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Dove sono le armi per fare la rivoluzione?

settembre 18, 2014

A pagina 3 del quotidiano Umanità Nova numero 176 del 21 settembre 1920 compare un trafiletto redazionale che prende amabilmente “per il culo” (espressione poco elegante, ne conveniamo, ma quando ci vuole ci vuole!) l’ala – cosiddetta – “massimalista” del PSI che, per la cronaca e a beneficio dei distratti e dei nostalgici del PCI, era composta dai vari Bordiga, Gramsci, Togliatti ed in cui confluirà, pochi mesi dopo un altro “voltagabbana di successo”: Giuseppe Di Vittorio.
La tattica comunicativa non è nuova ed è ampiamente utilizzata anche oggi: nel momento in cui i “rivoluzionari” (di ieri) o i “progressisti” (di oggi) stanno per fregare i “gonzi” che credono alle panzane annunciate le sparano sempre più grosse. Redazione

armi

Mentre si svolgono le trattative

Un giorno non lontano l’organo del massimalismo chiedeva: e le armi per far la rivoluzione?

Oggi vi sono cinquecentomila operai che hanno armi d’ogni specie e migliaia di stabilimenti per fabbricarle quante se ne desiderano.

Oggi manca la volontà ed i massimalisti rinunciano alle armi di ferro per preferire quelle di carta per la conquista dei municipi in fallimento.

Cfr. Umanità Nova quotidiano anarchico n. 176 pagina 3

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From → Memoria storica

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