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Solidarietà e lotta di classe; mutuo appoggio e auto-organizzazione …

febbraio 9, 2014

Cari compagni

quello che segue è l’editoriale, pubblicato sul n.2 di Umanità Nova, redatto dalla Commissione Mondo del Lavoro della Federazione Anarchica Italiana. Non so se l’avete già letto, comunque alla Commissione interessa conoscere il vostro parere in merito, in modo di aprire un dibattito collettivo sul tema dell’intervento anarchico nel mondo del lavoro, che dovrebbe trovare un primo momento di verifica nel prossimo convegno nazionale della Federazione, che si terrà a Milano il prossimo 22 marzo, e che sarà dedicato alle tematiche del mondo del lavoro.

Grazie in anticipo della vostra attenzione e speriamo di risentirvi presto.

Fraterni saluti

la Commissione Mondo del Lavoro-FAI

bandiera_FAI

Editoriale

Il compito che si propone oggi la Commissione Mondo del Lavoro della F.A.I. si inserisce in un contesto e un momento storico in cui il lavoro è sottoposto ad un attacco concentrico pesantissimo.

Venti anni sono ormai trascorsi da quando l’Accordo sul costo del lavoro del luglio 1993 “Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo” che conteneva – tra l’altro – il definitivo blocco della dinamica salariale e il via libera al lavoro in affitto, costituì un vero e proprio giro di boa dopo l’ondata di rivendicazioni operaie degli anni ’70.

Da allora, venti anni di politiche economiche aggressive e l’emanazione di norme in materia contrattuale sempre più opprimenti hanno colpito duramente i lavoratori sia per quanto riguarda il reddito che per quanto attiene i diritti e le tutele, tanto che con la cosiddetta Riforma Fornero anche l’art. 18 è stato totalmente depotenziato.

Nel frattempo, il cosiddetto “lavoro flessibile” ha negli anni creato una intera generazione di precari privi di qualsiasi tutela cui si aggiungono oggi quanti, meno giovani o addirittura anziani, dopo essere stati espulsi dal lavoro devono piegarsi ad accettare impieghi a tempo determinato o saltuario che in qualche modo garantiscano loro un minimo di reddito.

Sono stati sufficienti due decenni per spazzare via un sistema di tutele conquistato a prezzi di lotte e sacrifici e per dare mano libera a quella “lotta di classe al contrario” che oggi domina incontrastata.

E per “spazzare via” intendiamo non solo la materiale eliminazione di migliaia di posti di lavoro e di interi settori produttivi, resi obsoleti dalle dinamiche della ristrutturazione capitalistica nazionale degli anni ’80 e ’90 e, successivamente, dalla globalizzazione dell’economia, ma – soprattutto – la cancellazione di una intera memoria collettiva che concepiva il rapporto tra lavoro e capitale come conflitto sociale e che faceva dei legami di solidarietà e fratellanza tra i lavoratori la forza necessaria a respingere gli attacchi del padronato.

Oggi possiamo verificare come questo fine sia stato pienamente raggiunto:

– da un lato tramite il ferreo controllo da parte sindacale (e chiaramente del Governo pro tempore in carica) di ogni minimo accenno a sfuggire ai meccanismi della contrattazione già predeterminata e calata dall’alto,

– dall’altro tramite la crescita abnorme di una moltitudine di giovani lavoratori che, alle prese con una variegata miriade di contratti flessibili, cui si aggiungono le partite Iva e il lavoro in nero, sono stati volutamente lasciati in balia di se stessi perché maturassero nel tempo una concezione del rapporto di lavoro del tutto “atomizzata” e individualista, all’interno della quale qualsiasi consapevolezza di una comune condizione di sfruttamento condivisa da migliaia di altri giovani, così come qualsiasi genere di risposta collettiva, sono non solo nei fatti precluse ma addirittura appaiono qualcosa di inconcepibile e fuori dalla realtà.

Per tutti questi motivi, quello che un tempo si chiamava Movimento Operaio sembra assistere impotente a questo attacco. La burocrazia della Cgil si preoccupa di salvaguardare il proprio patto con Confindustria e persino nelle sue frange cosiddette “estreme”, come la Fiom, apre addirittura ad un personaggio organicamente di destra come Renzi. I rimasugli della cosiddetta sinistra, praticamente scomparsi nei luoghi di lavoro, non hanno nessuna credibilità e purtroppo neppure i sindacati di base, pur con qualche lodevole eccezione, tra difficoltà oggettive e limiti e difetti soggettivi (non ultimo un certo settarismo e la tendenza in molti casi a ricalcare in piccolo i modelli confederali) non sono riusciti a porsi come alternativa credibile.

Il risultato d’insieme è l’assenza totale dallo scenario italiano di una sera e concreta iniziativa di opposizione sociale e di massa ai padroni e al governo: nessuna mobilitazione, nessuna piattaforma rivendicativa e alternativa, nessuna strategia di lotta contro la crisi. Si resiste e quando va bene si difende, ancora per qualche tempo, le briciole di diritti che prima o poi torneranno ad attaccare.

E’ da questo quadro d’insieme che può e deve iniziare il lavoro della Commissione, che vuole prima di tutto stimolare il dibattito e la riflessione collettiva all’interno del mondo libertario. Un confronto capace di sviluppare analisi che rendano più agevole la comprensione di quanto accade ma anche in grado di sviluppare e costruire verso l’esterno un percorso di lotta e mobilitazione che attraverso una prospettiva anticapitalista e di classe, e un metodo assembleare e di decisionalità diffusa, rilanci l’idea di società altra e diversa.

Ci muoviamo in un contesto che a noi anarchici appare sin troppo semplice nella sua lettura schematica ma che è tremendamente difficile spiegare nei luoghi in cui operiamo tutti i giorni, tra i colleghi e tra i giovani precari.

Bisognerà ragionare sul linguaggio da usare, per riuscire a parlare di solidarietà e lotta di classe, mutuo appoggio e auto-organizzazione a chi queste parole non le conosce o non le capisce, ma bisognerà anche porsi il tema della necessità di compattare, intorno a forme di lotte concrete e attuabili, tutti quei giovani che si sono affacciati nel mondo del lavoro negli ultimi decenni e che hanno conosciuto solo la precarietà, la flessibilità, il contratto a termine, uno sfruttamento molto diverso dall’alienazione della catena di montaggio ma persino più spietato.

Qualche idea di come partire l’abbiamo già in cantiere ma il dibattito, grazie allo spazio che la Redazione di Umanità Nova ci concede e ad altri mezzi informatici quali un Blog di cui intendiamo dotarci a breve, è aperto.

L’idea è quella di cominciare a ragionare per trovarci prossimamente ad un primo momento collettivo di riflessione e rilancio della nostra battaglia nel mondo del lavoro.

La Commissione Mondo del Lavoro-FAI

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From → anarcosindalismo

One Comment
  1. Compagni, spingiamo concretamente le istituzioni a prendere seriamente in considerazione qualche nostra proposta politica e di lotta. Deistituzionalizzare il “precariato” ad ogni livello; proporre una seria “deburocratizzazione” e “detecnocratizzazione” dello Stato; lotta alla “ipernormazione” della società e delle attività individuali; “abbattimento del debito fiscale verso lo Stato nei confronti di aziende creditrici dello stesso” con una sorta di piano d’ammortamento pluriennale che dia respiro alle aziende vincolandole a “non licenziare e anzi a tutelare operai e lavoratori tutti”.

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