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Se non arriva la CGIL, arriva il manganello

novembre 6, 2014

I lavoratori dell’Acciai Speciali Terni sono stati vittime della violenza poliziesca mercoledì 29 ottobre, a Roma. Le botte si inseriscono in una fase di continue aggressioni da parte di Matteo Renzi e dei suoi ministri nei confronti del sindacato, e in particolare della CGIL. Si tratta di una fase che segna un salto di qualità nell’attacco che governo e classi privilegiate conducono nei confronti degli sfruttati e del movimento dei lavoratori in particolare.

polipd

Il governo Renzi tratta il sindacato collaborazionista come un servo incapace, e infatti quest’ultimo non è più capace di tenere a freno i lavoratori con vuote promesse, con lotte inconcludenti, con i continui accordi al ribasso. In tanti posti di lavoro, in tanti settori le varie componenti del sindacalismo di base riescono a mettere in piedi lotte incisive e vincenti: nella logistica, in Meridiana, nella scuola. Una situazione che può infiammarsi ancora di più con l’aggravarsi della crisi; ecco allora che Renzi convoca CGIL, CISL e UIL e minaccia di dare loro le otto giornate se non saranno in grado di far digerire ai lavoratori l’ennesima manovra lacrime e sangue, il Job Act con tutti gli annessi e connessi, il taglio dei salari e l’aumento dell’orario di lavoro. Per rendere più credibile la minaccia, condisce l’avvertimento con un po’ di mazzate che, visto che Camusso, Landini e compagnia cantante, anche se si atteggiano a difensori degli operai, sono sempre parte della classe dominante, calano sulle robuste spalle degli operai di Terni.

Queste mazzolate sono il risultato della democrazia, della democrazia che ha portato Renzi a Palazzo Chigi e la Camusso alla segreteria della CGIL, della democrazia che fa passare manovra e Job Act prima nella direzione del PD e poi in Parlamento, della democrazia della maggioranza della CGIL: in questa democrazia, chi si presta al gioco dell’opposizione, finisce solo per legittimare le scelte di una dirigenza che pretende di rappresentare la maggioranza. I bisogni, i diritti degli sfruttati non possono essere messi ai voti, la voce di chi lotta non dev’essere ingabbiata in un’urna elettorale. La storia dimostra che quando la democrazia è sembrato essere qualcosa di diverso da un mezzo per ingannare il popolo, la borghesia, minacciata nei suoi interessi, si è servita di tutta la forza e di tutta l’influenza che le sono date dal possesso della ricchezza, per ricordare al governo la sua funzione di semplice gendarme al suo servizio.

scio 14N

I lavoratori combattivi si misurano da tempo con la repressione: ci sono le cariche dei picchetti e delle manifestazioni, ci sono le denunce, i fogli di via e le espulsioni, c’è l’accordo del 10 gennaio che toglie ai lavoratori il diritto di scegliersi la lista sindacale per cui votare alle elezioni delle RSU, che introduce il principio degli accordi peggiorativi e della limitazione del diritto di sciopero, e assegna un ruolo preminente a CGIL, CISL e UIL; si tratta di un accordo firmato da tutti: anche dalla CGIL, anche dalla FIOM di Maurizio Landini. L’obiettivo dell’accordo è evidente: impedire ai lavoratori di organizzarsi, di lottare per soddisfare i propri bisogni per conquistare maggiori spazi di libertà, per l’uguaglianza e la giustizia sociale. Quando questo accordo non basta, quando la CGIL non arriva o è inefficace, ci pensa la questura. La questione sociale viene trasformata in questione di ordine pubblico.

Il Governo sa benissimo che non può fare a meno dei lavoratori: anche se consuma gran parte di quello che producono, anche se protegge chi li sfrutta, chi li affama e li fa morire di malattie ed infortuni sul lavoro, sa benissimo che sono i lavoratori quelli che producono quell’immensa massa di ricchezza che scompare divorata dalle spese improduttive, dai ceti parassitari, dagli speculatori, da circoli militari, dal clero, oltre che dagli agrari e dai capitalisti. Se non ci fossero più i lavoratori, chi produrrebbe le ville, gli yacht e così via? Il governo ha bisogno dei lavoratori, ma ha bisogno di lavoratori sottomessi, ha bisogno di dare una lezione alle minoranze rivoluzionarie. E’ questo il senso delle continue provocazioni, con cui spera di trascinare i settori più combattivi a reazioni inconsulte, che diano l’occasione di una repressione più vasta. Il tempo lavora contro questo progetto: piano piano i lavoratori perdono fiducia nei sindacati collaborazionisti, nella democrazia dei padroni, e acquistano fiducia nelle proprie forze, si organizzano, si rendono conto che solo con la completa estinzione dei governanti e degli sfruttatori si aprirà la strada ad una società più giusta e più libera.

Per questo è importante che si moltiplichino i momenti di lotta, che ogni lotta immediata rappresenti un momento di crescita dell’unità e della solidarietà di tutti i lavoratori, e fra lavoratori, disoccupati e precari. Nella lotta gli sfruttati imparano ad occuparsi dei loro interessi di classe, imparano che il padrone ha interessi opposti al loro e che essi non possono migliorare le loro condizioni ed anche meno emanciparsi, se non unendosi e diventando più forti dei padroni. Il 14 novembre rappresenta un’altra occasione, come lo è già stato il 24 ottobre.Per questo i governanti hanno fretta, perché sentono crescere la rabbia e l’odio popolare, che loro stessi fomentano con la loro politica egoista ed autoritaria.

Tiziano Antonelli

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