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APPALTI, CIMITERI, LAVORO NERO, SICUREZZA E SFRUTTAMENTO

dicembre 8, 2014

Ovvero:
Storia di ordinaria e legale follia

I comuni si sa (dicono) non hanno soldi. Non è ben chiaro come questo accada, con tutte le gabelle che i cittadino deve pagare, ma tant’è hanno sempre ragione loro.
Gli appalti, cioè l’affidamento di servizi e forniture, sono gli escamotage che – non solo loro – adottano per risparmiare. Sulla pelle dei lavoratori, ovviamente. I servizi cimiteriali sono uno di questi: un bel mercato che non può fallire, ma molto scomodo perché le norme di sicurezza previste sono lacci e catene che comportano costi, controlli e soprattutto rischi economici a cui – naturalmente…- l’ente non può permettersi di esporsi. Niente di meglio che un appalto al massimo ribasso: chi vince vince e poco importa se la ditta o la cooperativa o chi altro non potrà con quella somma garantire tutto quello che è prescritto dal capitolato e dal contratto, a partire dagli stipendi. Importante è che il comune si sbarazzi di ogni responsabilità La sicurezza è delegata in toto, il tipo di contratto idem. E ancor meno importa che i lavori vengano fatti in nero: occhio non vede cuore non duole.
Il lavoro dei necrofori è uno di quelli che, per fatica e stress, andrebbe considerato tra i più gravosi. I lavoratori infatti affrontano quotidianamente l’aspetto della morte: la sepoltura, la vestizione, la pulizia dei resti dopo l’ispezione cadaverica, il trasporto delle bare (da un quintale in su), la tumulazione, l’estumulazione e la riduzione della salma dopo molti anni dal decesso (per farla entrare nel medesimo loculo accanto ad una altra). Tutte cose carine da fare e da vedere… Spesso vengono utilizzati invalidi di ogni tipo, perché il lavoro “sporco” (anche se sporco non è, perché chi lo fa – avendoli conosciuti di persona – sono spesso persone dotate di grande sensibilità e delicatezza) va delegato a chi questa società malata considera poco consapevole se non addirittura stupido. Ma così non è. Recentemente in un cimitero che per ora non nominerò alcuni lavoratori si sono ribellati allo sfruttamento e alla mancanza di sicurezza: hanno chiesto docce, attrezzature adeguate (montasalme e cala bare meccaniche), guanti e tute omologate CEE (quale eresia!), reperibilità pagate, essendo a disposizione 24 ore su 24. E qualcosa si è ottenuto, altro stiamo ancora lottando.
Ma si sa, gli appalti cambiano e con essi anche i contratti e si rischia la mancata assunzione, nonostante le Direttive europee stabiliscano il contrario, soprattutto in virtù della crisi esistente. Così si torna a contratti a tempo determinato e a mancati rinnovi, così come a alla mancata erogazione dello stipendio (se il comune non paga, la Ditta o cooperativa non paga gli operai) e si conoscono datori di lavoro che il sindacato non lo vogliono, che intendono pagare in nero, che non sono del tutto in regola con le prescrizioni contrattuali al punto che le tumulazioni negli ipogei (tombe di famiglia al limite della capacità contenitiva) vengono fatte ancora con il sistema delle corde con un operatore all’interno il quale, in uno spazio angusto, riceve e carica una bara attorno al quintale: uno scivolamento o un malore di chi sta sopra, una corda difettosa possono mettere a repentaglio la vita di un uomo che lavora con i morti. E’ accettabile tutto ciò? Noi pensiamo di no. Ma chi si è esposto in prima persona ora rischia il posto di lavoro: da sempre considerato “matto” per discreditarne le sue giuste rivendicazioni.

scacchi2

E’ una vertenza difficile, ancora in corso da lungo tempo, e in più parti d’Italia sta lentamente emergendo questo problema. Ma con estrema difficoltà: lavoratori di questo tipo sono fortemente ricattabili, perché di questi tempi l’immaginario ritiene tale lavoro l’ultima spiaggia, mentre le imprese invece hanno capito il grande business di sfruttamento. E i comuni risparmiano. Ma l’allegra gestione forse sta finendo: ci sono norme precise che prevedono il controllo dell’esecuzione dei lavori e dei servizi. Ed i Dirigenti ne sono direttamente responsabili, (come si recita nelle “Linee guida su programmazione, progettazione ed esecuzione del contratto nei servizi e nelle forniture”). Questo è il tallone d’Achille del loro sistema che ci può permettere, in una situazione di estrema debolezza, di sferrare un attacco difensivo e rivendicativo. Assolutamente dovuto, perché è una realtà di forte “mercato” che tenta di realizzare il più indegno degli sfruttamenti: sui morti e sui vivi.
USI MARCHE

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