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Ma la CNT-FAI è in una casa incendiata

settembre 12, 2014

intervento di Emma Goldman al Congresso dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIT) a Parigi, 6-17 dicembre 1937

La vita impone strane situazioni a tutti noi. Per quarant’otto anni sono stata considerata un’estremista tra i nostri ranghi. Una persona che rifiutò di compromettere le nostre idee o tattiche per qualsiasi scopo – una che sempre insistette che lo scopo e i metodi anarchici devono accordarsi, o il fine non sarebbe mai raggiunto. Ma qui sto cercando di spiegare l’azione dei nostri compagni spagnoli agli oppositori [libertari] europei e la critica di questi ultimi ai compagni della CNT-FAI. In altre parole, dopo una vita in una posizione estrema di sinistra, mi trovo al centro, per così dire.
Dal momento del mio primo arrivo in Spagna, nel settembre del 1936, ho visto che i nostri compagni in Spagna stanno immergendo la loro testa nell’abisso del compromesso che li condurrà lontano dall’obbiettivo rivoluzionario. Successivi eventi hanno dimostrato che quelli tra di noi che videro il pericolo davanti a loro avevano ragione. La partecipazione della CNT-FAI al governo e le concessioni all’insaziabile mostro a Mosca, non hanno certamente portato benefici alla rivoluzione spagnola o nemmeno alla lotta antifascista. Ma contatti più ravvicinati con la situazione in Spagna, con l’insormontabile opposizione alle aspirazioni della CNT-FAI, mi fecero capire meglio la loro tattica e mi aiutarono a guardarmi da [emettere] qualsiasi giudizio dogmatico sui nostri compagni.
Sono incline a credere che i critici nei nostri ranghi, al di fuori della Spagna sarebbero meno rigidi nella loro valutazione se si fossero a loro volta avvicinati alla lotta per la vita e per la morte della CNT-FAI. Non che io non sia d’accordo con le loro critiche. Io penso che abbiano ragione al 95 per cento. Tuttavia, io insisto che il pensiero indipendente e la giustezza della critica sono sempre stati il più alto motivo di vanto anarchico, davvero l’autentico baluardo dell’Anarchia.

emma

Il problema con i nostri compagni spagnoli è la loro eccessiva sensibilità verso le critiche [degli anarchici non spagnoli] persino verso i consigli dei compagni al di fuori della Spagna. Perciò avranno capito che le loro critiche sono mosse non da malvagità ma dalla più profonda preoccupazione per il destino della CNT-FAI.
I movimenti anarco-sindacalista e anarchico spagnoli fino a pochissimo tempo fa hanno costituito la più evidente realizzazione di tutti i nostri sogni e di tutte le nostre aspirazioni. Non posso perciò incolpare chi tra i nostri compagni vede nei compromessi degli anarchici spagnoli un rovesciamento di tutto ciò che loro stessi hanno sostenuto per quasi settanta anni. Naturalmente qualche compagno è diventato apprensivo ed ha iniziato a disapprovare l’incerta strada che la CNT-FAI intraprese. Conosco questi compagni da anni. Sono tra i miei più cari amici. So che è la loro integrità rivoluzionaria che li rende così critici e nessun altro motivo.

Ma Lenin era un’altra cosa

Se i nostri compagni spagnoli potessero solo capire ciò sarebbero meno indignati o non considererebbero i loro critici come nemici. Inoltre, temo che anche i critici siano in errore. Non sono meno dogmatici dei compagni spagnoli. Condannano senza riserve ogni passo compiuto in Spagna. Nella loro posizione faziosa hanno tralasciato l’elemento della motivazione, elemento riconosciuto nel nostro tempo perfino nei tribunali capitalisti. Ma è un fatto che uno non possa mai giudicare l’azione umana a meno che non abbia scoperto il movente che sta dietro l’azione.
Quando l’ho fatto notare ai nostri compagni critici hanno insistito che Lenin e il suo gruppo erano anch’essi mossi dalle migliori intenzioni, “e vedi quello che hanno fatto della Rivoluzione”. Non riesco a vedere neanche la più remota somiglianza. Lenin ambiva ad una formidabile macchina di Stato, ad una dittatura micidiale. Dal primissimo momento, ciò significò la morte della Rivoluzione Russa – mentre la CNT-FAI non solo ambì, ma realmente diede vita a ricostruzioni economiche libertarie. Dal primissimo momento hanno spinto i fascisti e i militaristi fuori dalla Catalogna e quest’impresa titanica non è mai stata persa di vista. Il lavoro fatto, considerando gli ostacoli insormontabili, fu straordinario. Già alla mia prima visita ero sorpresa di vedere così tante collettività nelle grandi città e nei villaggi.
Sono ritornata in Spagna con apprensione a causa di tutte le voci che mi hanno raggiunta dopo gli eventi di maggio [1937] sulle distruzioni delle collettività. È vero che le Brigate Lister e Karl Marx attraversarono l’Aragona e i luoghi della Catalogna come un ciclone, devastando tutto a modo loro; ma ciononostante è un dato di fatto che la maggior parte delle collettività resse come se nessun danno gli fosse stato recato. Infatti ho trovato le collettività in settembre e ottobre 1937 in migliori condizioni organizzative e in miglior stato – e ciò, dopo tutto, è il più importante risultato che deve essere tenuto a mente in qualsiasi stima degli errori commessi dai nostri compagni in Spagna. Sfortunatamente, i nostri compagni critici non sembrano vedere questo lato di somma importanza della CNT-FAI. Ma è ciò che differenzia loro da Lenin e dal suo seguito che, lungi dal cercare di articolare la Rivoluzione Russa in termini di impegno costruttivo, distrusse tutto durante la rivoluzione civile e perfino molti anni dopo. Abbastanza stranamente, i veri sostenitori della rivoluzione civile in Russia che hanno spiegato ogni passo della dittatura come “necessità rivoluzionaria”, sono ora i principali inflessibili oppositori della CNT-FAI. “Noi abbiamo imparato la nostra lezione dalla Rivoluzione Russa” dicono. Ma visto che nessuno impara nulla dalle esperienze degli altri, dobbiamo, che vi piaccia o no, dare ai compagni spagnoli una possibilità per trovare il loro orientamento attraverso la propria esperienza. Sicuramente la nostra carne e il nostro sangue hanno diritto dello stesso paziente aiuto e solidarietà che qualcuno di noi ha dato generosamente ai nostri nemici più temibili i Comunisti.

Per leggere l’intero documento consulta A rivista anarchica n. 391

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From → Memoria storica

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