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RESISTENZE

aprile 24, 2015

Ovvero: Il contributo anarchico alla Resistenza a Milano e non solo
di Angelo Gaccione

rivsociale

Voglio ricordare il 25 Aprile di quest’anno parlando di un libro. Un libro importante e che rende giustizia ad una delle tante forze protagoniste della Resistenza. Giustamente, e correttamente, si comincia a parlare di Resistenza al plurale, perché tante sono state le anime che vi hanno preso parte (nelle forme e nei modi più diversi) e hanno contribuito al suo successo. E questo è tanto vero, se ci si prende la briga di andare ad indagare il moto resistenziale città per città, paese per paese, borgo per borgo, frazioni e campagne dove i fatti sono avvenuti. Prestando attenzione però a non separare dalla lotta armata partigiana, tutto il resto che le ruota attorno. Penso alle staffette, alle azioni di sabotaggio, agli aiuti dei contadini, a chi forniva informazioni, distribuiva materiali di propaganda, nascondeva renitenti e ricercati, proteggeva quanti rischiavano la deportazione, forniva viveri, decideva di disertare, e così via. Il grosso di queste persone spesso non apparteneva ad alcuna formazione politica; erano italiani che detestavano il fascismo, e che in seguito vivranno come un tradimento la svendita del governo all’occupante nazista. Questo tradimento fu decisivo per spingere verso la Resistenza settori insospettabili: ambienti militari, religiosi, borghesi acculturati, strati popolari.
Odissea” nei suoi numeri cartacei, ha dedicato ampio spazio all’altra Resistenza. Ha dato conto del contributo delle donne: al saggio di Caterina Arena “La militanza femminile antifascista” da me fatto pubblicare dalle Edizioni Nuove Scritture, “Odissea” ha dedicato una densa serata al Cral del Comune di Milano di via Bezzecca, con la presenza di ex partigiane, il nipote di Ferruccio Parri, e con testimonianze dirette di ebrei, cattolici, valdesi e così via. Del contributo dei valdesi e degli anarchici alla Resistenza abbiamo parlato ampiamente sul giornale; così è stato per il contributo dei brasiliani, con un documentatissimo scritto di Francesco Piscitello. Piscitello ha inoltre avuto la possibilità di avere una lunga conversazione con il partigiano “Arturo” (allora unico sopravvissuto del gruppo partigiano dell’Oltrepò pavese), uno dei protagonisti dell’arresto di Mussolini, che ha raccontato al nostro giornale il viaggio fino a Milano del cadavere del duce, della Petacci e dei suoi gerarchi. Per noi, dunque, le varie facce della Resistenza erano un dato acclarato.


Mauro De Agostini e Franco Schirone
con questo recente volume “Per la rivoluzione sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano. 1943-1945” (Edizioni Zero in Condotta, pagg. 368, € 20), apportano un altro prezioso contributo a queste ricerche. Ben documentato e ricco di materiali, eventi, nomi, luoghi e protagonisti, il saggio dei due studiosi del movimento libertario, prende le mosse dalla ascesa al potere del fascismo fino alla sua parabola finale. Da subito gli anarchici si rivelano come i più decisi oppositori, e da subito la repressione violenta si abbatte su di loro: sedi, giornali, sindacati (si pensi solo all’Unione Sindacale Italiana) vengono requisiti, sciolti o distrutti. I dispacci della polizia fascista parlano dei militanti anarchici come dei più attivi e pericolosi. Assassinati o costretti all’esilio, il regime tenterà di far piazza pulita di loro e degli altri antifascisti. Ma anche in esilio continueranno a rimanere attivi e quando arriverà il 1943, i gruppi che a Milano hanno saputo strutturarsi e rimanere legati al territorio, daranno prova del loro valore e del loro radicamento nei quartieri e nei luoghi di lavoro. Il libro registra dettagliatamente le azioni dei partigiani anarchici zona per zona, e mostra come in numerose occasioni il loro apporto sia decisivo e spesso in anticipo rispetto ad altri gruppi, nella cacciata delle milizie fasciste, nella presa di caserme, nella liberazione di parti della città, nella distribuzione di indumenti, cibo e altre necessità.

Le formazioni “Bruzzi-Malatesta” operano a Milano e dintorni e sono attive in decine e decine di azioni armate e di sabotaggio. Il numero dei militanti censiti e operanti su più livelli è significativo e altrettanto lo saranno le perdite. Molti altri militanti combatteranno inquadrati in formazioni non necessariamente anarchiche, come le formazioni “Matteotti”, e collaboreranno con i CNL e altri organismi collettivi, in cui oltre a loro ci sono comunisti, socialisti, azionisti, liberali, repubblicani, cattolici, marxisti radicali e senza partito). Un volume, dicevo, molto ricco ai fini della registrazione delle tante anime della Resistenza, di cui quella anarchica e anarco-sindacalista sono state parti non trascurabili.
Dobbiamo a loro e a quanti come loro si sono sacrificati e sono morti, le nostre libertà di oggi; spesso dimenticati e nel silenzio delle celebrazioni ufficiali; senza aver nulla preteso: né onori, né privilegi, né carriere parlamentari o posti di comando nell’Italia del dopoguerra. È per questa ragione che ci sono doppiamente cari, ed è per questa ragione che dobbiamo essere in piazza ogni 25 Aprile. Per onorare la loro memoria, per non farli dimenticare, perché continuino ad essere la cattiva coscienza degli opportunisti e dei corrotti. Fino alla resa dei conti.

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