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ANCONA: PROCESSIAMO IL P.D.

giugno 8, 2015

In una fredda mattina del febbraio 2014 un’imponente “armata” composta da alcune centinaia di poliziotti di vari corpi circonda e blocca un intero quartiere popolare di Ancona dando poi l’assalto all’ex scuola occupata di via Ragusa dove da prima di natale, col nome di “Casa de Nialtri” è in atto un’esperienza nuova e unica per il territorio locale e forze anche nazionale. Senza tetto e immigrati provenienti da tutte le parte del mondo, insieme a un gruppo di solidali (con forte presenza anarchica ed anarcosindacalista), tentano di dar vita a un percorso di convivenza e di autogestione ridando forza e dignità a quelli che sono considerati gli ultimi della terra. Attorno si è sviluppata una rete di solidarietà regionale con arrivi continui di cibo, vestiti, mobili, medicinali, ecc.

ancona

Sgomberati militarmente gli abitanti della Casa sono deportati e per molti di loro comincerà una lunga odissea. La regia dell’operazione è targata PD (la “sindaca” Mancinelli ha rifiutato ogni trattativa e scelto la prova di forza militare) e non si limiterà allo sgombro della Casa. Comincia e continua fino ad oggi, una vera e propria “pulizia etnica” (contro il cosiddetto “degrado”) per scovare i tanti poveri che trovano riparo nei mille angoli della città. La caccia all’uomo arriva persino nei sotterranei dell’ospedale regionale dove i senzatetto da anni trovano riparo dal freddo, aiutati spesso dai lavoratori.
Due giorni dopo lo sgombero alcune centinaia di persone (occupanti della Casa e solidali) dopo aver manifestato davanti a un comune blindato da celerini e carabinieri (che respingono ogni tentativo di forzatura), formano un improvvisato corteo che si dirige alla sede regionale del PD. Alcuni solidali riescono ad entrare nel portone d’ingresso dello stabile prima che la celere riesca a chiuderlo e a schierarsi per impedire agli altri dimostranti di entrare.
Penetrati nella sede del partito responsabile dello sgombero e delle violenze del potere, si assiste al “miracolo” delle bandiere e targhe del PD che, prese da grande vergogna, decidono di suicidarsi volando dal quarto piano, probabile malore attivo.
Oggi per quei fatti polizia e PD chiedono il conto cercando di colpire e criminalizzare i compagni. Il 18 giugno 2015 al tribunale di Ancona comincia (con l’udienza preliminare) il processo contro 7 imputati di violazione di domicilio e danneggiamenti con ulteriori aggravanti. Tra gli accusati compagni dell’USI-AIT e del gruppo anarchico “Malatesta di Ancona” (Gianfranco e Matteo) e dei Centri Sociali Marche. Rischiano una condanna che può andare da un minimo di un anno e qualche mese a un massimo di 6 anni di carcere.
Oltre alla denuncia di ufficio c’è anche quella presentata dal PD che, oltre a chiedere danni materiali “di certa entità” chiede anche quelli “morali” dato che “il raid ha ingenerato timore per l’incolumità fisica degli associati e degli amministratori causando un danno morale e di immagine al Partito Democratico che si è visto così colpito nel libero esercizio degli scopi (tutelati dalla costituzione) posti a fondamento dell’esistenza stessa del partito”.
Il processo che si apre ad Ancona è molto importante per un territorio regionale dove la piovra del “nuovo fascismo” del PD controlla e gestisce ogni cosa tentando di eliminare e criminalizzare, anche violentemente, ogni dissenso e opposizione sindacale e sociale. Nel periodo trascorso dallo sgombero di Casa de Nialtri ad oggi lo scontro contro questo potere e le sue ramificazioni, è stato quotidiano e diffuso dimostrando che la giunta del comune di Ancona (con la sua arroganza, prepotenza e violenza) è solo uno dei tanti tentacoli della piovra.
La dura vertenza che gli anarcosindacalisti dell’USI-AIT stanno portando avanti contro il licenziamento di due lavoratori cimiteriali iscritti all’USI da parte della nuova cooperativa chiamata dal comune di Senigallia ci riporta alla stessa logica dei fatti di Ancona. In questo caso la giunta PD (sindaco Mangialardi) e le cooperative che si sono succedute nella gestione dei lavori cimiteriali hanno fatto emergere una serie di problematiche legate alla sicurezza, alla esternalizzazione dei lavori e gestione degli appalti al massimo ribasso, del non rispetto delle clausole di salvaguardia di riassunzione di tutti i lavoratori da parte della cooperativa subentrante e tanto altro ancora. Anche in questo caso chi si batte per i diritti dei lavoratori e per la loro sicurezza, viene discriminato, perseguitato e alla fine gli viene tolto il lavoro causando gravi problemi per lui e per la sua famiglia. Anche questo è il PD nelle Marche.
Abbiamo visto la loro “democrazia” nello sgombero di Casa de Nialtri, nella criminalizzazione dei compagni, nelle loro pratiche quotidiane per schiacciare chi soffre e chi lotta, l’abbiamo vista infine recentemente a fine maggio, al comizio elettorale di Renzi al teatro delle Muse di Ancona, in una città blindata dove la parola d’ordine è stata: nessun dissenso o contestazione deve manifestarsi. I nostri compagni del “Malatesta” e dell’USI sono seguiti, controllati, spiati, circondati da digossini e celerini, minacciati in ogni loro movimento. Vietate le bandiere, vietato il megafono, non si può volantinare, se tirate fuori lo striscione denunce immediate e…poi come ci informa il digossino “vi fate anche male”. Fino all’allucinante tentativo di non farci sedere tranquilli su alcuni scalini perchè, come ci è stato detto: se siete più di tre è manifestazione non autorizzata. Il giorno dopo il “Corriere Adriatico” riassume in due righe la situazione kafkiana: “in piazza anche il gruppo anarchico Malatesta, marcato a vista dalle forze dell’ordine”.
Contro questo nuovo fascismo il processo per i fatti del febbraio 2014 diventa un avvenimento simbolo, per ribaltare una logica che non accettiamo e che combattiamo, perchè i compagni imputati non devono difendersi da niente e l’accusa va rispedita al mittente. La violenza è solo quella del PD. I danni, materiali e morali, li devono chiedere al PD i senza tetto perseguitati e messi in strada, i lavoratori licenziati per le discriminazioni e le pratiche volute da un potere che arricchisce chi è già ricco e chi lo serve, affamando e colpendo tutti gli altri.
Per l’udienza preliminare, ma ancor di più per il giorno in cui sarà emessa la sentenza, invitiamo alla massima solidarietà e mobilitazione.

Gruppo Anarchico “Malatesta” e Sezione USI-AIT di Ancona

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