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Lavarare (con salario “differito”) ai cantieri navali di Marina di Carrara

gennaio 5, 2015

Da una fabbrica della costa

usilotta

L’industria toscana, quindi la logistica, si divarica. A Prato, Pistoia, Lucca, accanto a situazioni di crisi, la meccanica conta 2021 stabilimenti con oltre 16.000 addetti ed esporta 3,9 miliardi di fatturato (1 mld e 750 milioni verso l’area euro). Sulla costa toscana, invece, a Piombino un Accordo di programma, quindi l’intervento attivo di soggetti pubblici, cerca di rilanciare attività portuali e industriali. Anche Livorno cerca l’accordo di programma per il porto, in un’impossibile ritorno di politiche keynesiane. Ai cantieri navali, Viareggio (Azymut) e Marina di Carrara (NCA), le barche si fabbricano e si vendono, ma resta incerta l’occupazione, sia tra i dipendenti diretti che nell’indotto. Chi lavora nell’indotto è diventato invisibile. E’ giusto ed è strategico che ritrovi la sua voce. Ecco una testimonianza, più importante dei comunicati di un burocrate sindacale e politicante che i problemi di chi lavora li sfrutta tanto quanto i padroni.

UNIONE SINDACALE ITALIANA
Sezione Italiana dell’Association Internationale des Travailleurs (A.I.T.)
usilucca@yahoo.it

Sono un operaio disoccupato da diversi anni che ha lavorato in tanti cantieri navali. Ultimamente anche a Marina di Carrara (NCA). A proposito colgo l’occasione per far notare il radicale cambiamento dei titolari del cantiere e delle ditte esterne nei confronti della classe operaia, riducendo quest’ultima ad una schiavitù ottocentesca, fatta di servilismo e di ricatti permanenti, sfruttando fino in fondo le risorse fisiche e mentali dei lavoratori. Inoltre, di recente, va per la maggiore la cattiva abitudine di non pagare gli stipendi ai propri dipendenti, che si sentono umiliati nei confronti delle proprie famiglie e della società. Tutto ciò contribuisce ulteriormente ad inasprire ulteriormente la tensione nel modo del lavoro.

Il mese lo dovrebbero pagare il giorno 10, invece viene pagato dal 20 al 25. Devi aspettare anche un mese e mezzo dall’assunzione, per vedere magari soltanto una parte di stipendio. I padroni della ditta che ha l’appalto si riparano dietro “gli stati di avanzamento”: hanno un contratto, devono fare una parte di costruzione di una nave, quando hanno terminato la parte prevista dal contratto prendono un acconto sul lavoro e con quello ti pagano, se ti pagano.

Il cantiere che ha dato l’appalto però cerca tutti i modi di trovare la contestazione per non pagare la ditta che ha l’appalto. Una volta lo facevano di meno, come dicevo prima. Il risultato è che uno finisce il suo contratto a termine e non è ancora in pari con la mensilità, senza contare l’arroganza del datore di lavoro che ti dice “è così, se non ti va bene te ne vai”. A qual punto lasci perdere e rinunci ai soldi che il padrone ti deve, o aspetti che ti pagano, ma non esiste!, o vai dall’avvocato.
Studenti, operai, compagni scendiamo nelle piazze per manifestare la nostra rabbia contro una società capitalistica fatta di soprusi e violenza, affinché si possa vivere più dignitosamente e liberi.

Colgo l’occasione per esprimere la solidarietà a tutte le maestranze che si trovano nella mia stessa condizione.

Un operaio indignato

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From → Attualità

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