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Maidan e le sue contraddizioni

marzo 2, 2014

Intervista a un sindacalista rivoluzionario ucraino

Gli eventi degli ultimi giorni richiedono indubbiamente di aggiornare le riflessioni e la cronaca sullo sviluppo dell’insorgenza in Ucraina che – secondo quanto pubblicato (in lingua ceca) su un sito della Crocenera anarchica – ha provocato anche una vittima di idee libertarie:Sergej Kemskij. Con questa premessa, pubblichiamo la traduzione dell’intervista apparsa la scorsa settimana sul sito avtonomia.net in quanto fornisce una preziosa analisi militante di insieme del movimento cosiddetto “Euromaidan”, della sua genealogia e della sua composizione, delle differenze economiche e sociali tra le diverse regioni del paese, dell’impatto della crisi.

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Vratislav: Circa tre mesi fa un movimento ha iniziato a crescere in Ucraina e sin da quel momento è diventato imponente e si è espanso da Kiev alle altre regioni. Tiene insieme l’occupazione di lunga durata di piazza Indipendenza e l’area intorno a Kiev, la guerriglia urbana, le occupazioni o i blocchi dell’amministrazione o di altri edifici strategici nella maggior parte del paese. È anche noto per il forte legame con organizzazioni di estrema destra o per la prevalenza di una certa ideologia tradizionalista e nazionalista fra i manifestanti. Questo movimento é stato chiamato “Maidan” o “Euromaidan” dopo l’occupazione della piazza e la sua iniziale domanda era la ratifica da parte del governo ucraino del trattato di ammissione nell’Unione Europea. Questa domanda é tuttavia stata subito scalzata da un’altra, più prominente e più capace di fare pressione e mobilitare un numero maggiore di persone: chiedono la destituzione del presidente Yanukovich, del suo governo e del corrotto apparato statale che lo accompagna. Approssimativamente questa sembra un’immagine completa oppure c’é qualcosa che manca? L’originario movimento pro-UE ha ancora un ruolo di primo ordine nella contestazione al governo oppure riveste ormai un ruolo secondario? Quello che intendo dire é: se l’attuale gruppo dirigente viene destituito, saranno scalzati da chi vorrebbe prendere la “via occidentale”? Il movimento Maidan, dentro e fuori Kiev, è unito senza contraddittorietà circa l’istanza “euro-ottimista”?
Denis: Il quadro che hai delineato é abbastanza corretto. Ma dovresti tenere conto del fatto che sin dall’inizio le persone hanno sempre avuto una peculiare percezione dell’“Europa”. La disegnavano con i tratti dell’utopia: una società senza corruzione e con redditi alti, sicurezza sociale, rispetto della legge, classe politica onesta, facce sorridenti e strade pulite. A tutto questo davano il nome di “UE”. Quando qualcuno a provato a dirgli che la UE attuale non ha niente a che vedere con quella figurazione idilliaca, sono state le persone stesse a bruciare le bandiere dell’Unione Europea e a manifestare contro l’austerity, dando questa risposta piccata: “ Così preferireste vivere in Russia?”. Quindi sì, sin dall’inizio la protesta é stata guidata dalla falsa coscienza della “scelta civilizzatrice” attraverso dei sentieri ideologici nazionalisti che hanno lasciato poco spazio all’agenda di classe. Questi sono i risultati dell’egemonia culturale borghese, per dirla con Gramsci, ed é anche il problema principale con cui dovremmo combattere nel paese per gli anni a venire (o addirittura per i prossimi decenni).
L’Europa comunque non è mai stata il principale obiettivo dei manifestanti. I sentimenti anti-governativi e anti-russi sono sempre stati più forti, surclassando quindi le retoriche pro-UE dopo il giro di vite della polizia dello scorso primo dicembre. Adesso la maggior parte delle persone difficilmente ricorda quale fosse la causa iniziale delle manifestazioni. Molti sono d’accordo sul fatto che il termine Euromaidan sia ormai anacronistico. I gruppi di estrema destra, che all’inizio hanno cercato di nascondere il loro tradizionale atteggiamento la “decadente Europa liberale” per infiltrarsi nella protesta, adesso dichiarano apertamente che non gli importa della UE ma che vogliono solo un cambio di regime. Si tratta di un sentimento abbastanza accettato in ampie cerchie di manifestanti.
D’altro canto é un fatto conclamato che l’Ucraina sia storicamente divisa in due entità culturali, politiche e linguistiche diverse. Il sud e la parte orientale sono più popolati, c’é la quasi totalità delle industrie, si parla in russo ed é sostanzialmente leale all’agenda politica e culturale “pro-Russia”. L’ovest e il centro dell’Ucraina sono più agricoli e meno densamente popolati, la lingua più diffusa é l’ucraino e si guarda di più all’Occidente, quindi lontano dalla Russia. Durante gli ultimi dieci anni a Kiev c’é stata una transizione politica dalla prima alla seconda zona del paese. Questa divisione é spesso esacerbata al punto che l’esistenza di una sola Ucraina é spesso messa in discussione, ma é una falsità: credo che l’Ucraina sia ancora un unico Stato-nazione, molto più del Belgio per esempio. Allo stesso tempo una divisione c’é ancora e infatti é stata la ragione per cui la classe dirigente ha fallito nell’imporre un regime autoritario come nel caso della Russia o della Bielorussia. È un fatto assodato che nessun politico abbia mai avuto il sostegno della maggioranza della popolazione. A partire da questo, hanno dovuto mettere sul piatto della bilancia e accondiscendere alle richieste della debole classe operaia: in questo modo il regime democratico borghese é stato conservato integro con delle politiche di welfare molto più generose che in Russia.
Data questa situazione la conclusione può essere questa: l’integrazione nell’Unione Europea non é certo il perno delle proteste, ma é implicitamente considerata dai manifestanti come un processo naturale che sarà eventualmente avviato dal nuovo governo “buono” che succederà alla caduta di Yanukovich.
Vratislav: Maidan ha posto come centrali delle questioni esclusivamente politiche. Comunque la sfera politica non esiste in una condizione di assoluta separatezza rispetto al resto. Questo é il momento in cui si stanno mettendo in discussione questioni di carattere tanto sociale quanto economico. Infatti le questioni politiche poste da Maidan non sono contingenti e vorrei provare a capire quali sono le basi socio-economiche dietro queste domande. Quale tipo di contesto generale in Ucraina é in grado di produrre precisamente le necessità per cui Yanukovich debba essere destituito, insieme con la sistematica corruzione che permea l’apparato statale?
Denis: Innanzitutto, bisogna tenere a mente l’eterogeneità politica dell’Ucraina che ho descritto poco fa. Queste divisioni sono state esacerbate dalla classe politica durante gli ultimi anni a causa di alcuni loro propositi di carattere pratico. Ad esempio nel 2009, poco prima delle elezioni presidenziali, il Partito delle Regioni che all’epoca era all’opposizione ha incitato una larga protesta contro le manovre NATO in Crimea. Avevano anche promesso di far diventare il russo lingua nazionale. Quando sono andati al potere, nel 2010, erano d’accordo con quelle stesse manovre NATO e nessuno ha fatto nulla fino al 2012, quando hanno vinto le elezioni parlamentari. Dopo hanno approvato una legge che difendeva le lingue regionali o minori, il che ha mobilitato entrambd le parti della popolazione. Coloro che parlavano russo hanno supportato il Partito delle Regioni, perché qualcuno si é “ricordato” che in passato erano stati discriminati e credevano che questa legge li avrebbe tutelati. L’opposizione di coloro che parlavano ucraino non é mancata ed é partita una larga protesta contro il “genocidio linguistico”. In questo modo entrambe le parti politiche hanno fatto leva su queste motivazioni, radicalizzando le divisioni interne alla popolazione. Un anno dopo, nessuno ricordava l’“orribile” legge sulla lingua.
C’é quindi sempre una larga parte della popolazione che odia il presidente attuale e che ha solo bisogno che una contestazione contro di lui (specialmente a partire dal fatto che Kiev, la capitale, è parte dell’“opposizione”). Questa volta c’era una causa scatenante: un euro-isterismo provocato dal governo stesso! Per quasi tutto il 2013 il governo ha parlato costantemente di come l’Ucraina fosse sempre sul punto di firmale l’accordo con la UE. Ciò ha sollecitato le aspettative della parte filoeuropea della popolazione, ma quando poi c’é stato il dietrofront ciò ha innescato la loro rabbia e la loro frustrazione. Questo é stato l’impulso iniziale.
Ovviamente ci sono altre ragioni per cui le persone odiano il governo. Quando Yanukovich é diventato presidente nel 2010, ha iniziato a spingere verso una direzione neoliberale decisamente antipopolare. Le tariffe del gas naturale hanno iniziato a salire; la riforma governativa sulla sanità ha dato il via alla chiusura di molte infrastrutture mediche e ha introdotto l’obbligatorietà dell’assicurazione sanitaria al posto della copertura incondizionata; hanno portato avanti una riforma delle pensioni impopolare (alzando l’età pensionabile per le donne) contro il volere di più del 90% della popolazione; c’é stato un tentativo di far passare un nuovo codice del lavoro che intaccava seriamente i diritti dei lavoratori; il sistema ferroviario é stato smantellato in corporazioni. Infine hanno aumentato la pressione fiscale sulle piccole imprese. Alla fine, questo assalto si é rivelato inefficace e il governo é dovuto retrocedere. Le tariffe del gas, dell’elettricità e dell’acqua sono ferme a quello che é uno dei livelli più bassi in Europa e fra i paesi dell’ex Unione Sovietica; il codice del lavoro non é stato toccato dal parlamento; l’ultimo passaggio della riforma delle pensioni é saltato. Hanno visto che andare avanti avrebbe significato perdere ancora più consenso. Comunque il welfare dei lavoratori, insieme con le condizioni più generali dell’economia, ucraina hanno legittimato le richieste per delle condizioni di vita migliori. Tristemente, tutte queste istanze sono state rivestite della falsa coscienza del nazionalismo.
Infine, c’é un altro dettaglio rilevante. Dal 2010 Viktor Yanukovich, che all’inizio era solo un fantoccio delle oligarchie più potenti, ha iniziato a comportarsi lui stesso come un businessman. Suo figlio maggiore ha acquistato un grande potere. “La Famiglia” ormai occupa posizioni strategiche nel governo, controlla i flussi di capitale e ha iniziato una battaglia contro Rinat Akhmetov, Dmitry Firtash e gli altri oligarchi che prima gli avevano fatto da sponsor. Naturalmente l’oligarchia di potere tradizionale non ha gradito. In questo senso l’attuale ondata di proteste ha una dimensione anche di elite.
Vratislav: A questo punto, è possibile riassumere le rivendicazioni della piazza? Mi riferisco a quelle richieste che provengono dall’interno del movimento e che lo stanno di fatto consolidando e rendendo generale. È possibile individuare richieste di questo tipo, articolate chiaramente e in modo universale? Oppure queste rivendicazioni politiche che vediamo e di cui sentiamo notizia, sono semplicemente guidate dai partiti di opposizione, e la stessa Maidan è da considerare come una matrice caotica di rancori individuali i quali in ogni caso individuano il governo corrotto e sempre più autoritario di Yanukovich come un problema e un nemico comune, e per questo motivo sono pronti a parlare a una voce sola con le forze parlamentari d’opposizione?
Denis: Per quello che riesco a cogliere, una sola rivendicazione è condivisa virtualmente da tutte le persone coinvolte a Maidan: liberarsi di Yanukovich. Questo è il punto in comune che può unire tutti gli strati sociali e i movimenti politici presenti. Ovviamente, la maggior parte della gente risponde che non vogliono fermarsi a quello, che vogliono l’epurazione totale delle strutture di governo così che “nuove figure” potrebbero arrivare, e così via. Se guardiamo più attentamente, vediamo un vasto spettro di punti di vista differenti, spesso contraddittori l’uno rispetto all’altro. Quindi, penso tu abbia ragione nel dire che l’opposizione stia sfruttando il fatto che allo stato attuale tutto l’odio sia concentrato precisamente su Yanukovich.
Vratislav: Credo di poter immaginare cosa causerebbero in Ucraina lo European Free Trade Agreement e il programma di aggiustamenti strutturali del FMI. D’altro canto, rimane per me oscuro a cosa potrebbe portare un’integrazione con la Russia. Cos’è questa Custom Union che coinvolge Russia, Bielorussia e Kazakistan? Ho letto un articolo scritto da un giornalista ucraino di sinistra, il quale dichiarava che le politiche economiche e sociali in Russia sarebbero fortemente neoliberali. È vero? E se le cose stanno così, queste politiche stanno andando verso la direzione di un’unione dell’“Eurasia”? E forse verso una forma statuale autoritaria, considerati i tipi di regime presenti in Russia, Bielorussia e Kazakistan?
Denis: Beh sì, finora la situazione delle classi lavoratrici ucraine è stata significativamente migliore rispetto a quella di tutti gli altri stati che hai menzionato, per le ragioni che ho descritto sopra. E l’integrazione nella Customs Union significherebbe solamente brutte storie per i lavoratori: si avrebbero restrizioni sia nella sfera delle libertà politiche, sia in quella degli standard di vita dei lavoratori. Di fatto, gli statuti della Customs Union chiedono l’unificazione delle leggi sul lavoro, e questo è solo un esempio. Il governo avrebbe carta bianca per stabilire un regime più autoritario e standard di vita più bassi.
A un livello macroeconomico un’integrazione di questo tipo sarebbe un’opportunità per rinnovare la cooperazione nelle industrie hi-tech, cooperazione interrotta negli anni ’90. Quindi alla fine questo potrebbe anche portare ad avere un’economia più forte, ma pagata a un costo terribile, e non solo per i lavoratori, ma anche per la borghesia ucraina. La nostra borghesia nazionale è molto più debole della sua controparte russa, e l’integrazione nella Customs Union significherebbe virtualmente la sua estinzione. Perciò quest’idea è piuttosto impopolare tra la classe dominante ucraina!
Obiettivamente, la prospettiva ottimale per l’economia ucraina sarebbe quella di continuare con le vecchie politiche di “neutralità” geopolitica, senza un’integrazione forte né entro le strutture occidentali, né entro quelle orientali. Qualunque “scelta” sarebbe un duro colpo verso le esportazioni ucraine e verso il benessere delle persone. L’unica domanda è, quanto tempo è rimasto per praticare questa neutralità? Sembra che a questo punto sia la Russia sia la UE vogliano che l’Ucraina smetta di essere evasiva e prenda una posizione chiara.
Vratislav: Mi verrebbe da dire che non é rimasto più molto tempo. Sembra che la crisi globale abbia cancellato ogni possibilità per la società capitalista in Ucraina di esistere tra l’Occidente e la Russia. Il fatto che l’economia ucraina sia andata incontro alla recessione e che lo Stato sia stato sul punto di andare in default per più di un anno di fila, ha fatto sì che i governi che si sono susseguiti abbiano provato a fare una “scelta geopolitica” per ottenere più soldi. Anche se i capitalisti ucraini e i loro rappresentanti politici trovassero una via mediana (accettando di ricevere prestiti tanto dalla Russia quanto dal FMI) sembra scontato, stando a quanto mi hai detto finora, che questa “via di mezzo” sarebbe basata su una ristrutturazione “neoliberale”. Il tempo però è scorso troppo velocemente per la troppa prudenza; lento nell’imporre delle riforme strutturali per non alienare l’elettorato. Cosa ne pensi? Puoi dirci qualcos’altro rispetto agli effetti che la crisi ha avuto in Ucraina?
Denis: Non vorrei essere precipitoso con delle previsioni eccessivamente pessimistiche. Dal mio punto di vista, la classe dominante sarà in grado di condurre questa politica “bonapartista” se l’economia globale lo consente. Anche nel 2009, quando l’economia stava sprofondando in basso e il reddito della popolazione veniva duramente colpito, il governo ha provato in ogni modo ad arginare la situazione, perché le elezioni presidenziali si stavano avvicinando. I salari minimi e le pensioni quell’anno furono rialzati diverse volte.
Dopo di che l’economia sembrava essere leggermente in ripresa, ma nel mezzo del 2012 l’Ucraina è entrata in una nuova fase di crisi a causa del crollo dei prezzi dei mercati esteri. La recessione era nell’aria da circa un anno e mezzo. Durante questo periodo il governo ha provato a gestire la situazione mantenendo le tariffe ai livelli precedenti e provando a non abbassare i salari minimi. La moneta nazionale è stata svalutata solo la scorsa settimana. Queste manovre politiche hanno reso necessaria una spremitura dei profitti legali dei grandi capitalisti, per questo motivo il governo ha approvato una serie di misure per impedire l’espatrio dei profitti delle grandi imprese
Il governo ha anche iniziato ad indebitarsi pesantemente. Ha ottenuto del prestiti dal FMI nel 2008 ma poi si è rifiutato di rendere effettivi dei provvedimenti impopolari. Utilizzano ancora le tendenze favorevoli sui mercati monetari esteri e i prestiti a condizioni commerciali del periodo 2010-2013. Adesso sembra che quell’opportunità sia scivolata via a causa delle politiche monetarie della Federal Reserve.
Hanno anche provato a ottenere fondi dalla Russia, ma a delle condizioni ovvie. Se l’accordo con la Russia non si romperà prima delle elezioni del 2015, non ci sono dubbi che le attuali strategie politiche verranno mantenute fino ad allora. Ma alla fine tutto dipende dalla situazione dei mercati globali e se questa verterà in favore dell’economia ucraina, profondamente dipendente da importazioni ed esportazioni. Se la ripresa arriverà nel 2014, il ceto dirigente forse sarà in grado di continuare a strisciare sulla propria strada e portare avanti i propri affari. Altrimenti dovrebbero prendere una serie di provvedimenti che abbasserebbero gli standard di vita della classe lavoratrice per rilanciare con degli aggiustamenti neoliberali in economia per far ripartire le industrie e provare a pagare i debiti. In questo scenario pessimistico, il “welfare state” ucraino sarà lasciato esattamente come è stato per dieci anni dal 2004 al 2014. La borghesia ucraina sarà abbastanza forte da portare avanti questa crisi senza essere assoggetta dalla Russia o dai “colleghi” europei? Questa è una domanda che finora non ha una risposta.
Vratislav: Se provo a guardare al movimento Maidan credo che tutto questo diventi chiaro, ma sono comunque curioso di saperne di più sulla sua composizione di classe e sulla sua composizione politica, e su come si sono evolute nel corso del tempo. Mi pare che tu abbia detto che all’inizio i manifestanti appartenevano al ceto medio. Parlavi degli studenti? Classe media è una categoria allo stesso tempo tanto di moda quanto vaga. Riusciresti a specificare un po’ più a fondo cosa intendi con questo quando si parla del contesto ucraino?
Denis: Dipende dal periodo al quale ci stiamo riferendo. Inizialmente i manifestanti erano principalmente studenti e “ceti medi” urbani: piccola borghesia, circoli bohemien, impiegati. In questo momento la composizione di classe della protesta si è tramutata in un qualcosa di più universale. Non sono sicuro delle proporzioni, quel che è certo è che la protesta sta diventando progressivamente molto più “proletaria”. Anche se il contributo del “lavoratori” è ancora basso, quando ci sono lo sono come “ucraini” o “cittadini”, non come “lavoratori”. Allo stesso modo a Kiev la vita scorre come al solito, nessuno è in sciopero ecc. In generale si può dire che la protesta abbia una natura incrociata che include sia i disoccupati sia i top manager della Microsoft ucraina.
Vratislav: I commentatori sui media hanno inizialmente descritto i manifestanti di novembre come politicamente liberali, sostenitori del pluralismo democratico e del multiculturalismo, ecc. Sei d’accordo?
Denis: Sicuramente non c’è nessun multiculturalismo! Penso che oggi tutti siano consapevoli del ruolo dell’estrema destra nelle proteste. Non sono ovunque come si può pensare, ma il fatto è che la loro ideologia è diventata più accettabile nel mainstream (che già inizialmente pendeva a destra!). Per esempio, di recente Vitali Klitschko (il più liberale dei tre leader dell’opposizione) ha proclamato una campagna chiamata “Non aver paura, sei un ucraino!”. Ovviamente, la maggior parte dei manifestanti dicono davvero di volere il pluralismo politico, la democrazia borghese invece della strisciante monopolizzazione del potere di un partito, così come è ora. Ma allo stesso tempo la folla a Maidan fa rivivere alcune pratiche sociali sepolte come profondamente pre-moderne e medioevali, come le frustate, il linciaggio, il rafforzamento dei tradizionali ruoli di genere. Questa paurosa disponibilità a scivolare nella barbarie è nata dal generale disincanto rispetto alla politica parlamentare e all’onnipresente mitologia nazionalista del passato aureo, imposta nelle scuole e sui media. Intendiamoci, le stesse cose accadono nel campo opposto: i social network degli agenti della polizia antisommossa sono pieni della stessa merda.
L’originale agenda dell’Euromaidan a novembre era di una destra liberale, favorevole alla UE, alle “libertà economiche” e alla democrazia borghese. Ma anche le questioni del multiculturalismo, dei diritti Lgbt, dei diritti e della libertà dei lavoratori sono stati duramente repressi dagli attivisti politicamente consapevoli di estrema destra che si sono uniti alle proteste, sebbene il loro programma politico abbia sempre incluso la critica al “liberal-fascismo” della UE. In realtà, lo stesso nome “Settore di Destra” è nato dopo uno di questi scontri violenti. Gli aggressori non rappresentavano la maggioranza dei manifestanti, ma la maggioranza era molto sensibile all’agenda politica che stavano duramente spingendo avanti.
Vratislav: Possiamo dire che dopo il primo assalto poliziesco, la classe lavoratrice è entrata a Maidan? Posso immaginare tutti i tipi di proletari che frequentano Maidan quando finiscono le loro ore di lavoro o di studio: persone con occupazioni stabili, lavoratori precari, giovani e vecchi, uomini e donne. C’è al momento una categoria che compone una maggioranza a Maidan? E quali sono le persone che abitano permanentemente Maidan? Sono disoccupati, lavoratori precari, chi si trova disoccupato durante l’inverno, senza casa?
Denis: Innanzitutto, non si può dire che “la classe lavoratrice è entrata a Maidan”. Sì, il numero di lavoratori è cresciuto, ma come ho già detto non si considerano una classe, per loro è una categoria irrilevante. Non c’è dunque nessuna “classe per sé” a Maidan. E la maggioranza della popolazione della classe operaia a Kiev è ancora apatica; voglio dire che non si può sostenere che qualcuno che incontri per strada sostenga Maidan. Come ho detto, la composizione di classe è adesso “universale”. Penso che la maggioranza sia ancora rappresentata da studenti e piccola borghesia, più i proletari delle regioni occidentali dell’Ucraina. Questo è particolarmente vero per coloro che stanno là in modo permanente. I senza casa sono naturalmente attratti dal cibo gratuito e dal riscaldamento, ma sono disapprovati da molti attivisti.
Vratislav: Come quel limitato “afflusso” di proletari (se li identifichiamo sulla base della loro posizione nel rapporto di sfruttamento capitalistico e non della loro coscienza) ha trasformato il panorama politico di Maidan? Suppongo che l’abbiano trasformata in una lotta anti-governativa. Ma che altro? Sono anche i più numerosi sostenitori del nazionalismo e delle ideologie di estrema destra, potenziando quindi in modo notevole l’influenza di Svoboda e di altre organizzazioni fasciste all’interno del movimento?
Denis: Sì, le proteste sono diventate più anti-governative e pro-democrazia, specialmente dopo le leggi del 16 gennaio. La maggior parte delle persone sono state sconvolte dalla minaccia autoritaria, la loro principale preoccupazione. No, direi che i maggiori sostenitori del nazionalismo e delle forze di estrema destra non sono proletari. Sono l’intellighenzia e in particolare gli studenti. Perciò, la “democratizzazione” della composizione di classe delle proteste ha condotto al temporaneo indebolimento dei nazisti, non al loro rafforzamento. Sebbene sul lungo periodo l’egemonia politica della destra sia stata rafforzata, la proporzione numerica dei nazisti duri è ora minore.
Vratislav: Beh, è davvero interessante quello che hai appena detto sugli studenti e sulle persone istruite in generale come i principali sostenitori dei fascisti ucraini e degli ultra-nazionalisti. Puoi spiegare meglio le ragioni di questo fenomeno?
Denis: Penso che si adatti abbastanza bene alla classica analisi marxista del fascismo, no? Infatti, l’intellighenzia e la piccola borghesia di Kiev sono le principali forze sociali che sostengono il nazionalismo ucraino. Nelle regioni occidentali dell’Ucraina, Svoboda ha una base elettorale proletaria, ma a Kiev ha guadagnato tanti voti grazie al disincanto dell’intellighenzia rispetto all’opposizione parlamentare “sistemica” e al desiderio di provare qualcosa di più “radicale”. Poiché il “senso comune” di base si è da tempo fondato sugli assunti nazionalisti, la radicalizzazione va solo in quella direzione. Nel frattempo, la classe operaia è ancora in parte apatica, in parte ha fiducia nei maggiori partiti populisti borghesi.
Vratislav: Di recente ho letto un’analisi delle proteste di Maidan fatta da un ceco di sinistra esperto di Ucraina. Sostiene che si tratta “soprattutto di proteste del ceto medio”, cioè proteste di “persone relativamente istruite e di successo”, mentre la “destra radicale rappresenta la voce degli strati più poveri della popolazione ucraina”. Dice anche che “un ristretto strato di intellettuali, scrittori e artisti, che per il resto rappresentano la voce più rumorosa delle proteste, non hanno nessuna influenza sull’estrema destra”. Tuttavia, il tuo racconto suggerisce qualcosa di opposto, almeno per quello che riguarda i fascisti, mi sbaglio? Cosa pensi di questa caratterizzazione “soprattutto di ceto medio” del movimento Maidan? Dal tuo punto di vista, è una descrizione corretta?
Denis: Sono d’accordo che il “ceto medio” giochi certamente un ruolo guida nelle proteste, ponendosi come la “voce” dei manifestanti, anche se non è dominante dal punto di vista numerico (non sono sicuro delle proporzioni numeriche in questi giorni, non ci sono state serie ricerche sociologiche dall’inizio di dicembre). Comunque, la borghesia di Kiev e l’intellighenzia sostengono di parlare non solo per se stesse, ma anche per chiunque altro, e non c’è nessuno che protesti.
Hanno influenza sull’estrema destra? In realtà è il contrario. Come ho provato a spiegare, l’estrema destra non è caduta dal cielo, costituisce un prodotto logico dei fattori storici oggettivi e delle politiche della classe dominante intesa in senso ampio. Oggi si sono evolute fino a un punto in cui costituiscono un soggetto politico che si autosostiene, capace di dettare la propria agenda e di allargare la propria egemonia culturale.
Nelle regioni occidentali Svoboda è considerato “il” partito proletario, una voce politica della classe operaia. Suppongo che sia di questo che parla l’autore che citi. Ciò è confermato dai risultati delle ultime elezioni parlamentari. Nelle regioni orientali, un simile “partito proletario” è il Partito “Comunista” dell’Ucraina. Ovviamente, nessuno in realtà rappresenta in alcun modo i lavoratori, si tratta solo di una fotografia delle loro simpatie politiche soggettive.
Comunque, Kiev è una “zona di transizione” tra due macro-regioni. Qui, nella capitale, nessuno si aspettava l’enorme successo di Svoboda alle elezioni del 2012. E il principale elettorato di Svoboda si è rivelato il “pubblico pulito”: il “ceto medio” istruito e relativamente benestante che odia lo stato di cose presente e lo associa ai residui “comunisti”. Pensa alla UE come una qualche terra di fantasia, dove le virtù personali sono ricompensate con il successo materiale. Parla di “occupazione interna” di alcuni elementi anti-nazionali. Parla spesso della Russia, ma è ancora devoto al nazionalismo ucraino.
Queste persone sono nuove alla politica, “sanno” solo di essere di destra e nazionalisti. E perciò si fidano dei leader con maggiore esperienza politica per esprimere i loro punti di vista e formulare il loro programma. Accade così che quei leader siano nazionalisti o addirittura nazisti. E spostano il centro del discorso politico ulteriormente a destra.
Questo è il ritratto politico della maggioranza di ceto medio di Maidan. È quello che succede quando non si è sviluppato un movimento radicale e i liberali sono troppo corrotti e brutti!
Vratislav: Hai già parlato dell’importante percentuale della piccola borghesia e anche della borghesia coinvolta. Ci sono tutti i leader dell’opposizione parlamentare e i loro compari oligarchi. Dunque, alla fine abbiamo un movimento piuttosto interclassistsa con una componente di classe minoritaria, giusto? Quali sono i punti di vista politici distribuiti tra questa massa? Ho letto che gli attivisti di estrema destra sono una minoranza all’interno del movimento, però una minoranza importante. Puoi fare una stima di quanto sia grande questa minoranza e spiegare cosa dà ad essa una tale importanza? Cosa dici dei liberali? Quanto sono numerosi e qual è la loro importanza nel movimento? Intendo anche in termini di pratiche.
Denis: L’Ucraina ha un grande problema con i liberali: non esistono come tendenza politica autosufficiente. Entrambi i campi politici sono dominati dalle ideologie populiste di destra, un mix selvaggio di conservatorismo e nazionalismo. Questo è il problema principale, perché il numero reale degli attivisti di estrema destra non è grande, è perfino piccolo se comparato con la massa che in alcune occasioni è stata di 100.000 persone o addirittura di più; mentre la piena potenziale mobilitazione di fascisti da tutta l’Ucraina è approssimativamente di mille o duemila persone. Ma, innanzitutto, le loro idee sono benvenute tra la folla apolitica; in secondo luogo, sono molto ben organizzati, e le persone amano il loro “radicalismo”. Un lavoratore ucraino medio odia la polizia e il governo, ma non li combatterà mai apertamente mettendo a rischio la propria comodità. Dà quindi il benvenuto a una “avanguardia” pronta a combattere in suo nome, specialmente se questa avanguardia condivide i “buoni” valori patriottici.
Tuttavia, vi è una certa distanza tra i combattenti nazisti e i manifestanti “normali”, anche fisica. I primi adesso si radunano soprattutto in strada Grushevskogo, sulle barricate, mentre i “cittadini” regolari stanno a Maidan.
C’è un certo numero (piuttosto piccolo) di liberali che non sostengono l’estrema destra. Alcuni di loro hanno anche inscenato una protesta contro la marcia nazionalista per Bandera. Altri liberali vanno dietro ai leader del partito di opposizione, ma l’opposizione è abbastanza impopolare tra i manifestanti. Direi che l’umore generale è patriottico, ma molte persone non sostengono i nazisti e li considerano dei provocatori.
Vratislav: Da quello che hai detto sembra che il bacino dei manifestanti si collochi tra populisti di destra, travestiti da liberali e fascisti; non si identificano con nessuno dei due poli della cosiddetta opposizione democratica nazionale, ma allo stesso tempo sentono di essere pro-nazionali e pro-democratici, e tutte le tre correnti politiche sono unite sulla base dell’essere contro Yanukovich. È così?
Denis: È giusto. Eccetto che per i liberali parlamentari: stanno invece provando a travestirsi da populisti di sinistra, altrimenti non si può avere nessun sostegno dalla classe lavoratrice. Perciò, ogni forza politica parlamentare maggiore ha un’ala liberale di destra, che si schiera sempre per l’austerità e le riforme liberali, e un’ala populista di sinistra, che domanda più azioni di governo per la popolazione impoverita. La prima solitamente prende il sopravvento quando il loro partito è al potere e non ci sono elezioni in vista; la seconda è prominente quando il loro partito è all’opposizione o durante le campagne elettorali. Il risultante vettore di questi partiti della grande borghesia è una manovra ridicola: per esempio, durante un incontro a Maidan, Arseniy Yatseniuk del partito Batkivschyna ha detto che l’Ucraina dovrebbe urgentemente accettare tutte le richieste del FMI. Una settimana dopo ha detto che, siccome adesso la Russia ha fatto uno sconto sul gas naturale, Yanukovich deve tagliare un’uguale percentuale delle tariffe del gas naturale (già pesantemente sovvenzionate) per la popolazione.
Vratislav: È ovvio che i punti di vista conservatori giochino un ruolo importante nella coscienza di un’ampia parte della popolazione ucraina. Dove dobbiamo guardare per rintracciare le fonti storiche e sociali di un simile conservatorismo?
Denis: Sì, ho già parlato dei raccapriccianti modelli arcaici che rivivono a Maidan. Sulle ragioni: durante gli ultimi vent’anni le politiche umanitarie dello Stato sono nelle mani dei nazionalisti. Hanno cercato di crescere una generazione che non vede alcun problema in frasi come “Ucraina agli ucraini” o “l’Ucraina viene prima di tutto”, in una nozione di “patrimonio genetico della nazione”. Anche le tradizioni e l’“eroico” passato sono considerati come qualcosa di buono a priori. Negando lo stato di cose presente e l’esperienza sovietica, temendo tutti gli elementi progressisti dell’ideologia della UE (come la tolleranza verso gli Lgbt, la popolarità dell’ideologia di sinistra), abbracciano volentieri tutte le tradizioni inventate che insegnano a scuola.
Vratislav: È plausibile identificare come ragione di questo conservatorismo anche il fatto che dopo l’iniziale “terapia shock” negli anni ’90, la ristrutturazione capitalistica ha perso il suo slancio e da allora l’Ucraina ha teso a diventare un “mondo a sé”, preservando un certo status quo socio-economico, forse per evitare un’esplosione di così tante contraddizioni (di classe, nazionali, geopolitiche, economiche, ecc.) che si intersecano l’un l’altra nella società ucraina? In tale contesto di un ritiro difensivo dai processi di liberalizzazione globale, il forte e diffuso nazionalismo, con le sue acritiche celebrazioni del passato “glorioso”, sembrerebbe avere un senso.
Denis: Non so molto di come questa ristrutturazione sia andata nei paesi “esemplari” come la Repubblica Ceca; non c’è lì una certa risorgenza di valori conservatori e “tradizioni inventate” nazionaliste? Da quello che so, è il caso non solo dell’Ucraina e della Russia, ma anche di paesi come Polonia, Ungheria, Romania, repubbliche della ex Jugoslavia.
Lo spiegherei in un altro modo: il crollo del “socialismo reale” ha portato anche al crollo dei valori progressisti che erano ufficialmente promossi in quella società (ateismo, femminismo, internazionalismo). Il gap è stato prontamente riempito dal miscuglio selvaggio di nazionalismo e conservatorismo (e per il resto dai filosofi ciarlatani new age). Questo cambiamento è stato entusiasticamente sostenuto dall’apparato ideologico di Stato. In molte università all’inizio degli anni ’90 i dipartimenti di “comunismo scientifico” sono stati rinominati “nazionalismo scientifico”! Successivamente sono diventati dipartimenti di “scienza politica”.
Dunque, questa situazione è per molti aspetti simile all’ondata di conservatorismo e islamismo arrivato dai paesi mediorientali dopo la caduta delle dittature della borghesia modernizzatrice e dell’opposta ideologia socialista. La mia ipotesi è che la severità di questo processo possa essere correlata al livello dell’urbanizzazione in un paese dato: maggiore è la parte della popolazione urbana, minore è la probabilità di questo slittamento conservatore e la sua profondità.
È vero che c’è stato un periodo di un certo dominio delle idee liberali occidentali negli anni ’90. Ma è finito quando lo Stato ha riconquistato le sue posizioni e la società si è stabilizzata dopo lo shock iniziale.
Vratislav: Torniamo ora agli elementi dell’estrema destra. Quanto è pro o anti-europeo Svoboda? Ho visto informazioni abbastanza contraddittorie. Tyahnyboh e i suoi sono davvero determinati a cogestire i programmi di austerity del FMI se il movimento rovescerà Yanukovich e l’opposizione parlamentare attuale formerà un nuovo governo filo-occidentale? Una simile politica non alienerebbe i suoi membri di base?
Denis: Come ho già detto, trattano l’integrazione europea in una maniera puramente pragmatica e populista. Contraddice il loro programma, ma Svoboda la sosterrà nella misura in cui è importante per le masse. Se l’opposizione vincerà, i liberali di destra imporrano misure di austerity mentre Svoboda probabilmente criticherà i propri partner. Solitamente, sono abbastanza sensibili alle istanze socialdemocratiche, “difendendo” i lavoratori. Ma alla fine, è il vecchio dilemma degli hitleristi contro gli strasseriani. E non c’è dubbio che i primi sconfiggeranno i secondi. In realtà, c’è già stata una generazione di attivisti strasseriani nelle fila di Svoboda, che sono stati recentemente espulsi; adesso stanno combattendo con Svoboda a Lviv. Ovviamente, se Svoboda a un certo punto vincerà nel paese, seguiranno gli esempi dei predecessori storici.
Vratislav: Guardando al movimento ucraino si ha come l’impressione che combini alcune importanti caratteristiche di due diversi momenti sviluppatisi nel processo globale di lotta di classe. Da un lato, mi vengono alla mente i riot ungheresi del 2005 e 2006. Eravamo prima della crisi globale, ma già allora l’Ungheria era alle prese con un collasso finanziario, e giovani fascisti dettero vita a un movimento che portò all’istituzione del governo neoliberale di Orban, sostenuto dai Jobbik. Dall’altro lato, mi sembra di percepire anche delle somiglianze, sia per quanto concerne la forma che i contenuti, tra il movimento di Maidan e gli Indignados e/o Occupy o le primavere arabe. Mi sento di dire che i proletari iniziano a mobilitarsi per rivendicazioni sociali ed economiche, ma non lottano direttamente su questo piano. Paiono oltre la realtà sociale delle proprie vite e si uniscono esclusivamente su un terreno politico, in quanto cittadini indignati o comunità nazionale arrabbiata, o qualcosa tra le due. A partire dalla tua diretta esperienza dentro Maidan, che ne pensi di questa analisi?
Denis: È una descrizione accurata. Il parallelo con l’Ungheria del 2006 è molto buono. Ma personalmente non paragonerei le proteste ucraine a quelle degli indignados spagnoli, perché nella società spagnola è presente una sorta di contro-egemonia culturale di (centro-)sinistra, a differenza che in Ucraina. Lo stesso vale per Occupy: quel movimento era piuttosto confuso ideologicamente, ma, generalizzando, si può dire che fosse dominato da un ideologia di sinistra liberal. Un buon parallelismo è l’Egitto: l’impulso rivoluzionario progressista ha portato alla caduta di Mubarak, ma poi gli islamisti hanno saputo egemonizzare le proteste, monopolizzare la rivoluzione e dividere le masse. Infine, hanno fatto sì che, per paura, la popolazione tornasse indietro al vecchio regime. Svoboda e altri fascisti ucraini sono per certi versi simili alla Fratellanza Musulmana egiziana e ad altri islamisti. Loro sono “l’opposizione” all’odiato regime; non riescono però (fortunatamente) a unire tutti i manifestanti dietro il proprio simbolo. Le persone che manifestano, d’altro canto, sono molto arrabbiate, ma non dispongono di un proprio linguaggio per esprimersi, e sono costrette ad utilizzare il linguaggio del gruppo più prominente. Non sono pronte ad organizzarsi lungo linee di classe, si presentano in quanto “nazione” (o “Umma”, come in Egitto). Con la differenza che l’Egitto è più omogeneo, non aveva infatti “l’altra metà del paese” fedele a Mubarak.
Se non considerassimo l’esistenza del sud e dell’est del paese, la situazione sarebbe allora davvero simile a quella ungherese, secondo una concezione borghese della politica. L’Ucraina centrale e occidentale sono infatti tendenzialmente favorevoli ai populisti della destra liberale (Batkivschyna) e ai loro alleati più radicali (Svoboda) – da leggere in parallelo ad alleanza Fidesz – Jobbik.
Vratislav: Sembra che la lotta contro i governanti corrotti e/o gli affaristi corrotti sia un qualcosa che Maidan abbia in comune con altri movimenti di piazza. Mi pare che combattere contro la “famiglia” di Yanukovich, contro lo Stato (che incarna il regime corrotto), contro la polizia che lo protegge, e per un ideale di democrazia “all’occidentale” rappresenti la “via ucraina” per combattere per la “vera democrazia”. Che ne pensi?
Denis: Mi trovi piuttosto d’accordo. Non saprei cos’altro aggiungere.
Vratislav: Maidan, così come la Comune di Oakland o Tahrir, in quanto corpo sociale deve badare alla propria riproduzione, organizzare la propria infrastruttura, la propria difesa, ecc. Potresti dirci qualcosa in proposito e descrivere come la vita interna di Maidan si riproduce e organizza?
Denis: Da quanto sto capendo, il potenziale di autorganizzazione a Maidan è interamente annullato e sostituito dalle strutture organizzative delle forze politiche di destra. Sono Svoboda, il Settore di Destra e Spilna Spravaa occupare gli edifici e a organizzare la vita quotidiana. E anche l’opposizione parlamentare ha una sua voce in capitolo; in ogni caso, tutto o quasi dipende dai leader – leader di strutture politiche già costituire. Veniamo a qualche esempio pratico: i sotnias – le “centinaia”, le unità di difesa. Formalmente sono sotto il comando di Andriy Parubiy – membro fondatore del Partito Nazionalista Sociale dell’Ucraina che oggi si chiama Svoboda, ma ora tesserato per Batkivschyna. Vero è che ci sono unità che non obbediscono a Parubiy, né a Svoboda(come il Settore di Destra), però in ogni caso l’esistenza di unità indipendenti è piuttosto un’anomalia. Lo stesso vale per le altre questioni: cibo, legna, petrolio, armi improvvisate. Puoi andare in giro e raccogliere dei soldi per la causa, ma devi dare almeno il 70% ai “capi”, sono loro che sapranno qual è il modo miglior di investire il denaro. Forse ci sono dei piccoli margini per l’autorganizzazione, ma sono molto limitati. Inoltre, gli attivisti di base non prendono parte ai processi decisionali. Alcune “sotnia” possono anche essere relativamente autonome nella gestione dei propri fondi e risorse, ma tutto dipende dalla struttura e dalle relazioni interne alla particolare unità.
Vratislav: Quindi, al contrario degli indignados che tendevano ad escludere i partiti politici dalle occupazioni, a Maidan i partiti sono centrali, e il processo di auto-riproduzione del movimento dipende da Batkivshchina, UDAR, Svoboda e dalle loro strutture e risorse. Inoltre, altrove hai detto che non ci sono assemblee a Maidan. Come è possibile che in due mesi di vita e lotta comune a Maidan i partecipanti non abbiano prodotto momenti propri e separati di decisione collettiva? È perché le decisioni vengono sistematicamente prese dai leader dell’opposizione e dalle loro gerarchie? In un’altra intervista ancora, hai evidenziato che c’è una sorta di dicotomia tra “la folla” e i politici. Come è venuta a formarsi questa dicotomia e in che modo si esprime?
Denis: Prima penso di aver parzialmente risposto questa domanda. Vero, i partiti d’opposizione non sono esattamente popolari tra le persone a Maidan, sono considerati degli opportunisti che perseguono il proprio interesse, sempre pronti a tradire il movimento. Eppure sono loro che hanno praticamente in mano la gestione dell’infrastruttura di Maidane che di fatto prendono le decisioni. Infatti, non c’è praticamente stata alcuna assemblea né altri strumenti di decisione collettiva. Forse , per certi versi, questa paradossale situazione altro non è che il riflesso di un’intera società e dei suoi atteggiamenti paternalistici, e della passività sociale ucraina: è conveniente odiare i padroni, ma allo stesso è conveniente lasciare fare a loro le cose!
Vratislav: Tuttavia, da una breve analisi pubblicata da anarchici bielorussi sul sito di Azione Rivoluzionaria, sembra che nelle regioni fuori Kiev, specialmente Lviv e Sumy, la dicotomia tra manifestanti e politici sia molto più profonda e articolata. Molto brevemente, ci parlano di un’elaborata concezione di “protesta apolitica” (nel senso di una protesta senza il primato dei politici sui cittadini attivi). Dicono che a Sumy c’è stata un’assemblea che ha eletto un cosiddetto “Consiglio Nazionale”, che ha fondato organi di controllo sui politici locali per indagarne la corruzione, e che ha organizzato unità di “milizie cittadine”. Hanno descritto il dispiegarsi dello stesso processo anche a Lviv, e citano un tale “comandante Sokolov”, il quale sostiene che i Consigli Nazionali siano sul punto di prendere il controllo dei territori e di eleggere i loro propri comitati esecutivi, da cui i politici sarebbero esclusi, perché le persone non si fidano più di loro. Potresti spiegarci di più questa tendenza e analizzarla?
Denis: Per quanto ne so, i “Consigli Nazionali” normalmente consistono di attivisti di partito auto-nominatisi e di deputati dei consigli locali e regionali. Hanno promesso che avrebbe tenuto delle elezioni, ma sinora nessuna elezione trasparente è stata organizzata. L’ottimismo dei compagni bielorussi si basa su ipotesi esagerate. Questi “Consigli Nazionali” non hanno osato conquistare alcun potere reale, non c’è infatti stata alcuna presa di potere, e non hanno quasi infranto alcuna legge! Qui c’è un pezzo sulla situzione a Lviv. È stato proprio il capo del “Consiglio Nazionale” di Lviv, il quale è, per inciso, anche il capo del consiglio regionale di Lviv oltre che un noto membro di Svoboda, a intimare ai manifestanti di lasciare il palazzo della regione. Andriy Sokolov, il comandante della “milizia” che hai menzionato, ha prontamente ubbidito e il palazzo è stato presto sgomberato. Insomma, il Consiglio Nazionale “rivoluzionario” è morto senza aver combinato nulla.
Vratislav: Capisco. Così persino nelle regioni la situazione è simile a quella di Kiev: la sfiducia del movimento nei partiti politici non si traduce in tentativi di formare corpi autorganizzati in grado di articolare autonomamente i contenuti di movimento. Recentemente, ho letto che c’è stato un tentativo da parte di varie associazioni di cittadini ed esperienze coinvolte in Maidan di organizzare un Consiglio dei Cittadini di Maidan come espressione diretta del movimento. Tuttavia, pare che i politici dell’opposizione siano effettivamente stati in grado di screditare e far abortire questo tentativo sul nascere. Potresti dirmi qualcosa di più in proposito? Chi c’era dietro questo Consiglio dei Cittadini? Come e perché è fallito così facilmente?
Denis: Il “Consiglio Civico di Maidan” era formata da numerosi attivisti di spicco per i diritti umani, avvocati, celebrità e Ong a cui non piace particolarmente l’opposizione parlamentare e tantomeno sono legati ai nazionalisti. Per quanto ne so, si era unita anche la Confederazione dei Liberi Sindacati dell’Ucraina. Hanno provato a creare un’alternativa liberale (in parte persino di sinistra) nel movimento, asserendo l’importanza dei diritti umani, delle libertà civili, di un processo decisionale orizzontale, di iniziative dal basso, ecc. Ma in un modo o nell’altro hanno fallito nello svilupparsi in una forza consistente. L’iniziativa è perlopiù virtuale, senza un considerevole numero di attivisti sul campo. Come mai? La ragione, credo, non vada ricercata nella scaltrezza strategica dell’opposizione, ma nelle condizioni obiettive, cioè nello stato del discorso pubblico. Se una persona è interessata nel fare attività d’opposizione, molto probabilmente si unirà alla corrente “più forte”, ovvero con nazionalisti e coraggiosi macho e con i politici potenti. Il numero di persone che sono genuinamente interessate a un’alternativa “civica” è piuttosto piccolo; tutto è stato inglobato dall’opposizione a dicembre, dopo che il Maidancivico (inizialmente Maidan per sé) si era fuso con il Maidan politico (piazza “europea”). Dopodiché, i politici hanno iniziato a dire che era impossibile combinare qualcosa senza il loro supporto. E da un certo punto di vista hanno pure ragione! Maidan consuma in effetti moltissime risorse materiali ed umane provenienti dai partiti.
Vratislav: In un’intervista per Libcom hai spiegato come i partiti d’opposizione abbiano tentato di estendere Maidan oltre i suoi confini territoriali proclamando uno sciopero generale politico, e come abbiano miseramente fallito. La ragione che hai dato è stata che non avevano alcuna struttura radicata nei posti di lavoro per fare ciò. Tuttavia, Maidan è stato capace di estendersi da Kiev ad altre regioni, ma sembra un movimento solo di occupazioni e riot. Hai anche parlato della protesta dei lavoratori dell’azienda di trasporto pubblico a Kiev e di come non si sia congiunta con Maidan e viceversa. Sostieni inoltre che la popolazione ucraina non è abituata a scioperare. In sostanza, sembra che l’Ucraina (come la maggior parte degli altri paesi dell’Europa centrale ed orientale e molte altre regioni del mondo) sia connotata da una stucchevole assenza di lotte sul lavoro. Quali pensi siano le ragioni?
Denis: Sì, è vero. Ci sono molte teorie che spiegano la debolezza e la scarsità organizzativa dei lavoratori in Europa orientale. Una delle più convincenti è quella legata all’eredità della cultura politica sovietica per cui i lavoratori avevano padroni che facevano tutto al posto loro. C’è una grossa istituzione lasciata dall’URSS: la Federazione dei Sindacati dell’Ucraina. Ufficialmente consta di milioni di membri, ma non è in alcun modo un’organizzazione militante che difende i diritti dei lavoratori. Hanno buoni avvocati e burocrati i quali partecipano nelle procedure della concertazione sociale, anche onestamente provando ad ottenere più concessioni possibili, ma essi stessi si percepiscono come dei cogestori dell’economia corporativa, non come dei rappresentanti dei lavoratori. Per il resto, sindacati militanti, effettivamente indipendenti, praticamente non ce ne sono.
Perché nel periodo post-sovietico non si sono sviluppate forme di militanza sul lavoro? In parte per via della lunga e dolorosa crisi economica. Risulta molto difficile avviare processi di sindacalizzazione quando stai per essere buttato in strada e quando le fabbriche stanno per essere chiuse. Ci sono stati enormi scioperi negli anni ’90, certo, ma erano prevalentemente organizzati dai CdA di imprese non privatizzate come strumento di pressione sui loro padroni. Così, nuove strutture e istituzioni che sarebbero potute diventare una base per un movimento indipendente di lavoratori non si materializzarono. La vecchia abitudine di delegare la lotta ai tuoi padroni si riconfermava. E il boom economico degli anni 2000 sarebbe risultato di troppo breve durata per cambiare le cose.
Vratislav: Potresti ora spiegarci quali altre lotte ci sono in Ucraina oltre a Maidan e se ci sono stati almeno dei tentativi di collegarle a Maidan? Abbiamo appena parlato della protesta dei lavoratori del trasporto pubblico a Kiev. Io ho letto qualcosa di uno sciopero studentesco nella Kyiv-Mohyla Academy. Puoi anche spiegarci qual è la relazione della sinistra radicale ucraina con Maidan e con le altre lotte? Qual è il suo ruolo e quali sono le sue attività? Presumo debba essere molto difficile partecipare a Maidan, data l’influenza di fascisti ed etnonazionalisti. Tuttavia, ho letto di anarchici e femministe presenti e attive nel movimento.
Denis: La sinistra radicale si è divisa su Maidan. Una parte minoritaria ha giudicato le proteste totalmente reazionarie e non ha voluto sostenerle, in nessun modo possibile. Il problema di questi compagni è l’essersi situati tra le fila dei sostenitori del governo! Per esempio: un membro di una di queste organizzazioni, Borotba, difendeva l’amministrazione della regione a Odessa da un assedio organizzato dagli attivisti dell’opposizione. Vero, l’assedio era condotto da neonazisti, ma c’erano neonazisti anche tra coloro che difendevano il palazzo! Sono i “cosacchi” locali, unità paramilitari filo-russe. Un’altra parte della sinistra ha ripetutamente provato ad unirsi al movimento, persino dopo esserne stata ripetutamente espulsa. A novembre alcuni militanti di sinistra “euroentusiasti”, sono andati a Maidan con la bandiera della UE rossa invece che blu, con striscioni per l’istruzione e la sanità gratuite, e portando in piazza slogan femministi. Sono stati brutalmente attaccati dai nazisti. C’è anche stato un episodio in cui la destra estrema ha attaccato le tende della Confederazione dei Liberi Sindacati dell’Ucraina vicino a Maidan. Un uomo sul palco ha detto che c’erano dei “provocatori” e che “gli uomini veri avrebbero saputo cosa fare”; come risultato, un’orda di nazisti ha rotto le costole agli attivisti dei sindacati, ha distrutto le loro tende (con tanto di coltelli) e li ha derubati. Le vittime non stavano facendo nulla “di sinistra per sé”, ma erano semplicemente parte del movimento di sinistra, un avversario politico quindi, e questo è bastato.
In ogni caso, la maggior parte degli attivisti di sinistra capisce che questa non è la loro guerra. Dopo che la “legislazione dittatoriale” è passata in parlamento, molti hanno deciso di unirsi al movimento – non tanto in quanto attivisti politici, ma come cittadini le cui libertà politiche erano in pericolo. Molti compagni hanno partecipato all’“Osservatorio Ospedaliero”, adibito alla sorveglianza delle persone ferite e ricoverate negli ospedali impedendo alla polizia di portarle via. Certo, questo è un progetto infrastrutturale, “umanitario”, non politico. Altri hanno invece provato a organizzare uno sciopero studentesco nazionale. Hanno iniziato a partire dalla Kyiv-Mohyla Academy, ma lo sciopero è presto fallito: quando l’università ha chiuso per la pausa invernale tutto era finito.
Ora c’è un altro gruppo di persone che viene spesso confuso con la sinistra radicale. Mi riferisco a organizzazioni come “Narodniy Nabat” e a svariate altre esperienze che si identificano come anarchiche ma la cui agenda politica è in realtà conservatrice e intrisa di machismo e xenofobia. Dopo l’inizio delle proteste, sono platealmente andate a destra; hanno siglato una tregua con i gruppi nazisti e attaccato insieme la polizia a suon di molotov. Inoltre, si sono allontanate dal movimento di sinistra.
Una settimana fa, insieme a dei compagni che volevano “agire”, hanno deciso di formare un “sotnia anarchico” per l’autodifesa di Maidan. Per farlo, erano pronti a giurare a Andriy Parubiy. Ma quando hanno poi formato i loro ranghi, si sono presentati 150 combattenti di Svoboda armati di mazze da baseball. I fascisti li hanno accusati di essere di razza impura e politicamente irrilevanti, e li hanno cacciati da Maidan. Ora, la cosa divertente è che il giorno dopo questi “anarchici” macho-nazionalisti dicevano che la causa delle loro relazioni negative con la Svoboda paramilitare era dovuta a dei nostri compagni che hanno disegnato dei graffiti anti-nazionalisti intorno a Maidan. Li hanno così violentemente minacciati, rei di aver distorto la loro amicizia con i nazisti!
La strategia più sensata per la sinistra, secondo me, è quella di costruire un “secondo fronte” contro il governo e contro l’estrema destra. Questo andrebbe fatto da fuori Maidan, non da dentro. Non dobbiamo aver paura di dire chi siamo e quali sono i nostri obiettivi politici; solo in questo modo possiamo costruire una forte coalizione politica con altre forze che si trovano ora nella nostra stessa posizione (ovvero con la sinistra liberal, anch’essa esclusa dal movimento). Al momento stiamo progettando una campagna contro la dittatura politica, sostenendo che l’indebolimento dei poteri presidenziali non corrisponde in realtà agli interessi di alcun partito politico. Potrebbe funzionare da richiamo per un’ampia coalizione, poi possiamo iniziare a sviluppare una critica della democrazia borghese per sé. Un’altra importante direzione da percorrere equivale alla preparazione di una campagna anti-austerity, se il governo, in un futuro prossimo, precipiterà in un’ulteriore crisi di budget. In ogni caso, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo rovesciare da un giorno all’altro le tendenze dominanti e conquistare l’egemonia culturale all’improvviso. Abbiamo un sacco di lavoro che ci aspetta, passeranno anni prima della nostra rivoluzione.
Vratislav: Quali sono gli ultimi sviluppi? Ho sentito della possibilità che l’esercito possa intervenire e di una probabile amnistia per i prigionieri arrestati da Yanukovich. Tuttavia, il governo continua a insistere sul fatto che l’ammissione nella UE sarebbe un disastro economico per l’Ucraina, mentre Klitshko continua a sostenere, al contrario, che non c’è altra via se non quella pro-Europa…
Denis: La probabilità di un intervento militare è vicina allo zero. Diversamente dall’Egitto, l’esercito ucraino è cronicamente sottofinanziato ed è inefficiente, infatti non è mai stato considerato un attore politico. Per quanto riguarda l’amnistia, la scorsa settimana il parlamento ha passato un pacchetto legge davvero strano che dice che tutti gli attivisti politici saranno assolti e non saranno perseguiti dalla polizia se durante i prossimi 15 giorni il Pubblico Ministero pubblicherà sul suo sito internet la notizia che tutti i palazzi del potere saranno evacuati dai manifestanti, e che i manifestanti, ora a Maidan, torneranno nelle strade che occupavano precedentemente.
In ogni caso, la questione principale del momento riguarda il nuovo Gabinetto (quanti politici dell’opposizione includerà) e la possibilità di un ritorno alla precedente versione della Costituzione, che conferiva più poteri al parlamento e meno al presidente.
Per quanto riguarda il trattato con la UE, invece, non credo che adesso importi a molte persone in Ucraina. Certamente, durante la risoluzione del conflitto, sia UE che Russia tenteranno di spingere per i propri interessi, ma ciò non avrà molta visibilità pubblica. In ogni caso, è probabile che il trattato con la UE non sarà firmato nei prossimi mesi.
Vrastilav: Il 7 febbraio Andriy Parubiy ha annunciato un piano per trasformare l’Autodifesa Maidan in un “esercito rivoluzionario unitario” chiamato Lega di Autodifesa Ucraina ed espandendolo in tutta la nazione. Ha parlato di un bisogno di accrescere il numero dei suoi combattenti da 12.000 a 30-40.000 volontari, “che possono arrivare a Kiev e opporsi efficacemente al regime”. Il suo vicecomandante Andriy Levus ha aggiunto: “a partire da oggi, ogni combattente di autodifesa è non solo una guardia, ma anche un soldato politico rivoluzionario”. Come interpreti queste parole e intenzioni? Sembra che i leader dell’opposizione raggruppati nei Quartieri della Resistenza Nazionale abbiano deciso di prepararsi a un regolamento di conti finale per permettersi, con una notevole forza di combattimento, di prendere il potere con ogni mezzo necessario.
Denis: Perlomeno stanno scaldando la loro retorica. Teoricamente, può aver senso. Non si può contare sui militari; la forza della polizia antisommossa è di circa 5.000 unità, recentemente il governo ha anche preso provvedimenti per legalizzare le “unità di autodifesa”, teppaglia lealista che opera come una forza ausiliaria presso il comando di polizia. Dunque, se si arriva ad aprire un conflitto violento, una simile forza – 30-40.000 combattenti anti-governativi – possono realisticamente essere riuniti e probabilmente organizzare una resistenza efficace. Ma, come sembra in questo momento, il governo non è pronto a inscenare un diretto assalto fisico per diverse ragioni. Perciò, penso che questi calcoli rimarranno su un livello puramente teorico.
Vratislav: Vuoi dire qualcos’altro sul movimento Maidan o sulla situazione attuale, o forse sulle possibili prospettive dell’intero movimento in tutto il paese? Cosa possono fare i compagni all’estero per sostenervi?
Denis: Penso che la forma migliore di sostegno dall¬’estero sia fare campagna contro il braccio “di sinistra” della coalizione governativa ucraina, il cosiddetto Partito Comunista dell’Ucraina, e le istituzioni a esso collegate. Qui un breve testo sul perché fare ciò. In questo modo i compagni non mostreranno alcun sostegno per l’estrema destra e gli elementi liberali e patriottici dominanti nella protesta, e sarà evidente la natura militante dell’azione di solidarietà.

* Traduzione di Ivan Bonnin (@ivnbkn), Andrea Ligi e Benedetta Pinzari.

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