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Bari: 7/8 agosto 1922

agosto 6, 2015

Vi sono particolari momenti storici nei quali la criminalità dello Stato appare in tutta la sua – terrificante – potenza. E’ accaduto nel 1969 quando – per fermare le legittime rivendicazioni popolari – lo Stato non ha esitato a far ricorso alla manovalanza fascista provvedendo – subito dopo la strage di Piazza Fontana – a depistare, insabbiare, coprire, mascherare, mistificare e – in ultima analisi – ad assolvere se stesso e gli esecutori materiali dell’orribile strage. Ancora più evidente il connubio tra Stato e fascismo negli anni ’20. “I fascisti veri e propri, col distintivo all’occhiello – scrive nel 1921 Luigi Fabbri – sono relativamente pochi; ma è la solidarietà, l’aiuto diretto e indiretto, la complicità mal dissimulata di tutte le varie forze di conservazione sociale che li rende forti” (cfr. L. Fabbri “La controrivoluzione preventiva Collana “Vallera” Pistoia 1975).

bari

Aiuto diretto ed indiretto”; complicità “mal dissimulata” … come quella – fin troppo palese – manifestata a Bari quando in occasione del cosiddetto “sciopero legalitario” proclamato dall’Alleanza del Lavoro il 1° agosto 1922 – alla quale aderivano il Partito Socialista Italiano, l’Unione Anarchica Italiana, il Partito Repubblicano, la CGdL e l’USI – il prefetto di Bari (Olivieri) ordinò – il 7 agosto 1922 – l’intervento dell’esercito per debellare l’accanita resistenza opposta dagli Arditi del Popolo accorsi da tutta la Puglia in difesa della Camera del Lavoro Sindacale (USI) attaccata (da una settimana) dai fascisti di Caradonna. Di quella sede storica – oggi – non v’è più traccia perché dopo essere stata saccheggiata, devastata e bruciata nelle calde giornate di agosto del 1922 – nel 1936 – fu totalmente rasa al suolo per cancellarne definitivamente la memoria storica.
La nascita degli Arditi del Popolo pugliesi risale al Primo Maggio 1922 per opera soprattutto degli anarchici guidati da Camillo Salonna e Vincenzo Pinto.
Negli scontri che si accesero tra via Lombardi e piazza Massari (il 2 agosto) cadde l’operaio Giusto Sale. Il giorno dopo – a sciopero (che avrebbe dovuto essere a oltranza) ormai revocato dalla, solita, CGdL – negli scontri di piazza Santa Barbara caddero altri 2 lavoratori: il tranviere Giuseppe Passaquindici e l’operaio Vito Cafaro.

Prima di attaccare la Camera del Lavoro Sindacale di Bari i fascisti di Caradonna si assicurano di fare terra bruciata intorno alla città. Il 1° luglio 1922, infatti i fascisti al comando di Achille Starace e dello stesso Caradonna prendono d’assalto la casa del popolo di Andria mentre la polizia procede con l’arresto di Nicola Modugno segretario generale (USI) della Camera del Lavoro Sindacale andriese. E’ in questo contesto che l’Alleanza del Lavoro – in raccordo a livello nazionale – stabilisce la proclamazione di un grande sciopero generale il 1° agosto 1922. La data dello sciopero – che avrebbe dovuto rimaner segreta – fu svelata in anticipo dalla CGdL la qual cosa consentì ai fascisti di prendere le, opportune, contromisure. Nel Comitato di sciopero fanno parte personaggi di spicco di tutte le forze sociali: anarchici compresi. Ne ricordiamo alcuni: Domenico De Leonardis, Filippo D’Agostino, Rita Maierotti, Vincenzo Pinto, Ettore de Silvestri, Gennaro Armenise, Piero Delfino Pesce, Vincenzo Nuovo, Francesco Favia, Giuseppe Longo, Enrico Meledandri, Ferdinando Dionisio, Agostino Giangrande, Leonardo Mesto, Antonio Lauricella, Camillo Salonna. I fascisti, a quel punto, decidono per l’azione di forza allo scopo di piegare quella che ai loro occhi è l’ultima cittadella operaia pugliese. L’obiettivo dichiarato è la “conquista” della città vecchia dov’è (ma sarebbe meglio dire dov’era) situata (nelle vicinanze della basilica di S. Nicola) la sede della Camera del Lavoro Sindacale (USI) e che rappresenta il centro di aggregazione e la base operativa degli Arditi del Popolo guidati dagli anarchici Vincenzo Pinto e Camillo Salonna. La mattina del 1° agosto 1922 grandi contingenti fascisti, capeggiati da Giuseppe Caradonna, giungono in città e si concentrano in Piazza Prefettura dalla quale danno il via alla “spedizione punitiva” contro le forze antifasciste provenienti da tutta la Puglia che – nel frattempo – si sono asserragliate nel perimetro di Bari “vecchia” erigendo barricate. Gli attacchi fascisti vengono tutti respinti al prezzo di tre vite umane nonostante il concorso attivo dei commissari di polizia De Donno e Maiorano che procedono ad arresti indiscriminati tra i lavoratori che si difendono fino all’intervento del Prefetto Olivieri che con un’azione a sorpresa – nella notte tra il 7 e l’8 agosto 1922 – fa invadere la città vecchia da alcuni battaglioni dell’esercito regolare con autoblindate e mitragliatrici. La camera del lavoro Sindacale – per ordinanza prefettizia – fu chiusa e fatta sgomberare mentre le forze di polizia giudiziaria procedono all’arresto di centinaia di lavoratori tra i quali tutti i componenti del comitato di sciopero con l’accusa di “formazione di bande armate contro i poteri dello Stato”. Gli arrestati (oltre 100) furono tutti rinchiusi nel Castello Svevo di Bari. Tra essi oltre a Camillo Salonna Vincenzo Pinto e Giulio Clerici figurano gli anarchici: Michele Pantaleo, Pietro Manzari e Pasquale Speranza.
Cfr: Vincenzo Pinto – Bari 1922: Arditi del Popolo in difesa della libertà – ed. Levante 1972

Ecco quanto riportato a pagina 3 da “Umanità Nova” – quotidiano anarchico” del 10 agosto 1922. E’ appena il caso di rammentare che lo “storicoVito Antonio Leuzzi ha “dimenticato” di consultare la pubblicistica anarchica (assai ricca in quel periodo) per portare avanti il suo lavoro di “ricercatore” della verità storica.

L’infame stroncatura governativa a Bari

(…) Abbiamo ricevuto oggi da Bari una lunga corrispondenza sullo svolgimento dello sciopero, che non pubblichiamo per mancanza di spazio ed anche perché ripete in dettaglio cose già dette. Ne stralciamo soltanto questo brano che riguarda la protezione e l’incoraggiamento (a delinquere) che il prefetto Oliviero (l’ex prefetto di Firenze assassinata) ha accordato ai lanzi baresi:
“(…) i fascisti, sotto gli occhi degli agenti della forza pubblica, lanciavano bombe, sparavano e facevano mostra di armi di ogni specie. Gli agenti “tutori dell’ordine” custodi della legge e del codice penale o caricavano o arrestavano gli operai, bastonandoli senza ragione o facendoli vilipendere dagli schiavisti. Furono operate perquisizioni in locali sovversivi; ma dai locali del fascio venivano continuamente tratte armi e munizioni. Il sindacato ferrovieri secondari fu nottetempo invaso e messo sossopra dai carabinieri (…)”
Ecco i fatti: ed il prefetto Oliviero (l’ex prefetto di Firenze assassinata) ha il coraggio di giustificare la propria opera violenta ed illegale, al servizio di coloro che muovono i fili del fascismo nelle Puglie, denunziando nientemeno che il turbamento dell’ordine “da parte dei sovversivi” (…)”

(Cfr. f.p. su Umanità nova – quotidiano anarchico del 10 agosto 1922 pag. 3)

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