Skip to content

Sebastián Allende

gennaio 3, 2016

Ovvero: L’influenza anarchica nella letteratura cilena

allende

Fin da bambino sono stato un buon lettore, il che ha sopperito alle mie mancanze in altre bran­che del sapere umano. Per questo oggi assaporo con gusto qualsiasi testo di Gabriela Mistral, José Santos González Vera e Óscar Castro. E ancor più mi piace perché conosco la militanza anarchica degli ultimi due, senza dimenticare lo spirito pacifista che attraversa le opere di Gabriela Mistral, a mio giudizio di tradi­zione tolstoiana.

Mi sono così accorto che l’influenza anarchica nella letteratura cilena non è affatto inesistente, anche se sorprende quan­to sia largamente ignora­ta. Se alcuni scrittori non sono andati oltre un flirt fugace con il socialismo libertario, come Víctor Domingo Silva e Carlos Mondaca Cortés, altri invece hanno abbracciato per la vita il percorso anarchico, come Manuel Rojas e Mauricio Wác­quez.

Parallelamente, nello stu­diare questo sorprendente legame tra creazione let­teraria e anarchismo cile­no, incuriosisce il destino di molti poeti che sono invece caduti, per vari motivi, nell’oblio. Figu­re come Zoilo Escobar, Antonio Bórquez Solar o Manuel Magallanes Moure sono praticamente sconosciute alle giovani generazioni, nonostante la buona penna sulla quale potevano contare.

L’alba della letteratura anarchica

L’anarchismo in Cile comincia a emergere in modo netto all’inizio del XX secolo, con organismi di lotta come le Società di Resistenza o gli atenei culturali. Sebbene il primo giornale anarchico cileno, “El Oprimido”, (L’oppresso), di cui sono usciti in tutto otto numeri, risalga al 1893, questa esperienza non può essere considerata la testimonianza di un ingresso effettivo dell’ideologia anarchica nel nostro paese. Bisogna oltretutto tener conto che l’anarchismo e il socialismo marxista non erano ancora arrivati a una chiara differenziazione e per questo nella stampa rivoluzionaria gli anarchici “creoli” non avevano ancora fatto le grandi distinzioni ideologiche o concettuali. Ciononostante, la realtà sociale del Cile di quegli anni, molto più cruda di quella attuale, era il vero incentivo ad aderire al socialismo, al di là di qualsiasi lettura dottrinaria: bastava vivere in quella situazione così pesante per sentirsi sfruttati e umiliati.
L’influenza libertaria, tuttavia, si manifestava non solo nel cosiddetto “movimento popolare”, ma anche in ambito artistico. Nomi come Carlos Veliz Pezoa, Antonio Bórquez e Alfredo Guillermo Bravo nutrono la protesta sociale contro l’oligarchia cilena, con gli strali dei loro versi.
Le vicende dei miserabili cominciano a farsi spazio nella letteratura cilena. In contrapposizione al genere stilistico in voga, quello del Modernismo, la letteratura cilena e latinoamericana nella quale trova posto l’influenza anarchica non si sofferma granché sulle questioni di stile. Infatti, così esprime sulla stampa creola:
Noi non cerchiamo allori, cerchiamo pane. Non cerchiamo il sorriso ingannevole di una gloria fittizia, ma il benessere di tutti all’ombra della parità tra uomini. La nostra penna è la frusta implacabile che flagella i vostri vizi. Società prostituta: sta arrivando la resa dei conti!
Nondimeno, non è possibile non rilevare una certa differenza tra la stampa militante e la letteratura di un Manuel Rojas e di un Óscar Castro, ai quali nessuno può imputare carenze stilistiche.

Un poeta speciale

Nato nel 1885, Francisco Pezoa è forse il più celebre poeta operaio anarchico, quello più citato nei vari circoli sociali. Originario del nord, la sua Canto a la pampa, una poesia che parla di donne e bambini uccisi nella scuola di Santa María di Iquique il 21 dicembre 1907, diventa la voce dei lavoratori. Nel suo linguaggio poetico, Pezoa riuscì a rappresentare l’indignazione popolare per quel massacro brutale.
Vale la pena ricordare che la sua collaborazione alla stampa anarchica fu feconda, essendo dotato di una buona penna, contribuendo con molte poesie, come De vuelta al mitín o Anarkos, che mostrarono la sua profonda creatività. Aveva inoltre un talento musicale, e infatti i suoi versi venivano spesso accompagnati da una chitarra.
Non c’è dubbio che la figura di Pezoa debba attrarre la nostra attenzione, soprattutto perché l’oblio in cui è caduto il suo lavoro richiama il destino del tutto simile che è toccato ai tanti operai morti nei giacimenti di salnitro.

L’influenza di Lev Tolstoj

In autori come Óscar Ortiz e Rodrigo Bugueño, che hanno fatto parte dell’ambiente artistico nazionale all’inizio del secolo scorso, l’influenza sul piano narrativo di Lev Tolstoj è del tutto evidente. In effetti, le idee del conte Tolstoj, anarco-cristiano, permearono la produzione letteraria anche di autori come Augusto d’Halmar (Augusto Thompson) o Fernando Santiván (Fernando Santiváñez) e per antonomasia del gruppo “I Dieci”.
Così, il realismo russo gettò solide radici in Cile, dove vennero peraltro fondate anche colonie basate sul pensiero tolstoiano. In queste non solo si perseguiva uno stile di vita a contatto con la natura e rigorosamente vegetariano, ma si affiancavano inoltre esperienze di ricerca e sperimentazione nel campo della creazione artistica.
A San Bernardo, in accordo con il sindaco locale Manuel Magallanes Moure, venne insediata
una comunità di questo tipo nel 1905, alla quale parteciparono anche Dhalmar de Santiván e il pittore Julio Ortiz de Zarate.
In un ambito più strettamente letterario, l’influenza di Lev Tolstoj si riflette chiaramente, a mio parere, nella prima pubblicazione di Fernando Santiván intitolata Palpitaciones de vida e pubblicata nel 1909.
Le sue storie lasciano intravedere un certo disincanto per la città moderna e per la vita moderna. Scorrendo la sua opera, ci si trova di fronte a una radicale messa in discussione dell’esistenza umana, soprattutto in storie come Días Grises, El juguete roto o El beso, che l’autore stesso definisce “pagine brusche e tormentate”.
In particolare El beso appare come l’esempio più riuscito di omaggio alla scrittura e al pensiero di Tolstoj. Qui Santiván narra i ricordi e le riflessioni di un militare, Rafael Gomero Velasco, proprio come fa Tolstoj in La morte di Ivan Il’ič. Entrambi i personaggi ricordano i loro anni di gioventù come i più fecondi ed entrambi sperimentano, con un certo disincanto, le difficoltà e le disillusioni della loro vita presente.

La prima metà degli anni Venti

Il periodo di tempo che intercorre tra il 1918 e il 1925 costituisce, a mio avviso, un picco in termini di scontri sociali. Non a caso alcuni lo chiamano “la crisi della società oligarchica”.
La creazione dell’Asamblea Obrera de Alimentación Nacional, nel 1918, e la costituzione della sezione cilena dell’Industrial Workers of the World (IWW), fondata nello stesso anno, sono due elementi essenziali per comprendere non solo l’attività politica di quell’epoca, ma anche quella artistica.
Questo fa sì che nella storia della letteratura cilena la cosiddetta “Generazione del 20” è sicuramente una delle più famose, con grandi e indimenticabili scrittori come José Domingo Gómez Rojas, José Santos González Vera o Marta Brunet.
Nel 1914 Gómez Rojas pubblicò la sua unica opera, Rebeldías Líricas, capace di interpretare con intima passione le pene e le miserie dei tanti migranti dell’epoca.
José Santos González, un altro scrittore di questa generazione, già nella sua prima opera, del 1922, tratta apertamente il tema del proletariato cileno. Nell’opera di questa raffinata mente critica, che è stato anche un testimone attento della vita quotidiana della gente comune, appaiono in modo più esplicito i legami tra letteratura sociale cilena e anarchismo.
Una delle sue caratteristiche letterarie più rilevanti fu l’economia del linguaggio, lo stile minimalista, che si ritrova anche nella sua produzione più ideologica pubblicata in riviste come “Claridad” e “Numen”.

La seconda metà degli anni Venti

Nella prima parte di questa ricerca ho brevemente ripercorso l’alba della letteratura anarchica in Cile. In questa seconda accennerò a personaggi come Federico Serrano Acevedo Hernández, ma mi concentrerò principalmente sulla figura di Óscar Castro, il “poeta dell’alba”.
In quel periodo, un acceso dibattito tra le classi lavoratrici aveva portato alla comparsa di programmi politici, come quello proposto da Arturo Alessandri, che almeno sulla carta postulavano una politica sociale in grado di alleviare la difficile situazione dei ceti popolari, soprattutto in un periodo in cui la crisi della società oligarchica era ormai del tutto palese.

Anche se esistevano già legislazioni che regolamentavano il mondo del lavoro, la loro portata era comunque modesta. Si arrivò così alla promulgazione della Costituzione del 1925 e a una serie di misure per regolare il mercato del lavoro che in realtà iniziarono a “funzionare” solo con l’ascesa del cosiddetto Frente Popular.
In questo quadro rientrò anche il riconoscimento delle unioni sindacali e a mio avviso una delle ragioni del declino anarchico di quel periodo è imputabile al suo eccessivo dottrinarismo in relazione alla legalizzazione delle unioni sindacali. Solo anni dopo figure come Ernesto Miranda riuscirono a dare una risposta adeguata, che rimandava direttamente all’anarco-sindacalismo.
Il movimento socialista libertario, con i suoi alti e bassi, continuò comunque a esercitare una sua influenza in Cile anche negli anni Venti. La già citata fondazione della IWW nel 1918 e la costituzione della Federación Anarquista de Santiago testimoniano la continuità della presenza anarchica nella società cilena. Questa presenza ha continuato ad avere riscontri anche in campo letterario, soprattutto in scrittori come Federico Serrano e Antonio Acevedo Hernández che esprimevano nella loro opera un’elevata affinità con l’anarchismo.

Il primo, originario del nord del Cile, iniziò la sua carriera politica sotto la guida di Luís Emilio Recabarren. Nel 1924 pubblicò su “Castalia” l’unica opera giunta sino a noi, intitolata Al correr de la pluma. Come si legge nel prologo, la sua intenzione era quella di “scrivere libelli che incoraggino la battaglia anti-militarista e l’abolizione della proprietà privata e dello Stato”. Non sorprende dunque che, anni dopo, il giornale anarchico cileno “El Libertario”, nel n. 8 del 1956, lo definisce “un poeta popolare rivoluzionario”. Infatti ai versi si accompagnava la sua partecipazione attiva alle lotte sociali.
Ma l’esempio forse più eclatante dell’influenza anarchica sulla letteratura sociale cilena nella prima metà del ventesimo secolo ci rimanda a Óscar Castro.
Nato nel 1910, nei suoi scritti narra vite di personaggi ai margini: prostitute, minatori, ultimi…storie pesanti nonostante riesca a mantenere una freschezza letteraria. Nei suoi lavori, Castro penetra a fondo nella vita di contadini e operai, con un tocco narrativo che lo ha reso uno degli scrittori più celebri della nostra storia.
In un ambito più strettamente sociale, il Poema de la fraternidad rende esplicito il suo anelito per una vasta solidarietà umana basata su una società più giusta. Ma in tutta la cosiddetta “generazione del 1938”, della quale Castro si sente parte, si trovano riferimenti al pensiero anarchico, anche se non in maniera così forte e sistematica come nell’opera di Castro.

L’influenza anarchica nella rivista “Babel” (1938-1951)

Una pietra miliare della letteratura cilena è senza dubbio la nascita della rivista “Babel”,per alcuni una delle migliori pubblicazioni latine del suo genere.
Nata in Argentina nel 1921, il primo numero pubblicato in Cile appare nel 1938, grazie a colui che ne sarà il suo instancabile regista: Enrique Espinoza, un argentino di origini ebraiche.
Perché parlare di influenza anarchica in “Babel”? In primo luogo, perché è un argomento che non è mai stato studiato e, in secondo luogo, perché ci permette di capire come la tradizione libertaria nazionale non decada ma semplicemente cambi forma. Come si è accennato, con l’instaurarsi del Frente Popular l’influenza anarchica comincia a venir meno, dato il carattere riformista dei governi radicali che promuovono l’integrazione sociale dei ceti popolari. Questa politica permea in profondità le aspirazioni sociali dell’epoca, cosa che consente parallelamente uno sviluppo economico del paese basato su una nuova forma di accumulazione capitalista. Sarà così solo la letteratura a mantenere vivo un nucleo socialista libertario guidato da Manuel Rojas, González Vera e dal meno noto Laín Diez.
Il comitato direttivo di “Babel” è appunto formato, oltre che da Espinoza, da questi tre autori ai quali si affianca una quarta persona, lo scrittore argentino Luis Franco, di tendenza trotzkista.
Autori noti come Ciro Alegría, Albert Camus, Gabriela Mistral ed Ernesto Montenegro, contribuiscono con passione alla rivista, dandole un ampio respiro letterario e filosofico.
Negli anni Trenta, si impone in tutto il mondo, il dibattito sulla relazione esistente tra socialismo reale e libertà, una questione che per molti si rivela spinosa. Lo scontro storico tra le correnti autoritarie e anti-autoritarie del socialismo prosegue infatti anche nello contesto di quell’epoca, radicalizzando le posizioni. Gli scritti di Manuel Rojas, che sembrano richiamare quelli di Albert Camus, affrontano in pieno questa tensione fra socialismo reale e libertà. Secondo Rojas esistono quattro tipi di socialisti. Il primo è il socialista “intellettuale”, disposto ad accettare qualunque cosa il socialismo reale gli dica. Il secondo è il socialista “materialista”, convinto che il socialismo sia stato creato solo per cambiare la sua condizione economica. Il terzo è il socialista “dirigista”, certo di essere stato chiamato a dirigere tutti gli altri. Il quarto, infine, è il socialista “etico”. Ed è appunto qui che io colloco Rojas, il quale concludeva dicendo che nella prima categoria troviamo gli innumerevoli “compagni di strada” del socialismo, nella seconda e nella terza i personaggi che popolano i partiti socialisti e comunisti, e nella quarta invece troviamo pochissime persone, guardate oltretutto con sospetto dagli apparati di partito perché “troppo indipendenti”.
Non c’è dubbio che la letteratura costituisca un’ottima fonte per ricostruire il quadro storico di una data epoca, anche se bisogna ovviamente tener conto che quello sguardo è comunque influenzato dalla soggettività degli autori. Nata in Argentina nel 1921, il primo numero pubblicato in Cile appare nel 1938, grazie a colui che ne sarà il suo instancabile regista: Enrique Espinoza, un argentino di origini ebraiche.
Perché parlare di influenza anarchica in “Babel”? In primo luogo, perché è un argomento che non è mai stato studiato e, in secondo luogo, perché ci permette di capire come la tradizione libertaria nazionale non decada ma semplicemente cambi forma. Come si è accennato, con l’instaurarsi del Frente Popular l’influenza anarchica comincia a venir meno, dato il carattere riformista dei governi radicali che promuovono l’integrazione sociale dei ceti popolari. Questa politica permea in profondità le aspirazioni sociali dell’epoca, cosa che consente parallelamente uno sviluppo economico del paese basato su una nuova forma di accumulazione capitalista. Sarà così solo la letteratura a mantenere vivo un nucleo socialista libertario guidato da Manuel Rojas, González Vera e dal meno noto Laín Diez.
Il comitato direttivo di “Babel” è appunto formato, oltre che da Espinoza, da questi tre autori ai quali si affianca una quarta persona, lo scrittore argentino Luis Franco, di tendenza trotzkista.
Autori noti come Ciro Alegría, Albert Camus, Gabriela Mistral ed Ernesto Montenegro, contribuiscono con passione alla rivista, dandole un ampio respiro letterario e filosofico.
Negli anni Trenta, si impone in tutto il mondo, il dibattito sulla relazione esistente tra socialismo reale e libertà, una questione che per molti si rivela spinosa. Lo scontro storico tra le correnti autoritarie e anti-autoritarie del socialismo prosegue infatti anche nello specifico contesto di quell’epoca, radicalizzando le posizioni. Gli scritti di Manuel Rojas, che sembrano richiamare quelli di Albert Camus, affrontano in pieno questa tensione fra socialismo reale e libertà. Secondo Rojas esistono quattro tipi di socialisti. Il primo è il socialista “intellettuale”, disposto ad accettare qualunque cosa il socialismo reale gli dica. Il secondo è il socialista “materialista”, convinto che il socialismo sia stato creato solo per cambiare la sua condizione economica. Il terzo è il socialista “dirigista”, certo di essere stato chiamato a dirigere tutti gli altri. Il quarto, infine, è il socialista “etico”. Ed è appunto qui che io colloco Rojas, il quale concludeva dicendo che nella prima categoria troviamo gli innumerevoli “compagni di strada” del socialismo, nella seconda e nella terza i personaggi che popolano i partiti socialisti e comunisti, e nella quarta invece troviamo pochissime persone, guardate oltretutto con sospetto dagli apparati di partito perché “troppo indipendenti”.
Non c’è dubbio che la letteratura costituisca un’ottima fonte per ricostruire il quadro storico di una data epoca, anche se bisogna ovviamente tener conto che quello sguardo è comunque influenzato dalla soggettività degli autori.
Il caso di González Vera non fa eccezione. Il suo scritto Gli anarchici è parte integrante di un’indagine sull’anarchismo.
Qui González Vera si concentra sulla vita sociale di quegli anarchici, in particolare calzolai, che ebbe la fortuna di incontrare durante i suoi anni giovanili.
Racconta i suoi incontri all’ateneo Francisco Ferrer, dove gli anarchici si riunivano per dibattere o raccogliere fondi per sostenere la causa.
Uno degli elementi più ricchi della sua produzione artistica è una certa indagine psicologica che delinea il profilo umano di questi anarchici, senza idealizzarli, ma presentandoli per quello che effettivamente erano.
Personalmente, mi ha sorpreso la vicinanza che alcuni di loro avevano al pensiero cristiano, come José Clota o Casimiro Barrios. González Vera racconta anche l’arrivo degli immigrati, in particolare svedesi, russi o slavi in genere.
Addentrandosi nello scritto, il lettore sembra precipitare in un mondo alieno, quasi caricaturale, di persone che studiano teosofia e spiritualismo. Per questo sono uno di quelli che sostiene che il linguaggio e l’analisi di molti libertari cileni odierni siano più vicini al discorso marxista latino americano degli anni Sessanta che alle idee anarchiche così come si erano espresse in Cile nei decenni precedenti del Novecento.
Ad esempio, a un certo punto González Vera narra la dura repressione che si scatenò contro una manifestazione libertaria alla quale partecipava: “Mentre correvo per evitare di farmi ammazzare, mi sono reso conto quanto fossero vere le asserzioni del filosofo Alcides: gli agenti erano loro stessi poveri, tuttavia, con quanto ardore picchiavano altri poveri che lottavano per migliorare i loro salari”.

Qualche parola finale sui decenni successivi

Per sua natura, una ricerca che si metta a riflettere sull’influenza anarchica nella letteratura cilena potrebbe contenere tutta la nostra storia letteraria. La vicinanza degli anarchici al mestiere della scrittura si intuisce negli anni successivi anche in persone come Mauricio Wácquez o Cristián Vila Riquelme, o ancora come Roberto Bolaño, che si definiva “trotzkista-anarchico-terzomondista”. Senza dimenticare che è uno dei pochi scrittori che ricordano ciò che la sinistra comunista vuole relegare nel mare dell’oblio: le odi a Stalin di Pablo Neruda.
Così, l’influenza libertaria nella storia letteraria cilena, tuttora poco conosciuta, rimane un campo ancora da indagare, anche perché oggi stanno comparendo sulla scena molti giovani intenzionati a coltivare il rapporto fra anarchismo e letteratura, nei libri ma anche nelle numerose pubblicazioni online o in alcune fanzine apparse negli ultimi anni.

* Sebastián Allende (1984). Realizó sus estudios secundarios en el Liceo municipal José Victorino Lastarria de Providencia (Santiago-Chile). Se graduó de Licenciatura en Historia de la Universidad de Artes y Ciencias Sociales (ARCIS). Participó en la fundación del Grupo de Estudios Domingo Gómez Rojas. Entre los años 2010-12, el licenciado Allende impartió el ciclo de conferencias Cátedras anarquistas y estuvo invitado al Congreso de estudiantes de Historia de la Universidad de Chile: Diálogos sobre el pensamiento crítico y memorias en Chile y América Latina, realizado en el Archivo Histórico Nacional.

Otras publicaciones: Recordando a Gabriela (Tierra y Libertad Nº 249, Madrid-2009); La influencia anarquista en la literatura chilena (Santiago de Chile-2010) [Versión electrónica http://www.EdicionesEspirituLibertario.cl]; Manuel Rojas. Sencillamente (Revista Erosión Nº 2, Santiago-2013); Anarquismo y literatura latinoamericana: Rafael Barret y Manuel Gonzalez Prada (Revista Erosión Nº 3, Santiago-2013); Octavio Paz y Albert Camus: libertad antes del alba (Revista Erosión Nº 4, Santiago-2014) y Entre zapatos, libros y serruchos. Anarquismo y anarcosindicalismo en Chile (1920-1955).


EUTRAPELIA Libros
San Ignacio de Loyola Nº 75 Local 21
Santiago – Chile
Código Postal Nº 8330198
Estación Metro LA MONEDA

Annunci

From → Recensioni

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: