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12 dicembre 19..

dicembre 12, 2014

Vi sono particolari momenti storici nei quali la criminalità dello Stato appare in tutta la sua – terrificante – potenza. E’ accaduto nel 1969 quando – per fermare le legittime rivendicazioni popolari – lo Stato non ha esitato a far ricorso alla manovalanza fascista provvedendo – subito dopo la strage di Piazza Fontana – a depistare, insabbiare, coprire, mascherare, mistificare e – in ultima analisi – ad assolvere se stesso e gli esecutori materiali non solo dell’orribile strage ma anche della morte (violenta) dell’anarchico “Pino” Pinelli detenuto, illegalmente, nei locali della questura di Milano. Ancora più evidente il connubio tra Stato e fascismo negli anni ’20. “I fascisti veri e propri, col distintivo all’occhiello – scrive nel 1921 Luigi Fabbri – sono relativamente pochi; ma è la solidarietà, l’aiuto diretto e indiretto, la complicità mal dissimulata di tutte le varie forze di conservazione sociale che li rende forti” (cfr. L. Fabbri “La controrivoluzione preventiva Collana “Vallera” Pistoia 1975).

pinelli

E’ in questo contesto che – il 12 dicembre 1926 – viene assassinato – a Canosa di Puglia – Michele Speranza. Ecco la rievocazione in un memoriale di Agostino Raimo che, in quell’agguato, rimase ferito.

Redazione

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From → Memoria storica

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