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Giornata in ricordo di Giuseppe Pinelli

gennaio 11, 2015

Domenica 14 dicembre si è svolto a Milano, nello “Spazio Micene” (via Micene) la giornata in ricordo di Giuseppe Pinelli, iniziativa che ormai si svolge da diversi anni, organizzata dalla Federazione Anarchica Milanese – FAI, Unione Sindacale Italiana (USI – AIT) di Milano, il “Centro Micene”. Il testo del programma portava il sottotitolo “Chi non ha memoria, non ha futuro”. E’ stato ribadito nel corso dell’iniziativa che vogliamo soprattutto “un futuro di emancipazione e liberazione sociale, di giustizia, di eguaglianza, di libertà”. E’ anche stato ribadito come la giornata del ricordo sia da collegarsi con la realtà dell’attuale conflitto sociale “perché una società senza conflitto è una società morta”. I tempi dell’attualità indicati dal programma erano quelli del diritto alla casa, dell’opposizione all’Expo, del movimento No Tav.

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Con inizio alle 17,30 sono stati per primi i componenti del Comitato di San Siro (il quartiere dove si svolgeva l’iniziativa) ad intervenire sulle lotte per il diritto alla casa, evidenziando che all’attacco deciso dalle istituzioni, giustificato dall’ ordine pubblico, come gli sgomberi militari contro gli occupanti per necessità, ha ricevuto una risposta organizzata e coordinata da parte dei vari Comitati di quartiere, costringendo il potere politico ad una battuta di arresto.
L’Expo, che vedrà la sua inaugurazione nel maggio del 2015, è stato denunciato come una delle grandi opere dove ingenti fondi vengono utilizzati per devastare il territorio, arricchire le mafie e i politici con le tangenti. Sono intervenuti esponenti del Comitato No Canal, un organismo di base spontaneamente formatosi da parte dei cittadini per opporsi all’insensato progetto di costruire vie d’acqua devastando i parchi che attraversavano, invece di utilizzare tali risorse per la sistemazioni di quei territori dove ancor oggi sono frequenti inondazioni e allagamenti.
Sulla questione No Tav è intervenuto l’avv. Losco, difensore di alcuni arrestati, evidenziando come alla importante lotta di resistenza, che coinvolge l’intera popolazione della Val Susa per impedire una grave ed onerosa devastazione ambientale, lo Stato risponda con la repressione e la criminalizzazione.
Alle 19 si è svolto il corteo in ricordo della uccisone di Pinelli, già giovane partigiano, anarchico, ferroviere impegnato nelle lotte anarcosindacaliste, attraverso la costituzione della sezione USI Bovisa, che trova il suo filo conduttore nelle lotte dell’attualità che viviamo. Il corteo ha fatto un ampio giro nel quartiere accompagnato dai canti del “Coro Micene” e dalle musiche della “Banda degli ottoni”, musiche e canti della tradizione anarchica e di lotte sociali, mentre le bandiere anarchiche e dell’USI sventolavano illuminate dai lampioni ai bordi delle strade. Il corteo terminava davanti alla lapide che ricorda l’uccisione di Pinelli, in via Preneste dove allora abitava con la sua famiglia, sostando a lungo. Mentre musiche e canti continuavano in una atmosfera emozionante un fazzoletto rosso/nero veniva posto sotto la targa.

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La serata proseguiva dopo le 9,30 con la proiezione di un breve filmato che iniziando dalla strage di piazza Fontana proseguiva riportando gli avvenimenti in cui furono vittime giovani antifascisti da parte della repressione di Stato e dei rigurgiti neofascisti.
Sono poi seguiti gl’interventi di Paolo Finzi, della redazione di A Rivista anarchica, parlando di Pino come lui giovanissimo lo aveva conosciuto, semplice e schietto, soprattutto partecipe come anarchico a tutte le iniziative del momento. Il tentativo da parte del potere d’incastrarlo non è riuscito soprattutto per la sua condotta di vita coerente e limpida e la sua morte è stato un boomerang contro il potere stesso, grazie anche alla determinazione degli anarchici e del movimento di protesta.
Interveniva Claudia, la figlia di Pinelli, ricordando i bei momenti trascorsi con il padre, quando all’uscita di scuola andava a prendere sia lei che la sorella Silvia, per poi giocare assieme. Testimoniava anche sul momento tragico della sua morte, pur non comunicata alle figlie troppo piccole, ma percepita nell’ angoscioso silenzio che sovrastava. Ricorda soprattutto la determinazione della madre Licia che, senza farsi intimidire, è stata ferma nel perseguire la giustizia, scontrandosi con la ragion di Stato, attraverso le sue denuncie contro quanti erano responsabili della morte di Pino e contro i loro tentativi di diffamazione. Una vicenda che è stata praticamente insabbiata sia con la morte di Calabresi, sia dalla incomprensibile sentenza di D’ambrosio con l’invenzione del “malore attivo”, per cui non ci sono stati colpevoli da condannare.

E’ seguito l’intervento di Gabriele Fuga, autore assieme a Enrico Maltini del libro edito da Zero in Condotta in cui si dimostrava la presenze a Milano nell’inchiesta di piazza Fontana di funzionari di Stato di alto livello arrivati da Roma per guidare le indagini. Ha soprattutto evidenziato come la gestione giudiziaria della strage di piazza Fontana sia stata affidata al PCI di allora, con l’evidente impegno di riportare tutto alla normalità, assumendosi la grave responsabilità di non trovare colpevoli su tutto quanto era accaduto. E’ il prezzo pagato per la strada intrapresa del “compromesso storico”.

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Tra il giudice D’ambrosio e Napolitano (ambedue del PCI) ben a conoscenza delle carte segrete, c’è stata una precisa intesa. Una volta nominato Napolitano Presidente ha giocato la carta della pacificazione, mettendo sullo stesso piano di vittime sia Calabresi che Pinelli, affermando impropriamente nella sua veste di Presidente che la sentenza di D’Ambrosio non poteva essere messa in discussione.
Quella svoltasi allo “Spazio Micene” è stato una giornata piena di dibattiti sull’attualità del conflitto sociale e di riflessioni rivolte al passato e al presente con una partecipazione della sala sempre piena, giorno e sera, e un pubblico molto attento e particolarmente silenzioso in alcuni passaggi importanti.

Enrico Moroni

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From → Memoria storica

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