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Report sulla situazione in Ukraina

febbraio 22, 2014

Riceviamo, traduciamo e diffondiamo un primo flash sull’incipiente guerra civile prodotto dall’Unione Autonoma dei Lavorotori (AWU). Molte cose restano da chiarire. In Ucraina, i dissesti provocati dalla crisi globale nei sistemi più deboli ed esposti si incrociano e si acuiscono con la maldestra ingerenza della Ue. Per creare disturbo alla Russia di Putin, la Ue semina zizzania in Ucraina, aprendo un focolaio di tensioni i cui esiti sono tutt’altro che scontati.

d.e.

ukraina

Dichiarazione sulla situazione in Ucraina

(Autonomous Workers Union)

Ieri, in Ucraina è iniziata la guerra civile. Una manifestazione poco meno che pacifica si è scontrata con forze di difesa dello Stato e squadre formate dai sostenitori dell’attuale governo, nei pressi del Vekhovna Rada (Parlamento).

Il 18 febbraio, polizia e paramilitari hanno scatenato un bagno di sangue nei quartieri governativi, sono stati uccisi numerosi manifestanti. Macellai delle divisioni speciali hanno «fatto fuori» gli arrestati. Deputati del Partito governativo delle Regioni e i loro lacchè borghesi del Partito «comunista» Ucraino sono fuggiti dal Parlamento attraverso un tunnel sotterraneo. La votazione degli emendamenti costituzionali, destinati a limitare il potere presidenziale, non ha avuto luogo. Dopo essere stati respinti dai quartieri governativi, i manifestanti si sono ritirati al Maidan. Alle 18:00, il Ministro degli Interni e l’Ufficio per la sicurezza interna (SBU) hanno lanciato un ultimatum ai manifestanti, intimando loro di disperdersi. Alle 20:00, le forze speciali di polizia e i paramilitari, equipaggiati con cannoni ad acqua e veicoli blindati, hanno iniziato la loro incursione contro le barricate, La polizia, le divisioni speciali della SBU, e anche e le truppe filo-governative hanno fatto uso di armi da fuoco. Tuttavia, i manifestanti sono riusciti a incendiare uno dei veicoli corrazzati della polizia, e si è scoperto che le forze governative non sono state le sole in possesso di pistole. Secondo i dati diffusi dalla polizia (19 febbraio, 4pm ), 24 persone sono state uccise: 14 manifestanti e 10 poliziotti. Trentuno poliziotti hanno ricevuto ferite da arma da fuoco. Anche se la stima delle perdite della polizia è preciso, il numero delle vittime tra i manifestanti è stato sicuramente abbassato. I medici di Maidan parlano di almeno 30 morti.

Si ha l’impressione che il presidente Yanukovich fosse sicuro di schiacciare la resistenza già nella mattinata, per cui aveva organizzato un incontro con i leader dell’opposizione il 19 febbraio alle 11:00. Poiché i negoziati non hanno avuto luogo, possiamo concludere che il piano del governo non sia riuscito. Durante la fallita operazione di sgombrare il Maidan i cittadini di diverse zone occidentali hanno occupato gli edifici amministrativi e scacciato la polizia. Al momento la polizia, come istituzione, a L’viv non esiste. Secondo la SBU, i manifestanti hanno catturato 1.500 armi da fuoco. In meno di 24 ore il governo centrale ha perso il controllo su una parte del paese. In questo momento, le dimissioni del presidente potrebbero essere l’unica soluzione, però questo significherebbe per lui, la sua famiglia, e i loro molteplici seguaci e dipendenti, che formano un gruppo piuttosto numeroso nel governo al potere, la perdita della loro fonte di guadagno. Probabilmente che non faranno mai questo passo.

In caso di vittoria, Yanukovich diventerà un dittatore a vita e gli altri verranno condannati a un’esistenza in cui si trovano ad affrontare povertà, corruzione, e abolizione di diritti e libertà. Le regioni ribelli stanno già sperimentando la massiccia restaurazione dell’«ordine costituzionale». Non è improbabile che la soppressione dei «gruppi terroristici» in Galizia assumerà il carattere della pulizia etnica. I radicali Ultra Ortodossi del Partito delle Regioni considerano da lungo tempo i conservatori Greco-cattolici come i sostenitori dell’«Eurosodom» (dittatura dell’Euro). Queste operazioni «antiterrorismo» verrebbero effettuate con l’appoggio dell’esercito, come già annunciato dal ministro della Difesa, Lebedev.

Oggi, l’Ucraina sta sperimentando una tragedia, ma il vero orrore avrà inizio quando il governo sconfiggerà l’opposizione e «stabilizzerà» la situazione. I segni della preparazione di un’operazione di pulizia di massa sono diventati evidenti fin dai primi di febbraio, quando sono stati istituiti processi di carattere penale contro i gruppi di autodifesa di Maidan, in quanto milizie illegali. Ai sensi dell’articolo 260 del Codice penale, i membri di tali gruppi possono essere condannati alla reclusione da 2 a 15 anni. Ciò significa che il governo stava progettando di mettere più di 10 mila cittadini dietro le sbarre. Nelle province, così come nella capitale, forze speciali chiamate «squadre della morte», agiscono come supporto alle normali forze di polizia. Per esempio, la responsabilità per aver bruciato vivo un attivista di Maidan, originario di Zaporozhye, è stata rivendicata da una «squadra della morte», che si fa chiamare «i Fantasmi di Sebastopoli». Hanno annunciato che sono pronti a sottoporre i partecipanti Maidan della zona Est a un trattamento simile.

In caso di vittoria dell’opposizione la situazione sarebbe ben lontano dall’essere risolta. Sebbene i fascisti rappresentino una minoranza dei manifestanti, essi sono molto attivi ma non sono l’arma più affilata nell’ambito della contesa. Nei pochi giorni di tregua a metà febbraio si sono generati conflitti tra i gruppi di destra, con diversi scontri inutili e violenti, e attacchi contro gruppi ideologicamente «eretici». Oltre ai fascisti, vecchi ed esperti, gli Oppositori potranno anche tentare di prendere il potere. Molti di loro hanno già una certa esperienza di lavoro all’interno del governo e non sono estranei a corruzione, favoritismi, e utilizzo dei fondi di bilancio per scopi personali.

Le «concessioni» che l’opposizione sta chiedendo in Parlamento in questo momento sono pietose.

Anche la Costituzione del 2004, che stanno cercando di ripristinare, dà troppo potere al Presidente (controllo sulle forze di polizia antisommossa e sulle forze speciali, per esempio), e il sistema elettorale proporzionale con liste chiuse, consegna il parlamento al controllo di un gruppo para-dittatoriale che potrà governare insieme al presidente senza impedimenti.

La loro seconda richiesta – la nomina di un Consiglio dei ministri composto da leader dell’opposizione – è assolutamente vergognosa. Possono esserci persone che rischiano la loro salute, la libertà e la loro vita perché qualcuno possa diventare primo ministro e qualcun altro ottenere la possibilità di controllare il flusso di denaro sporco? Questo è il logico risultato di una politica incentrata sul pathos nazionalista e basata su strutture verticali legate agli stessi odiati politici, invece di sviluppare organizzazioni di base intorno agli interessi economici e materiali.

Questa è la lezione principale che Maidan deve ancora imparare.

Tuttavia, saremo in grado di mettere in pratica questa lezione, solo se il governo attuale perde la battaglia.

L’opposizione dentro e fuori del Parlamento è divisa in più fazioni ostili e concorrenti. Se vince, il regime che ne verrà fuori sarà instabile e privo di coerenza.

Sarà un regime borghese e repressivo come lo era quello del Partito delle Regioni prima della loro iniziale prova di forza contro i manifestanti nel mese di novembre.

Il senso di colpa dell’Unione Europea per il sangue versato è inversamente proporzionale ai soldi che ben volentieri intasca dalle «canaglie» corrotte dell’Ucraina, della Russia e di vari paesi africani, trascurando volutamente di verificare la fonte di quegli «investimenti». Solo dopo aver visto i morti, questi «investitori» sono diventati sentimentali e colmi di retorica umanitario.

Questa non è la nostra guerra, ma la vittoria del governo significherà la sconfitta dei lavoratori. La vittoria dell’opposizione, inoltre, non promette niente di buono. Non possiamo chiamare il proletariato a sacrificarsi per il bene dell’opposizione e dei suoi interessi.

Noi pensiamo che i criteri di partecipazione in questo conflitto siano una questione di scelte personali.

Tuttavia, incoraggiamo tutti a evitare di essere arruolati per servire nelle forze militari interne controllate da Yanukovich e di sabotare con tutti i mezzi a disposizione le azioni del governo.

Nessun dio, nessun padrone, nessuna nazione, nessun confine!

Kiev, organizzazione Awu ( Autonomous Workers Union).

Originale in: http://avtonomia.net/2014/02/19/zayavlenie-ast-kiev-o-situatsii-v-ukraine/

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From → anarcomedia

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