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RISPOSTA AD ALCUNE MENZOGNE SU PINELLI E L’U.S.I.

dicembre 30, 2019

Vi sono dei “personaggi” che, in nome di una falsa purezza, in questi mesi del cinquantenario dell’assassinio di Pinelli cercano ogni mezzo per sfasciare il movimento e colpire ogni cosa. Purezza che per chi li conosce fa solo ridere visto la pluridecennale collocazione politica del loro gruppo di riferimento (zerbino del “Leoncavallo” e dei poteri politici, istituzionali ed economici che vi sono dietro) e dei profili politici di alcuni di loro.

L’ultima trovata di uno di costoro cerca di minimizzare ed attaccare l’organizzazione anarcosindacalista in cui Pino attivamente militava e di buttare ombre sul rapporto di Pinelli con essa. Leggiamo infatti questa perla:
Pinelli è stato definito, oltre che come un anarchico in tanti modi. Tra questi anche sindacalista. E’ sindacalista, secondo me, chi promuove vertenze, lotte, scioperi, picchetti. E’ vero che era iscritto all’USI, ma quella organizzazione, che aveva cessato di operare con l’arrivo del fascismo, esisteva quasi soltanto formalmente negli anni ’60. Il suo rilancio è avvenuto molti anni dopo. Di Pinelli non si dovrebbe fare un mito…” .

Allora è il caso di ripassare un pò di storia di quegli anni per chiarire le loro bugie.
L’USI del secondo dopoguerra nasce nel 1950, dopo che si era consumata la scissione dell’unità sindacale. Certamente non è paragonabile a quella sciolta dal fascismo, repressa e costretta alla clandestinità e all’esilio, non raccoglie grandi masse ma al tempo stesso ha rappresentato per venti anni un momento importante per la conflittualità di classe di matrice libertaria. Minimizzare questa storia, e peggio ancora il sacrificio e l’impegno di compagni che in quegli anni hanno operato nell’USI, è solo un’atto di cattiveria gratuita finalizzato al puro intento diffamatorio.

In quegli anni infatti l’USI si radica in alcune zone dove alta diventa la conflittualità. In particolare a Genova dove raccoglie molte adesioni all’Ansaldo (la prima fabbrica italiana occupata a lungo nel dopoguerra), all’Italcantieri, nelle altre fabbriche, tra gli edili e i portuali. Buona la presenza in Toscana, operativa anche in altri centri. Troviamo militanti dell’USI attivi nei più importanti scontri sociali come nella Genova antifascista del 1960 e nella rivolta di Piazza Statuto del 1962 a Torino. Nella seconda metà degli anni cinquanta l’USI si era anche diffusa tra i braccianti pugliesi portando avanti significative lotte. Negli ultimi anni sessanta forte era la presenza a Carrara oltre che sempre nel genovesato. Con l’autunno caldo e la stagione 1968-’69 attorno all’USI si moltipilica l’attenzione e l’interesse e importante è la creazione di una sezione a Milano (Bovisa) all’interno delle lotte in corso in quel periodo a cui seguirà una seconda sezione USI (“Milano centro” alla casa dello studente e del lavoratore, nell’ex hotel commercio occupato). Un lavoro sindacale in diverse aziende che ha in Pinelli uno dei protagonisti.
La stessa segreteria nazionale dell’USI deve essere spostata da Genova e non a caso si pensa di portarla a Milano. Poi le bombe, l’uccisione di Pino, la repressione e la caccia alle streghe e anche l’USI è costretta a fermarsi per alcuni anni prima di essere di nuovo riattivata alla fine degli anni settanta.

Quindi l’USI esisteva solo “formalmente” negli anni sessanta e Pinelli vi aderì quasi casualmente? No cari calunniatori avete sbagliato storia. La nostra storia l’hanno scritta i nostri compagni con la loro lotta e il loro sacrificio, non permettiamo a nessuno di calpestarla.

Archivio nazionale USI
(il responsabile: Gianfranco Careri)

From → anarcosindalismo

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