Skip to content

Vertenza Natuzzi: ennesimo regalo ai padroni

dicembre 28, 2013

Già in passato abbiamo pubblicato – pur non condividendole nel merito – le note di Felice Dileo, rsu della divani Natuzzi. La pubblichiamo anche stavolta per due motivi. Il primo perché rappresenta la “voce di dentro” del malessere operaio che – pur facendosi ogni giorno più diffuso e consapevole – appare, ancora oggi, incapace di rompere “il cordone ombelicale” con il sindacalismo “padronale” illudendosi – ripetendo il medesimo errore degli anarchici che si organizzarono nei “Comitati di difesa Sindacale” all’interno della CGIL nel 1945 – che i rapporti di forza esistenti all’interno del mastodontico apparato burocratico facente capo al duo Camusso/Landini possa essere cambiato rimanendo e agendo al suo interno. Il secondo perché ci racconta – in modo semplice – la “ratio” che sta alla base degli accordi “a perdere” stipulati negli ultimi anni da un sindacato che – lungi “dall’essere dalla parte dei lavoratori” – appare più intenzionato a cogestire la crisi (in senso padronale) piuttosto che schierarsi – apertamente e risolutamente – dalla parte dei lavoratori. Ed ecco che – nel caso in oggetto – stipula accordi che prevedono chiusura e licenziamenti collettivi (1800) di una azienda che va benissimo con la riapertura di una “new company” (finanziata con fondi pubblici) nella quale i neo assunti dovranno “guadagnarsi” la fiducia padronale accettando – passivamente – le condizioni capestro imposte dalla direzione aziendale con il “placet” confederale. Non abbiamo null’altro da aggiungere se non quello già esplicitato verbalmente: l’UNIONE SINDACALE ITALIANA offre – fin d’ora – copertura sindacale nel caso in cui i lavoratori della Natuzzi decidessero di passare all’azione diretta … dalle parole ai fatti. Ossia nel caso in cui decidessero – in assemblea – di cominciare a far pagare la crisi ai padroni proclamando ed attuando lo sciopero generale (in tutti gli stabilimenti del gruppo) ad oltranza. USI-AIT Puglia

organize-fish1

ACCORDI NATUZZI: CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE

Se Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil avessero chiesto a impiegati ed operai un mandato a firmare le intese del 10 Ottobre scorso con la Natuzzi, spiegando loro l’effettivo contenuto degli accordi, ovvero un compromesso subito in cui l’azienda ci guadagna tanto e i suoi dipendenti ci perdono molto, probabilmente sarebbero andati incontro a parecchie resistenze, ma avrebbero mantenuto un rapporto di fiducia e trasparenza con i lavoratori. Il problema è che le organizzazioni sindacali sono voluti apparire all’opinione pubblica come eroi, salvatori di posti di lavoro e conquistatori di un accordo storico, approvato con un plebiscito dai propri rappresentati. Adesso, però, che gli interessati stanno verificando sulla loro pelle gli effetti nefasti degli stessi accordi sono, giustamente, inviperiti contro i sindacati, in quanto al danno sentono aggiunta la beffa della presa in giro.
A modesto avviso dello scrivente, l’unica cosa ragionevole e costruttiva che le OO.SS. ora dovrebbero fare, anziché lanciare anatemi ad immaginari populisti o provocatori istigatori al dissenso, è ritrovare l’umiltà nel saper ammettere i propri errori ed assumere un atteggiamento meno borioso e più rispettoso del mandato ricevuto.
Detto questo, sembra indispensabile entrare nuovamente nel merito delle questioni sopra citate, dato che su stampa e social network si continuano a leggere ricostruzioni e interpretazioni continuamente distorte rispetto alla realtà. Cominciando col dire che dirigenti e delegati sindacali hanno inspiegabilmente premuto affinché si sospendessero gli scioperi partiti quasi spontaneamente a fine Giugno, a seguito dell’annuncio da parte della Natuzzi dei 1726 licenziamenti, dunque è davvero mistificatorio scaricare sui lavoratori responsabilità che non hanno, da parte di chi ha voluto far cessare la lotta proprio mentre si dimostrava coesa e determinata e dal versante aziendale non giungeva nessun segnale di desistenza.
Inevitabile conseguenza di tale arresa sono stati gli accordi del 10 ottobre 2013 presso i Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, in cui l’azienda ottiene tutti gli obiettivi prefissati, tra i quali c’era la proroga della Cassa integrazione per i 12 mesi ancora disponibili. Se la Natuzzi avesse portato a fine le procedure di mobilità, infatti, avrebbe pagato un prezzo non irrilevante sul versante contributivo, la somma a carico datoriale, senza accordo sindacale, sarebbe ammontata a 6 mensilità per addetto, con la Cigs se la cava con un misero 4,5% di addizionale rispetto all’integrazione salariale corrisposta. Inoltre, nel primo caso l’azienda avrebbe dovuto rispettare i criteri imposti dalla legge per la selezione del personale da collocare in mobilità, mentre, in virtù delle clausole inserite nel verbale ha pressoché mano libera di scegliersi il personale ad essa gradito. Su quest’ultimo punto è opportuno aggiungere che chi, viceversa, ritiene che sia la Natuzzi a non rispettare gli accordi sottoscritti deve rivolgersi subito alla magistratura, altrimenti fa solo un inutile sproloquio. Infine e soprattutto, dopo quasi 1800 licenziamenti sarebbe stato impensabile che al patron di Santeramo fossero concessi altri finanziamenti pubblici, con questo artifizio invece è possibile e, di fatto, la stessa entità di forza lavoro viene comunque espulsa dal ciclo produttivo.

usi ait logo 2[1]

Ne deriva che in questo periodo i lavoratori si stanno spezzando schiena e polsi per assicurare il massimo rendimento, sperando di non essere tra i collocati in Cigs a ore zero in arrivo con il nuovo anno. Questi ultimi, poi, dovranno augurarsi di essere tra i “fortunati” a meritare la riassunzione nella sospirata New Co. e, considerato che nei richiamati accordi non si garantisce nessun riconoscimento di avanzamenti professionali pregressi, è da ritenersi scontato che subiranno una perdita retributiva stimabile tra il 10 e il 30% rispetto a quella percepita lavorando alla Natuzzi.
Risulta abbastanza comprensibile, quindi, come molti lavoratori si stiano rassegnando ad accettare l’incentivo all’esodo anche se, ecco un altro punto su cui la contrattazione non ha certo brillato, la cifra massima spettante è contenuta in 32 mila euro.
Si ammetta, pertanto, che le soluzioni per difendere i posti di lavoro non sono quelle perseguite sin’ora e, tra l’altro, non si comprende bene perché mai la direzione aziendale dovrebbe mutare strategia industriale, se poi la si lascia fare quello che vuole, anzi ci si attiva per fargli prendere altri soldi dallo Stato. Natuzzi effettuerà la dovuta riconversione della produzione e gli investimenti sufficienti quando non gli sarà più consentito di scaricare sulla collettività i costi delle maestranze esauste.
Il sindacato deve allora battersi e sottoscrivere solo richieste di ammortizzatori sociali che dividano equamente i volumi produttivi disponibili su tutto l’organigramma assunto e non, come avvenuto dal 2004, ad uso e consumo dell’azienda. Inoltre, è indispensabile una mobilitazione contro le delocalizzazioni delle produzioni e a difesa del ruolo pubblico.
Non c’è assolutamente niente di vantaggioso per i lavoratori nell’Accordo di programma, si tratta solo di 101 milioni di euro che si apprestano a cambiare tasca, da soldi dei cittadini e ricavati dalla chiusura di presidi ospedalieri o tagli all’istruzione diventeranno privati, con l’illusione di posti di lavoro fittizi che svaniranno non appena spesi, come l’esperienza ci ha dimostrato troppe volte. Risulta, quindi, semplicemente una scelta di buon senso rivendicare che il denaro della collettività sia investito in beni che rimangano di sua proprietà. Per concretizzare tali ideali l’unica vera rivoluzione occorrente è quella di far ritornare il sindacato a fare davvero il sindacato e non il burocrate. I lavoratori devono provarci, a partire dall’imminente congresso della Cgil, con tutta la loro passione e tenacia.

Felice Dileo
Il sindacato è un’altra cosa
Documento alternativo per il XVII Congresso Cgil Natuzzi

Annunci

From → anarcosindalismo

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: