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1° Maggio: perché non lavoreremo!

febbraio 9, 2015

by Scala Worker

Non lavoreremo semplicemente perché siamo lavoratori e il Primo Maggio è la nostra festa comandata. Giornata di fratellanza universale, devozione e appartenenza a una storia condivisa da milioni e milioni di lavoratori in tutto il mondo da generazioni. Ideale che si oppone a una razionalità strumentale che considera l’economia il valore determinante di una società, e la sola funzione di un individuo/lavoratore quella di garantirne un tranquillo e ininterrotto funzionamento. Ideale che né si vende né si tratta (anche perché non consideriamo giusto contrattare o scambiare qualcosa che non appartiene solo a noi ma a tutti).

Non lavoreremo perché crediamo nei legami di solidarietà che trasformano le scelte individuali in scelte collettive; nel lavoro come strumento d’emancipazione e partecipazione sociale. Soprattutto oggi, che il lavoro è tornato a essere una merce comprata al minor prezzo e a minor tutele possibili sul mercato; che nella nuova alfabetizzazione servile i diritti si chiamano privilegi, infangando la memoria di chi per questi diritti ha lottato, s’è sacrificato, è andato in prigione, ha dato la vita. Diritti collettivamente conquistati a duro prezzo, di conseguenza a duro prezzo collettivamente da difendere.

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Non il nostro diritto individuale, stabilito da una sentenza del 2005 della Corte di Cassazione, di stare a casa pagati, ma di tutti i lavoratori in egual modo.

A chi ci chiede – tutti! – di lavorare in nome dell’Expo, evento eccezionale bla, bla, bla, poiché così agendo danneggeremmo l’immagine del paese, noi rispondiamo che la colpa è di chi ha voluto fissare l’inizio dell’Esposizione Universale in un giorno festivo per legge in plateale spregio della storia del movimento operaio, con l’avallo di sindacati complici del lavoro gratis e interinale. E poi quale immagine dovremmo tutelare? A fronte di quanto accaduto in questi anni, tra inchieste, appalti manovrati da sistemi mafiosi, arresti per turbativa d’asta, azzeramenti del CdA, fino alla nomina di Cantone a presidente del comitato anticorruzione nel giugno 2014, a soli 11 mesi dall’inaugurazione, l’immagine di Expo è terrificante a causa dei danni inflitti dai suoi protagonisti.

Al sindaco che qualche giorno fa ci ha chiesto una riflessione ulteriore, rispondiamo che noi è più di un anno che riflettiamo e facciamo comunicati dicendo che per noi la Turandot può andare pacificamente in scena il 2 maggio.


A Paolo Puglisi segretario generale di Slc Cgil Milano, che propone di dedicare la rappresentazione ai morti sul lavoro, proprio al fine di valorizzare la festa del primo maggio rispondiamo che l’unico modo di valorizzare la festa del Primo Maggio è non lavorare, nel totale rispetto della sua natura e storia, che la CGIL dovrebbe avere ben nota
(basta leggere “Storia del Primo Maggio” a prefazione di Luciano Lama per curare l’amnesia). A Puglisi diciamo che è meschino e squallido fare beneficenza sulla pelle degli altri. Meschino e squallido fare demagogia sulle morti bianche per comandarci al lavoro. Davvero una strana concezione del sindacato quella secondo cui chi dovrebbe rappresentare l’interesse dei lavoratori si schiera non solo contro la loro volontà, ma contro la propria storia, quella del Primo Maggio socialista e comunista.

C’è un modo semplice per giungere a un accordo. La Direzione sposti la data della prima di Turandot al 2 maggio, Tanto più che l’inaugurazione di Expo 2015 non è – né è mai stata – il 1° maggio, ma il 30 aprile, con il concerto Andrea Bocelli. Ma se insiste a perseverare nella perniciosa richiesta, il problema è tutto suo. Direzione che in questa vicenda aveva prima negato che si dovesse lavorare il 1° maggio (con il vecchio Sovrintendente Lissner), quindi con Pereira ha tergiversato, per poi infine mettere tutti davanti al fatto compiuto.

Credo non ci sia molto da aggiungere, se non buon Primo Maggio di festa a tutti.

FONTE.

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From → anarcomedia

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