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La “buona scuola” che avanza …

gennaio 7, 2015

E’ ormai sotto gli occhi di tutti che la “buona scuola” propagandata dal governo Renzi, esito di un più lungo processo di screditamento e privatizzazione dei rapporti lavorativi e delle dinamiche didattiche all’interno delle scuole statali, è solo un ulteriore tentativo di risparmiare, di tagliare, ossia di reprimere il libero apprendimento per asservirlo alle logiche di un regime totalizzante.
Il jobs act liberalizza i licenziamenti sia nel pubblico sia nel privato. Le rassicurazioni di alcuni esponenti del governo, circa la non validità di tali provvedimenti in campo statale, sono ancora più allarmanti: in campo di applicazione di una legge certamente un giudice non baserà la sentenza su un aleatorio parere, a un “non credo” espresso da qualche oscuro burocrate di governo, bensì fonderà la sua azione legale rispetto a quelle che sono le leggi scritte, e il jobs act è appunto una legge scritta dove non si operano distinzioni fra statali e privati. Posto che a nostro avviso, le tutele devono valere per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici di qualsiasi settore e tipologia di contratto, vogliamo, con questa riflessione, smascherare le tante bugie che Renzi e compari si permettono di pronunciare con assoluta tranquillità e faccia tosta.

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Altra bugia è la sorte dei tanti lavoratori e lavoratrici della scuola statale precari: che fine faranno? Renzi parlava di un esorbitante numero d’immissioni in ruolo, diceva che avrebbe avviato un censimento prima entro dicembre poi non si sa quando, diceva che per lui la scuola era da rafforzare e sostenere: ma come abbiamo già avuto modo di dire del sostegno-scure di questo personaggio e, soprattutto, dei poteri che rappresenta, non vogliamo avere nulla a che fare.
Attualmente, conclusa la farsa delle consultazioni on-line che scimiottando i grillini non ha però alla fine sortito alcun consenso plebiscitario, Renzi ha annunciato che il dibattito sulla “buona scuola” viene rimandato a febbraio e vi sarà l’ausilio di mille esperti, che occorrerà poi andare a vedere di chi si tratta. Nel frattempo la Corte Europea ha sanzionato l’Italia per via del trattamento riservato ai docenti precari assunti e poi licenziati a fronte di posti di lavoro vacanti.
Questa sentenza ha ridato speranze a tanti precari che si sono affidati alle macchine mangia-soldi dei ricorsifici che promettevano il ruolo tramite tribunale. Numerosi sindacati, promotori di tali ricorsi, si sono quindi sfregati le mani: una nuova occasione di guadagno sembra prospettarsi all’orizzonte.
Tuttavia i precari non sono un’indistinta folla, non sono una massa di gente da guidare ora a destra ora a sinistra. L’esperienza ha mostrato loro che spesso, prima di mettere le proprie vite nelle mani di qualche sindacato e affini occorre informarsi in autonomia, infatti sulle pagine di informazione dei precari, prime fra tutte “precari uniti contro i tagli” serpeggia la cruda verità: la sentenza non parla assolutamente di “immissione in ruolo” quindi svaniscono i sogni di chi dopo anni e anni di precariato fatto di umiliazioni e sacrifici, sperava in un ruolo, ruolo che non ci sarà mai, né tramite ricorsi al tribunale né grazie all’attuale governo che sa fare solo proclami ma è poi incapace di risolvere realmente la questione precari o quanto meno di renderla meno pesante, in altri termini se non si sottrae la scuola ai tagli della Gelmini, che ci si è guardati bene dal sopprimere, e alla riforma Fornero sarà tutto inutile, solo parole e propaganda. Che futuro allora per i precari in questa buona scuola di Renzi?
Senza dubbio il destino che li attende, se non saranno in grado di porsi come realtà autonoma e in lotta, sarà quella che già stanno vivendo in queste ore, infatti numerosi precari soprattutto chi ha contratti direttamente con le scuole (dovuti ad assenze del titolare e non dipendenti dal ministero cioè gli incarichi annuali) in queste ore non ha ancora ricevuto stipendi, figuriamoci la tredicesima. Non ci sono soldi per pagare le lavoratrici e i lavoratori, il passo che vedrà sancito definitivamente il principio per il quale si lavora gratis giusto per il desiderio di operare volontariato sperando in un futuro e lontano contratto, si fa sempre più vicino. Non bastavano gli stages e i tirocini che altro non sono che lavoro gratuito, adesso i precari si sentiranno dire che se lavorano accumuleranno punti e quello diventerà la sola retribuzione.
L’U.S.I.-A.I.T Educazione esprime vicinanza e solidarietà a quanti in questi giorni, non hanno ancora ricevuto salario.

ADERISCI E LOTTA INSIEME AD U.S.I.-A.I.T. EDUCAZIONE

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From → anarcosindalismo

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