicato agli interessi dell’Intesa, rinunziando alla creazione, allora progettata dal governo francese, di un giornale democratico a Roma. Io ritenevo infatti che l’essenziale per la causa dell’interventismo era di portare la discordia e la confusione tra i socialisti, che erano nella grande maggioranza ostili alla guerra”.
Seguono schiarimenti dettagliati: la Francia pensava alla fondazione non di un quotidiano socialista, ma di uno democratico e non a Milano. Ma a Roma. Senonché la Rygier temeva (testuale) “che questa intrusione finanziaria della Francia nella nostra stampa democratica avrebbe ferito profondamente la coscienza nazionale”. Fu per evitare questa svolta maldestra del governo francese e fu per viemmeglio lubrificare il congegno della corruzione antiproletaria, che la Rygier credé bene di consigliare alla Francia di cambiar progetto e di congegnare un magnifico cavallo di Troia; quanto dire che il quotidiano doveva dichiararsi socialista e uscire nella Milano proletaria e non nella burocratica Roma.
A ciascuno il suo fetente mestiere!
Gongolante, la Rygier ora racconta che il di lei progetto (testuale) “fu considerato giusto dalla Francia ed eseguito alla lettera, salvo in ciò che concerneva la futura personalità del direttore del giornale”. Essa infatti non aveva pensato di indicare al Barrere l’integerrimo direttore dell’Avanti! come giornalista comprabile; ma aveva proposto “un noto sindacalista” (osservazione mia: certamente il de Ambris) e quando apprese che la Francia era riuscita ad impegnare Mussolini, essa (testuale): “concepì una vivissima ammirazione per la diplomazia francese, ben sapendo che questa conversione era costata (al suo amico Guesdes allora ministro socialista di guerra) un grosso rotolo di biglietti da mille”.
Che abbondanza di dettagli superflui, dopo un quarto di secolo! E che diffamatori, sciocchi, zizzanieri e … venduti alla Germania, quelli che lo videro subito …
L’importante è di rilevare come i consigli di questa sadica del rabagasinismo, che tuttavia ancora in quel tempo continuava a proclamarsi “compagna” e accusava noi di tradire .. i maestri; i consigli di questa tecnica dell’incendio doloso, all’ambasciatore francese fossero più destri, più “competenti”, più aderenti alle pratiche praticabili del raggiro, che non i progetti del superficiale Barrere. Non aspettate che vi schizzino l’occhio per vedere il dito. Qui si tocca con mano come i mestatori accuratamente truccati nel dietro scena, per il vantaggio che hanno di camminare al buio, per vie percorse, sono insostituibili nell’arte di dare i “falsi scambi” ai binari sovversivi, nelle ore difficili della storia, al favore delle grandi ondate della “mistica” ufficiale; come sono i veri indicati a tirare i fili di qualche bamboccio preso al laccio della cecità o dell’ingenuità, o dell’incoscienza.
Barrere diplomatico – tutto dire in fatto di senza scrupoli – concepisce l’idea di un quotidiano pro-Francia; ma di un quotidiano democratico, senza maschera sovversiva. La Rygier, anarchica, che, se fosse dipeso da lei ancora avrebbe vissuto nell’ambiente nostro come compagna -; la Rygier dice no! Sa di meglio lei! Vede oltre! E’ il ladro che ruba dal di dentro, che fa la guida e la guardia ai ladri di fuori, che egli introduce in casa propria, perché saccheggino all’ora giusta e sapendo dove mettere le mani. La Rygier sa che un giornale borghese che si confessi per quello che è, sia pur democratico, non varrà una cicca come strumento di deviazione tra le masse rosse. Un tale foglio ignorerà le chiavi del cuore di masse che sono fresche della Settimana Rossa; difenderà a controsenso la causa della guerra; finirà col servire la causa opposta. La borghesia ne indispettirebbe; il proletariato gli griderebbe: merda!… Altra, altra è la via. Il nuovo quotidiano perché possa servire a colpire l’antibellicismo dei socialisti e degli altri deve sbraitare di “socialismo”; ma questo per opera di qualcuno che sappia le astuzie del camaleonte, sì da far servire le stesse vecchie parole rosse all’uso opposto, senza che l’escamotaggio si scopra. Giornale piazzaiolo, sassaiolo, scamiciato falsomenatario dei principi, che sappia svoltare e che riesca a deviare per gradi insensibili gli ingenui, i creduloni (che sempre son lì ad imprestare agli impostori la loro porzione di buona fede cogliona, rendendosi loro complici necessari) e che sappia montare e gonfiare qualche nullità che pur di parere persona non aspetta che l’arrivo spettacoloso di Dulcamara.

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Parentesi: una commedia consimile ce la giocarono, più tardi, i bolscevichi (infamatisi non solo – no no! – dopo l’infortunio toccato a Trotsky o dopo l’assassinio di Berneri e compagni), quando una lunga serie di anni – dopo Kronstadt, dopo Makno, dopo l’assalto internazionale dei funzionari cekisti d’ogni lingua contro l’anarchismo d’ogni paese, trovarono in ogni parte del mondo – e anche in America e più di tutto a New York – dei ferri del loro immondo mestiere, loro accoliti loschi e mascherati, complici necessari delle loro devastazioni nel campo nostro, sotto il segno bifronte dei fronti unici e delle alleanze; sì che sarebbero ben riusciti a colpire questo nostro movimento ricomposto dai superstiti di tante bufere, se non ci fossero stati per le vie del mondo coloro i quali puntarono i piedi, che smascherarono gli impresari delle sognate liquidazioni ideologiche, rinforzati da delusi e avariati di ogni risma, e che mandarono all’aria le imprese di Jago e di Caino coalizzati. La parentesi è chiusa.
Dicevamo…
Che ne poteva sapere più della Rygier un coglione di diplomatico come il Barrere che non era mai stato un sovversivo? Che ne avrebbero capito più di lui i suoi pennivendoli da salotto, estranei al popolo, alla piazza ed ai capi popolo? Su avanti dunque “le competenze”: avanti de Ambris, in alto un Mussolini, gente che poteva parlare all’orecchio di un Corridoni, di un Masotti, di un Tancredi, di quanti si sapeva che avevano qualche marachella di cui arrossire e sulla quale poteva far leva il ricatto …
O con noi o contro di noi … ma allora!
Oh! Esperienza, esperienza, che servi mai nella vita, se non a render più fonda la pena di servire la causa, per il contrasto tra la chiaroveggenza acquisita e la miopia dei molti, che spesso non sono colpevoli?
Giovani allora, quanti di noi saremmo stati presi al laccio dei ricattatori “revisionisti” se non avessimo – e oggi come allora – potuto guardare nel bianco degli occhi dei mascalzoni che facevano ressa attorno al banditore delle coscienze all’incanto?
Urge ora una domanda: come spiegare che la chiassosa anarchica Rygier, fumanti ancora gli incendi della Settimana Rossa, potesse godersi questi tu per tu coll’ambasciatore di Francia pressi il Quirinale? E ciò in condizioni che ci poteva rivelare solo lei stessa dopo tanti anni; ma che nessuno avrebbe potuto allora né vedere né provare, se pur c’era chi poteva, in generale, intuirlo? Misteri delle loggie!
Camillo Berneri, scaltrito da alcuni anni di vita militante in Francia, e che aveva esperienza delle imboscate e degli imboscatori politici del mondo francese sulla preda degli esuli (molti dei quali fuori del loro paese, ricordano “Cola” il protagonista dell’Aria del Continente, nel capolavoro del Martoglio); Berneri si era bene accorto, lui, del ruolo della massoneria, anche nei settori più estremi. L’Adunata ha riprodotto il suo lucido articolo: io sforbicio questo brano eloquente: (…)”per fortuna il fenomeno massonico è nel campo dell’anarchismo italiano del tutto trascurabile. Ma vi è una notevole minoranza di anarchici che, allettata dalla speranza dei “grandi mezzi”, si è lasciata attrarre nei giuoco politico di quell’antifascismo equivoco che sboccò nelle legioni garibaldine, poi nei vari movimenti più o meno clandestini e che ora sta ritessendo le sue reti” (…).
Berneri non poteva dirci di più. Egli, più giovane, ignorava che (a parte il noto lontano fenomeno revisionista costiano del 1879) il fenomeno della massoneria nel campo italiano, per quanto trascurabile, è tuttavia più vecchio di quel che appaia. E per quanto trascurabile “numericamente”, ha dato sempre e sempre darà dei risultati di devastazione proporzionati alla potenza dei mezzi, delle influenze, delle protezioni, delle connessioni e del sabotaggio occulto, proprii del sistema centralizzato e intrigante della massoneria.
Il fenomeno interventista lo sappiamo – e lo documenta Berneri – fu di derivazione massonica. Oggi lo sanno anche i sassi che la Rygier fu uno strumento della massoneri; massone essa stessa. La sua stessa presenza in Francia nel 1925 è noto che era in relazione ad una sua missione presso i fratelli francesi, contro il Commendator Palermi, accusato di indisciplina. Ora la Rygier non divenne massona dopo di essere divenuta interventista.
Fu nel 1913 che essa si recò in Francia la prima volta. Vi si recò per estendervi l’agitazione pro Masetti. Io vi ero stato profugo tutto il 1912 ce, con Vezzani, Malato, Pierre Martin ed altri avevamo dato inizio a questo lavoro. Fu in quel tempo e in quella circostanza che l’energumena passò alla massoneria. A suo tempo, ma tardi, ne seppero qualcosa il Vezzani ed altri a Parigi
La Rygier quindi lasciò l’Italia anarchica e fece ritorno dalla Francia anarchica-massonica.
Essa visse quindi i nostri contatti politici, come compagna di fede, nascondendo che apparteneva alla “Internazionale della borghesia” (Bakunin).
Ecco spiegati molti enigmi di un quarto di secolo fa, e tanti altri di tempi meno lontani. E non solo della Rygier si trattò: massoni erano i Tancredi, i Masotti, i Rossi, i Fasella, i Corridoni; – sindacalisti questi ultimi, al seguito del loro gran maestro, il de Ambris, l’inseparabile di quel massone di rango che è il Campolonghi.
Dico Campolonghi e de Ambris, quelli che non mancano mai, come chi tiene il mestolo, in tutti gli intrighi popolareschi, coll’indispensabile ingrediente “libertario”. Ciò a partire dalla ricordata politica interventista, all’invio del denaro francese a Mussolini, fino al Ricciottismo, senza garibaldinismo, e al Macismo in terra di Francia del 1925-26.
E per ora altro non si può dire; ma molto si vede.
Col filo si trova il gomitolo!
Armando Borghi – Toronto (Canada) – Maggio 1939 –

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From → anarcosindalismo

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