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La sai l’ultima di Giorgio Cremaschi?

gennaio 25, 2015

Un compagno mi ha segnalato un’intervista a Giorgio Cremaschi. In quest’intervista Cremaschi illustra l’ultimo suo libro, dove cerca di ricostruire il percorso politico che ha portato il movimento operaio dalle conquiste degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso alle sconfitte di oggi, ad una vera e propria schiavizzazione dei lavoratori. Di questo percorso i sindacati, in particolare la CGIL, sono stati complici.

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La prima impressione che mi ha fatto la lettura di questa intervista è di sconforto: ora che è andato in pensione si è svegliato anche lui… niente da dire sull’analisi, strano però il tempismo del libro che appare appena perso il ruolo di leader dell’opposizione in CGIL, evidentemente il buon Giorgio ha ritenuto opportuno arrotondare la magra pensione di ex-sindacalista con qualche entrata in più. Sorge spontanea la domanda: ma di queste cose se ne è accorto ora? Di questa deriva che dura dagli anni ’70, ha preso coscienza solo dopo che Matteo Renzi è divenuto presidente del consiglio?

Ma in fondo sono domande che riguardano solo la coerenza di Cremaschi, e gli faccio volentieri credito della buona fede. Più importante capire il ruolo dell’opposizione di sinistra in CGIL. Chi scrive questa nota ha partecipato alla battaglia contro la svolta dell’EUR, contro la logica della solidarietà nazionale, in difesa della scala mobile: all’interno della CGIL abbiamo accumulato una serie ininterrotta di sconfitte.

Da questa esperienza ho raggiunto la convinzione che il ruolo della minoranza CGIL è stato solo quello di cercare di mantenere il dissenso all’interno dell’organizzazione, offrendo una valvola di sfogo burocratica al peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Le sconfitte politiche ed economiche si accompagnavano ad una presenza degli esponenti di questa sinistra negli organi dirigenti dell’organizzazione ai vari livelli. Nonostante gli appelli degli “autoconvocati” (consigli di fabbrica finché ci sono stati, rsu, lavoratori), le raccolte di firme, i pronunciamenti, la battaglia all’interno della CGIL non ha mai messo in discussione né la struttura né la disciplina nei confronti della linea di maggioranza.

La dirigenza della CGIL e la sua maggioranza hanno usato più o meno spregiudicatamente pressioni, brogli, vere e proprie truffe per mettere a tacere i lavoratori più combattivi, ma anche senza le maggioranze precostituite, all’interno del meccanismo democratico le istanze più combattive vengono regolarmente sconfitte: la maggioranza dei lavoratori non è certamente rivoluzionaria e sono in molti ad accontentarsi del poco che si può ottenere senza lottare, anziché cercare di ottenere di più con la lotta.

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La sinistra CGIL, piuttosto che spingere per la costituzione di un sindacato alternativo, basato sull’azione diretta e sull’autorganizzazione, puntava alla prossima assemblea, al prossimo referendum, al prossimo congresso, in cui le posizioni capitolarde riuscivano ancora una volta trionfatrici. Utili idioti allora? Non direi, visto le posizioni di potere (e fonti di reddito) che i vari esponenti dell’opposizione hanno mantenuto nell’organizzazione. Utili idioti sono solo quei lavoratori combattivi, sempre meno per fortuna, che continuano ad avere fiducia in questi professionisti dell’intransigenza parolaia.

Tiziano Antonelli

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