Skip to content

Elezioni sindacali: il nostro problema è l’obbeddienza!

gennaio 4, 2015


La legge spagnola riconosce due possibilità di rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro: la sezione sindacale (paragonabile, in parte, alla nostra RSA … prima che fosse dismessa per legge – senza combattere – per far posto all’attuale RSU) e la rappresentanza unitaria (comitato d’impresa); quest’ultima, che si ottiene con le elezioni sindacali, prescinde dalla reale presenza del sindacato in azienda e quindi è spesso lontana dalle reali esigenze dei lavoratori, facilmente manipolabile da parte dei datori di lavoro e alla mercè degli eventuali pruriti arrampicatori dei delegati eletti. La sezione sindacale, invece, necessitando una base di iscritti nel luogo di lavoro, si gestisce in modo democratico, perché i delegati possono essere revocati in qualsiasi momento e le decisioni devono essere approvate dall’assemblea dei lavoratori. Presentiamo un documento del Collettivo Novecento che compara le due opzioni di rappresentazione, con l’auspicio che dia vita al dibattito sull’opportunità di lottare per avere riconosciuta, anche in Italia, la facoltà contrattuale (con pari dignità giuridica) di costituirsi in sezione sindacale autogestita dal basso.
Redazione

Manifestación del 1º de mayo en Madrid, CNT

Come organizzarsi sindacalmente nelle aziende
Nel documento sul lavoro per il programma economico di Podemos, recentemente presentato da Vicenç Navarro e Juan Torres, si possono leggere alcune proposte relative al lavoro e al sindacalismo. Queste consisteranno, principalmente, nella “democratizzazione delle aziende grazie alla partecipazione dei lavoratori nei centri decisionali mediante il sistema della cogestione” e nella “necessità di proteggere e favorire l’attività sindacale”. Sebbene poco definite per il momento, a prima vista potrebbero essere una cosa molto positiva per equilibrare la correlazione di forze tra capitale e lavoro, già di per sé molto debilitata a favore del capitale, ancor più con la vigente riforma del lavoro. Tuttavia, bisogna capire che il modo in cui si svilupperanno queste proposte influirà in un’alterazione reale e trasformatrice nei rapporti di potere dentro le imprese o, al contrario, si continuerà come prima. Mi spiego.
L’attuale sistema di rappresentanza sindacale stabilisce una dualità nella rappresentazione dei lavoratori: da un lato c’è quella unitaria (comitati d’impresa, delegati del personale) e dall’altro l’azione sindacale tramite le sezioni sindacali (il modo di organizzarsi di un sindacato in azienda).
Attualmente i sindacati con maggiore rappresentatività – ma non necessariamente con maggior presenza – CC.OO. e UGT con altre in misura maggiore o minore – eccetto la CNT, che basa il proprio funzionamento unicamente sulle sezioni sindacali – basano la propria attività sindacale sulla rappresentatività unitaria, il cui funzionamento è analogo al parlamentarismo in ambito politico. Cioè i lavoratori di un’azienda votano ogni quattro anni i loro rappresentanti, che saranno coloro che decideranno su argomenti tanto importanti quanto la negoziazione di accordi collettivi. Ciò si fa più evidente oggi con la riforma del lavoro che stabilisce la preminenza degli accordi d’impresa su quelli di settore.
L’altro modo di organizzarsi, quello basato sulla sezione sindacale, emana direttamente dalla LOLS (Legge Organica sella Libertà Sindacale), per cui la sua azione è ugualmente legale e tutelata dallo stesso principio di libertà sindacale che la rappresentazione unitaria. La LOLS stabilisce che l’organizzazione della sezione sindacale verrà definita dall’ organizzazione interna del sindacato, a partire dal proprio statuto, pertanto se gli iscritti lo decidono l’organizzazione interna potrà essere totalmente orizzontale e democratica. In altre parole, è possibile organizzarsi sulla base di decisioni prese in assemblea e con delegati sindacali che possono essere revocati in qualunque momento, cosa che non accade nei comitati d’azienda.
Perché è importante il modo di organizzarsi sindacalmente dei lavoratori? Per due motivi: innanzitutto, se quello che vogliamo è una democrazia reale in ambito aziendale, è fondamentale una legislazione che non solo in teoria (che è garantita dalla legge), ma anche in pratica, incentivi l’azione sindacale per mezzo di strutture sindacali democratiche e orizzontali; e che, tra l’altro, non favorisca strutture verticali senza nessun tipo di controllo democratico dei propri iscritti e/o lavoratori per il semplice fatto di godere di rappresentazione unitaria. In secondo luogo, non è solo un argomento teorico o ideologico, ha una ragione pratica. L’esperienza recente del sindacalismo in questo paese mostra come le vecchie strutture sindacali siano state anch’esse responsabili della perdita di diritti dei lavoratori. Abbondano gli esempi e certamente molti lettori avranno vissuto sulla propria pelle in qualche occasione l’inspiegabile comportamento dei comitati d’impresa contro i lavoratori.
Tra gli esempi cito un fatto centrale come la negoziazione collettiva e il processo attraverso il quale si sviluppa. Lo statuto dei lavoratori all’articolo 87 contempla come attori sociali nella negoziazione collettiva le rappresentanze sindacali, sebbene non definisca in nessun momento quali, mentre la LOLS riconosce legittimazione di negoziazione due tipi di sezioni sindacali: quelle dei sindacati più rappresentativi nell’azienda e quelle che hanno rappresentanze negli organi di rappresentazione unitaria (comitati d’impresa). La legge, pertanto, riconosce legittimità alla sezione sindacale, a patto che sia accreditata la sua presenza nell’impresa (o centro di lavoro, a seconda dell’ambito coinvolto negli accordi da negoziare). Tuttavia, concede diritto di rappresentazione unitaria, o comitato d’impresa, indipendentemente dalla presenza in azienda, cioè malgrado si abbia poca presenza o quasi nulla rappresentatività.
Nella pratica, soprattutto quando la negoziazione si inizia a partire dall’azienda e perfino nel contesto di un’impresa con una forte presenza di sezioni sindacali non incluse nel comitato unitario, l’azienda sarà normalmente interessata a escludere le sezioni sindacali e a rivolgersi principalmente alla rappresentazione unitaria. In questo caso la sezione sindacale con una certa presenza dovrà far valere questa presenza per sedersi a negoziare (o accreditandosi attraverso la pressione, cosa non difficile, se una grande percentuale del personale è iscritta, per cui alla fine l’azienda dovrà riconoscerla come interlocutrice nel suo stesso interesse). Tuttavia la rappresentanza unitaria, per il fatto di esserlo, è già un attore valido, anche senza presenza in azienda.
Immaginiamo un caso in cui il comitato ha completamente perso credibilità e i lavoratori decidono di organizzarsi in assemblea per negoziare un accordo accreditando la presenza nel centro. Gli impedimenti sarebbero importanti, anche se bisogna ricordare che la LOLS riconosce pienamente soggetti diversi dalla rappresentanza unitaria. Nonostante ciò, mentre con le sezioni sindacali la LOLS non lascia dubbi, non si esprime così chiaramente con le assemblee di lavoratori. Malgrado queste siano fonte di diritto sindacale in quanto al diritto inerente di ogni lavoratore alla libertà sindacale, la LOLS fa riferimento espressamente a sindacati più rappresentativi quando si tratta di negoziare un accordo. In altri termini, un’assemblea che non è sindacato potrebbe incontrare ostacoli legali.
Qual è il motivo per cui l’azienda si rivolge normalmente al comitato d’impresa per negoziare, anche se a volte non gode di presenza effettiva? Anche se non dovrebbe essere necessariamente così, un comitato è più facilmente manipolabile. Infatti, sebbene un rappresentante unitario dovrebbe portare una decisione tanto importante come la firma di un accordo collettivo davanti all’assemblea, è anche perfettamente legale non farlo. Il voto ogni quattro anni gli dà la legittimità di rappresentare i suoi rappresentati. È la stessa cosa di quando Rajoy, nonostante quasi un milione di firme a favore della sanità pubblica o 1,4 milioni a favore di una legge anti-sfratti, decide di non ascoltare i cittadini e di continuare con le sue riforme. Lo stesso modo di intendere la democrazia sia in parlamento sia nelle aziende.

Manifestación del 1º de mayo en Madrid, CNT

L’attività sindacale per mezzo della sezione sindacale sarà necessariamente più democratica, dal momento che gli stessi iscritti lavoratori dell’impresa avranno disposto nei propri statuto l’orizzontalità e la revocabilità delle cariche nelle assemblee, così come la presa di decisioni per mezzo dell’assemblea. In un esempio come il precedente, sembra quasi impossibile che un delegato della sezione sindacale possa esercitare una decisione contraria a quella degli iscritti. Se lo facesse, lo revocherebbero immediatamente.
C’è pertanto un altro modo di fare sindacato. Il modo in cui si farà influirà direttamente sui risultati. Bisognerà di nuovo scegliere tra la massima “il fine giustifica i mezzi” o, al contrario, “anche i mezzi fanno il fine”. Podemos non ha sottovalutato questo dilemma nella sua organizzazione interna, ma c’è da dire che anche in ambito sindacale non c’è motivo di continuare a organizzarsi in modo verticale e puramente delegazionista. L’esperienza dimostra che non serve neppure a raggiungere il fine. Si può accettarlo e cercare di ottenere potere attraverso il comitato, ma con le strutture attuali, analoghe al bipartitismo PP-PSOE, equivale a giocare su un terreno su cui si parte dall’inizio in svantaggio.
L’impulso deve venire dal basso, da una società già organizzata dentro l’azienda. I mezzi per farlo ci sono: la sezione sindacale può essere uno strumento prezioso. Ci sarà bisogno, tuttavia, di più iscritti e partecipanti che garantiscano la presenza della sezione sindacale, altrimenti, come dicevo sopra, si avrebbe ben poca forza di negoziazione.
Inserirsi nella “guerra” della rappresentanza unitaria presuppone un grande svantaggio, le burocrazie sindacali si comportano proprio come una macchina elettorale interessata ad avere il maggior numero di delegati: più delegati, più sovvenzioni e quante più sovvenzioni tante più risorse degli altri sindacati per arrivare ad ogni centro lavorativo ed elaborare liste elettorali per fare campagna. Ciò in molti casi fa sì che non si abbiano scrupoli nel piazzare chiunque in una lista elettorale, anche se la lista la promuove l’azienda stessa. Non sarà neppure necessario essere iscritto. Il loro incentivo alla reale presenza in azienda è nullo, l’unica cosa importante è la rappresentatività, anche se la partecipazione è scarsa. In questo modo si aprono le porte alla negoziazione di accordi non solo di un’impresa, ma anche a livello di settore lavorativo, a livello provinciale e statale.
Si tratta di due modelli sindacali diversi. Non necessariamente coloro che scelgono il modello di rappresentanza unitaria si corromperanno, sia chiaro, c’è infatti molta gente onesta che si mette in gioco e opera per migliorare le condizioni di lavoro dei colleghi, nonostante i sindacati a cui è iscritta, viene da dire, che a volte diventano anch’essi nemici quando i loro interessi non coincidono con quelli dei lavoratori. Ma, ancora una volta, è la struttura non democratica che impedisce il cambiamento. Anche questo è casta.
Scegliere il modello di rappresentazione unitaria non implica necessariamente che la sezione sindacale non possa essere efficiente quanto al miglioramento delle condizioni lavorative; introducendo anche solo la possibilità di revoca dei delegati e l’obbligatorietà di approvare le decisioni in assemblea di lavoratori (nel contratto integrativo, la modifica sostanziale delle condizioni di lavoro, i piani di licenziamento, le piattaforme rivendicative) si offrirebbero più garanzie al rispetto delle decisioni dei lavoratori.
Tuttavia, per avere piene garanzia di orizzontalità, democrazia, efficacia sindacale, si rende necessaria l’esistenza di organizzazioni sindacali che basino la propria forza sulla presenza in azienda e non sulla mera rappresentatività delle elezioni. Approfittiamo della necessità di cambiamento dei lavoratori per avanzare verso un modello di reale trasformazione, punto di partenza per un autentico controllo democratico della società nell’ambito produttivo. Nulla di nuovo ed efficiente scaturirà da vecchie strutture o da nuove strutture che funzionano come quelle vecchie. La sezione sindacale sarà un potente strumento per il cambiamento.

Traduzione di Anna Gussetti.

Fonte

Per saperne di più

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: