Skip to content

Assemblea sulla sanità in Lombardia

Giovedì 1° Febbraio 2018 ore 21.00 ASSEMBLEA PUBBLICA presso

CSOA COX18 – Libreria CALUSCA – Archivio P. MORONI

con Aldo Gazzetti del Forum per il diritto alla salute Lombardia e USI Sanità ospedali S. Carlo e S. Paolo

RIFORMA SANITARIA DELLA REGIONE LOMBARDIA

IN QUESTI GIORNI I CITTADINI AFFETTI DA PATOLOGIE CRONICHE (ipertensione, diabete, cardiopatie, tumori, nefropatie ecc .) STANNO RICEVENDO UNA LETTERA DA PARTE DELLA REGIONE LOMBARDIA, CON LA QUALE SARANNO INVITATI AD EFFETTUARE LA SCELTA DI UN “ GESTORE ” CHE AVRÀ IL COMPITO DI PIANIFICARE L’ ASSISTENZA DI CUI NECESSITANO. TALE RIFORMA SARÀ PRESENTATA COME LA SOLUZIONE DI TUTTE LE DIFFICOLTÀ E DISSERVIZI LAMENTATI DAGLI UTENTI, MA LA REALTÀ SARÀ BEN DIVERSA .

Con due delibere, la n. 6164 del 30 gennaio e la n. 6551 del 4 maggio 2017, la Giunta Regionale lombarda, senza nemmeno una discussione in Consiglio Regionale, sta modificando totalmente l’assistenza sanitaria in Lombardia e cancellando alcuni dei pilastri fondativi della legge di riforma sanitaria la n. 833 del ’78, nello specifico quello della medicina generale o di base.

Medicina Democratica e alcuni sindacati medici, hanno presentato ricorso al TAR (tribunale amministrativo regionale) per incostituzionalità delle delibere: una delibera non può modificare una legge!

La vicenda riguarda, secondo le stime della Regione, circa 3.350.000 cittadini “pazienti cronici e fragili” suddivisi in tre livelli a seconda della gravità della loro condizione clinica. Costoro riceveranno dopo la metà di gennaio una lettera attraverso la quale la Regione li inviterà a scegliersi un “gestore” al quale affidare, attraverso un “Patto di Cura” (un atto formale con validità giuridica vincolante per un anno), la gestione della propria salute. Il gestore potrà essere loro consigliato dal medico di base o scelto autonomamente da uno specifico elenco predisposto dalla Regione. Il gestore predisporrà il Piano di Assistenza Individuale (Pai) prevedendo le visite, gli esami e gli interventi ritenuti da lui necessari;

Il gestore non è una persona, potrebbe anche non essere un medico. Nella maggioranza dei casi sarà una società o una cooperativa privata accreditata, cioè convenzionata con la Regione.

Il Mmg (il medico di medicina generale) viene quindi privato di qualunque ruolo, sostituito da un manager e da una società e avrà come unica funzione quella di “suggerire” a quale “gestore” potrà rivolgersi il paziente. Non sarà più il medico di base a decidere come dovrà essere curato un “malato cronico” rientrante nelle 65 tipologie individuate dal legislatore regionale. Questo ruolo passa a un “gestore” – un ente o una società, che potrà gestirne fino a 200.000 – cui la stessa Regione affiderà un budget pro capite cui

Il “guadagno di impresa” del gestore dovrà essere scavato in questo budget predeterminato, risparmiando sulle prestazioni e/o sul loro costo.

Le conseguenze pratiche di queste “innovazioni” sono facilmente immaginabili: – i “gestori” mireranno a “creare valore per gli azionisti”, e dunque dichiareranno “inutili” tutta una serie di prestazioni poiché il guadagno del gestore, disponendo di un budget limitato per ogni paziente, salirà in proporzione al risparmio sulle cure. Un incentivo formidabile che dovrebbe permettere alla Regione di risparmiare qualcosa e ai “privati gestori” di introitare cifre astronomiche… a spese ovviamente della salute dei malati più deboli.

Una “legge eccezionale”, sostiene la Regione, perché eviterà che cittadini malati, in maggioranza anziani, debbano impazzire con le ricette, le telefonate interminabili ai centralini regionali per fissare le visite, le code agli sportelli, le liste di attesa ecc. ecc.

La Regione Lombardia non dirà che eventuali altre prestazioni, al di fuori di quelle prestabilite, che dovessero rendersi necessarie per la medesima patologia verranno fatte pagando di tasca propria. Questa riforma non solo non garantisce la riduzione dei tempi di attesa, ma non ci sarà nemmeno la certezza di poter afferire agli stessi ospedali/centri e agli stessi specialisti presso i quali i cittadini erano seguiti regolarmente fino ad oggi. Se si sceglierà il gestore, costui si occuperà solo della gestione delle vostre malattie croniche, per tutte le altre malattie si continuerà a far riferimento al proprio medico curante. Questa circostanza potrà generare situazioni confuse e conflittuali con un notevole aumento della burocrazia.

La Regione Lombardia non dirà che tutti questi disagi sono stati costruiti ad arte, prima da Roberto Formigoni e poi da Roberto Maroni, per spingere i cittadini verso la sanità privata che li aspetta con gioia per lucrare ulteriormente sulla loro pelle.

Insomma l’operazione cronici della regione Lombardia è la via maestra per l’inserimento del capitale finanziario nel mercato della sanità, con un semplice stratagemma.

Una multinazionale che possiede un piccolo centro diagnostico accreditato dalla Regione per una gamma limitata di prestazioni diagnostiche può essere riconosciuto come gestore di decine di migliaia di pazienti, purchè si doti di una struttura informativa e un centralino, dirottando i propri pazienti nei vari centri erogatori con cui ha stabilito accordi economici, in modo da controllare un’intera filiera di produzione ed erogazione di prestazioni diagnostiche e terapeutiche, ambulatoriali e ospedaliere”.


RESPINGIAMO LA LETTERA DEL GESTORE E TENIAMOCI IL MEDICO DI BASE!

– La riforma lascia la libertà di scelta. Il cittadino può scegliere di rimanere con il proprio medico curante e non indicare alcun gestore.
– La mancata adesione al gestore non comporta alcuna penalizzazione.
– Se la riforma dovesse essere migliorata si potrà eventualmente aderire in seguito.

https://www.facebook.com/groups/1310726029007639/permalink/1865427040204199/

https://www.facebook.com/events/1415054361949928/

https://cox18.noblogs.org/post/2018/01/10/12188/

Annunci

Da Casa Dé Nialtri alla soluzione finale …

… del Daspo urbano e politico.

Una scuola libertaria sulle Apuane

Anche quest’anno ed è la quarta volta, a partire dal mese di marzo. viene tenuta nei locali della Pubblica Assistenza di Minazzano, un piccolo paese della montagna di Seravezza (LU), un corso di pittura ispirato alla pedagogia libertaria.


Oltre alla validità di questa esperienza, i bambini partecipano entusiasti, ci preme sottolineare che il filo conduttore è rappresentato dall’incipit con cui la compagna attiva in questo corso, ha iniziato un intervento apparso su ‘Lotta di Classe‘, quando parla di aiutare nella crescita i bambini e trarre da loro anche la propria personale crescita umana e personale.

Una crescita che sia rispettosa di quei valori comunitari che ancora oggi sono presenti nei piccoli paesi delle Alpi Apuane. Un corso che non dà premi, che non introduce steterili competitività, ma che sia rispettoso delle diversità, degli interessi individuali. che dia un contributo alla crescita solidale, rispettosa degli individui e che abbia la capacità di introdurre quegli elementi di sapere critico di cui tanto oggi c’è bisogno.

L’incaricato

Quel che resta del Contratto

Pubblico Impiego. Contratto. Mobilitazione generale il 19 gennaio. Il 26 nuova Mobilitazione nelle Funzioni Centrali


QUEL CHE RESTA DEL CONTRATTO

La firma dell’ipotesi di contratto nazionale delle funzioni centrali (23 dicembre 2017) rappresenta un’ulteriore battuta d’arresto per tutto il pubblico impiego, perché questo accordo, contrariamente a quanto scrivono i sindacati della complicità, impone aumenti compatibili con i soldi stanziati dal Governo e in linea con i dettami della finanza europea. Aumenti erosi completamente dall’aumento del costo della vita, senza un centesimo di arretrato per il periodo che va dal 2010 al 2015, con risorse ridotte per il 2016 e 2017, con i soldi della produttività di tutte/i distribuiti in modo sempre più diseguale, in linea con le fasce previste sin dal 2009 dal cd. decreto Brunetta, per niente superato.
La contrattazione viene limitata alla sola suddivisione delle risorse, con criteri in gran parte decisi dalla dirigenza e del tutto esclusa su aspetti fondamentali quali orari, organizzazione del lavoro, mobilità, etc.. Le rsu ridotte ormai a rappresentare simulacri di negoziati inesistenti.

Si fa sempre più strada l’orario multiperiodale per risparmiare su forza lavoro e straordinari; si riducono gli spazi di agibilità sindacale (cessa definitivamente di esistere la già discutibile concertazione), si scaricano sul singolo lavoratore gli oneri della solidarietà (vedi le ferie solidali) che dovrebbero rientrare invece tra i diritti individuali inalienabili affinché chi si ammala non perda il posto di lavoro.

Sulla scia del contratto dei metalmeccanici, si rafforzano previdenza complementare, sanità integrativa e welfare aziendale con le risorse decentrate che saranno appannaggio di quelle stesse organizzazioni firmatarie o delle loro emanazioni: questo è il vero oggetto della cessione dei diritti e degli aumenti contrattuali.

A questo punto la trasformazione delle organizzazioni sindacali è completa. Non più rappresentanti degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, ma complici di un sistema che usa i contratti per comprimere potere di acquisto e potere negoziale riducendo diritti, tutele e salario.

Il contratto delle funzioni centrali è figlio degli accordi del 2016 sui 4 comparti che determinava aumenti contrattuali solo in linea con i dettami della finanza pubblica e nei limiti delle risorse finanziarie che il Governo aveva messo a disposizione senza guardare a quanto avevamo effettivamente perso negli anni di blocco della contrattazione. La riduzione dei diritti – sia di quelli individuali, che collettivi, come nel caso delle RSU – vuole definitivamente togliere la parola a chi combatte questo sistema, come già accaduto con l’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014.

Con la firma dell’intesa sui 4 comparti e l’accettazione implicita dei decreti Madia, la firma definitiva del primo contratto nazionale del Pubblico Impiego diventa un pro-forma a cui non potrà sottrarsi chi intenderà continuare a godere di un minimo di agibilità sindacali: cessa di essere un contratto per trasformarsi in un’altra cosa.

Questo sarà il modello da seguire per tutti gli altri comparti di contrattazione.

I lavoratori e le lavoratrici sappiano però che ormai non basta più denunciare i reali contenuti di questi contratti al ribasso. Servono altre parole d’ordine come la quattordicesima in busta paga, l’estensione dei diritti individuali, il diritto di assemblea e di contrattazione per ogni singolo delegato RSU. Serve che non siano barattati i nostri aumenti con i “bonus” (leggasi elemosina) o in cambio della previdenza complementare, della sanità e del welfare integrativi.
Serve che i Pubblici Impiegati non vengano discriminati rispetto al settore privato ricevendo TFR (o TFS) con due anni di ritardo, che non vengano penalizzati gli assunti post 2001 con una vessazione occulta del 2,5% sul TFR, o con l’inaccessibilità al TFR o al TFS già accumulato.
Serve a tutti che i vantaggi del bonus fiscale voluto da Renzi producano effetti di reale incremento stipendiale fisso e ricorrente, o di detrazione fiscale stabile. Serve rifiutare l’indottrinamento e la pratica della valutazione e della performance utilizzata come grimaldello per dividere i lavoratori e le lavoratrici e non – come falsamente affermato – per valorizzarne il merito.In questo senso la Pubblica Amministrazione deve tendere a garantire standard di servizio in ogni luogo di lavoro e, conseguentemente, parità di salario.

Per questo Cub, Sgb, Slai Cobas, Si Cobas, Usi AIT e Pubblico Impiego in movimento lanciano due prime giornate di mobilitazione.

Il 19 gennaio 2018 Mobilitazione nazionale e generale di tutti i comparti pubblici con volantinaggi e presidi informativi.

Il 26 Gennaio 2018 nuova Mobilitazione per i lavoratori delle Funzioni Centrali, primi ad aver visto firmata l’ipotesi di contratto. Lavorando per lo Sciopero Generale di tutti i Lavoratori del Pubblico Impiego.

NEL 48° ANNIVERSARIO DELL’ASSASSINIO DI PINELLI E DELLA STRAGE DI STATO

Il 12 dicembre si è svolta a Milano una manifestazione nella ricorrenza della strage di piazza Fontana per rivendicarla come strage di Stato e ricordare l’assassinio di Giuseppe Pinelli e l’innocenza di Pietro Valpreda.

E’ stata anche l’occasione per dare una ferma risposta alle provocazioni fasciste che hanno danneggiato le lapidi di Varalli e Zibecchi.
.
La cerimonia si è svolta dalle ore 18 in piazza S. Stefano, vicino all’Università Statale, inaugurando un ceppo marmoreo con la scritta: Volevano cambiare il mondo e hanno sacrificato la loro vita “Claudio Varalli 17 anni ucciso da un fascista il 16 aprile 1975” e “Giovanni Zibecchi 27 anni travolto e ucciso da un camion dei carabinieri il 17 aprile 1975”.

Ci sono stati interventi nel ricordo delle due vittime e sulla responsabilità delle strage di Stato, denunciando come esecutori la manovalanza fascista.
E’ poi partito il corteo, molto partecipato, con in testa lo striscione anarchico che denuncia la strage di Stato, seguito dagli striscioni e dalle bandiere delle organizzazioni e associazioni della sinistra, degli anarchici, dell’Usi. Dopo un largo giro nelle vie del centro la manifestazione è terminata in piazza Fontana dove si sono svolti gl’interventi conclusivi.

Nella serata del 14 dicembre si è svolta allo “Spazio Micene”, in via Micene zona S. Siro, la tradizionale iniziativa in ricordo di Giuseppe Pinelli organizzata dalla Fai milanese, l’USI di Milano e dallo stesso “Spazio Micene”. Fin dalle ore 19, come preannunciato nel programma, in molti si sono trovati alla cena/buffet appositamente allestita, mentre dalle ore 20,30 sono iniziati i vari interventi. Il primo riguardava, sul piano internazionale, la repressione che sta subendo la popolazione mapuche che vive parte in Argentina e parte nel Cile, la quale è stata spogliata delle sue terre e nel momento che le rivendicano con la loro lotta subiscono attacchi fortemente repressivi da parte dei rispettivi governi, sono sottoposti nelle loro manifestazioni a cariche pesanti, subiscono carceri e anche uccisioni.

Recentemente si sono svolte anche a Milano iniziative di protesta contro il consolato argentino e nei confronti dei negozi Benetton, in quanto tale multinazionale ha acquistato per motivi speculativi parte delle terre della popolazione mapuche, rendendosi responsabile degli atti repressivi nei loro confronti.

Una giovane compagna mapuche, esponente della “Rete Internazionale in Difesa del Popolo Mapuche” ha ricordato, anche con l’ausilio di un video, la cultura di quella popolazione che nutre un profondo rispetto della terra e della natura, che si organizza in comunità autogestite, che lotta per la riappropriazione delle terre e della forte repressione costretta a subire.

Come è stato il caso, ormai diventato famoso, della uccisione di Santiago Maldonado, un giovane militante anarchico impegnato nella solidarietà con la lotta dei Mapuche, scomparso dopo un’azione repressiva da parte delle forze governative, ritrovato in seguito morto in un fiume. Quest’anno altri 4 mapuche sono stati uccisi in seguito alle loro proteste.

E’ stato anche ricordato per l’occasione il gemellaggio fatto dall’USI con comunità mapuche in terra cilena, impegnandosi a fare una campagna di controinformazione e promuovendo un’azione solidale di raccolta fondi a sostegno della popolazione mapuche.

C’è stato poi un intermezzo musicale di Alessio Lega cantando alcune canzoni in riferimento alle lotte nell’america latina e si è cantati tutti assieme la nota canzone della “Ballata di Pinelli”.

E’ poi intervenuta Claudia Pinelli, come negli anni precedenti, esternando la sua commozione anche in presenza di un salone pieno, molti stavano fuori, di un pubblico particolarmente attento, ricordando pezzi di vita vissuti dalla sua famigli e dal padre in quel territorio, a pochi passi c’era la loro abitazione di un tempo. Ha colto l’occasione per ricordare il grande impegno svolto dalla madre Licia in tutta la sua vita nella vicenda della tragica morte di Pino, che ha compiuto 90 anni pur mantenendosi ancora lucida.

Ne ha approfittato per ricordare la figura di Camilla Cederna nel ventennale della sua morte, molto scomoda al potere anche se di provenienza borghese, che molto coraggiosamente contestò da subito la versione sulla morte di Pinelli, l’accusa nei confronti di Valpreda e la versione ufficiale della strage di piazza Fontana. Una giornalista che con le sue pubblicazioni diede un contributo determinante nelle dimissioni dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Non è un caso che le istituzioni hanno una grande difficoltà a ricordarla ufficialmente anche nella sua città.

La sorella di Claudia, non potendo essere presente perché quest’anno impegnata in altro luogo per la stessa causa, ha inviato una comunicazione che è stata letta, in cui si dice dispiaciuta di non poter partecipare e che termina dicendo: “…. noi siamo nate e cresciute in questa zona popolare che mi riporta a ricordi bellissimi e tristissimi e che con voi ogni anno ripercorriamo con il vostro abbraccio. E quando ci sono compagno veri vicino la notte non fa più paura. Viva l’Anarchia con i suoi ideali di pace e fratellanza, Silvia.

E’ seguito l’intervento di Franco Schirone per ricordare l’impegno del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli nelle lotte sociali del suo tempo, dalla Resistenza quando giovanissimo contribuì alla lotta partigiana, al suo sostegno alle prime contestazioni giovanili dai beat ai provos, alla sua partecipazione alla gioventù libertaria milanese nel progetto “materialismo e libertà”, nel suo impegno con la “croce nera anarchica” nel sostegno di compagni vittima della repressione, anche a livello internazionale, fino alla partecipazione nelle lotte dei lavoratori, come dimostra la ricostituzione della sede USI alla Bovisa, con l’intervento attivo in quelle fabbriche della zona e nel rapporto stretto con i CUB, Comitati Unitari di Base, che crescevano e si diffondevano nel superamento del sindacalismo ufficiale a quel tempo.

Termina la serata con la musica di Alessio Lega, agganciandosi ai temi della serata, cantando “le mondine” in riferimento alle donne ribelli, una canzone sull’amore di Franco Fortini, una sulle lotte nelle carceri degli anni “70 e quella di Ambaradan sui crimini del colonialismo italiano..

A quel punto si è formato, come tutti gli anni, un corteo verso le 22,30, con le bandiere anarchiche, dell’USI, delle lotte per la casa, accompagnate dal “Coro Micene”, attraversando il quartiere cantando “Addio Lugano bella”, “Figli dell’officina”, “L’internazionale” ecc.

La manifestazione termina sotto il palazzo delle case popolari dove viveva Pinelli con la sua famiglia, sostando sotto la lapide messa in suo ricordo da diversi anni e posando una corono con il fiocco rosso/nero, così termina la bella serata dedicata a Pino.

Enrico Moroni

La Bravo Srl archivia

La Bravo Srl di San salvo (Chieti), ovvero la sede abruzzese della multinazionale giapponese operante in Italia, ha archiviato gli 11 (undici!) procedimenti disciplinari avviati all’indomani dello sciopero generale del 27 ottobre al quale avevano aderito.
Rammentiamo i fatti.

Con la busta paga di novembre 11 lavoratori della Bravo Srl di San salvo (Chieti) hanno trovato la sgradita sorpresa di trovarsi – regolarmente – la trattenuta del 27 ottobre in busta paga ma con una dicitura sibillina e foriera di guai: assenza “ingiustificata”. Alla, ventilata, minaccia sono subito seguite le prime lettere di contestazione e di avvio delle procedure di procedimento disciplinare alle quali i lavoratori si sono prontamente (e con determinazione) opposti informando, contestualmente, la Segreteria nazionale USI-AIT.

Che si è immediatamente attivata fornendo alla direzione aziendale della multinazionale in oggetto tutte le informazioni di natura giuridico/sindacale di cui – con tutta evidenza – era all’oscuro.

Nell’esprimere ai lavoratori coinvolti tutta la nostra soddisfazione per l’esito positivo (ma non poteva essere altrimenti) della vicenda cogliamo l’occasione per ringraziare tutte quelle individualità, gruppi e sezioni di lavoratrici e lavoratori che – rispondendo al nostro appello – hanno espresso sostegno e solidarietà ai loro compagni ai quali è stato contestato (ed in modo estremamente “violento”) l’esercizio di un diritto soggettivo inalienabile: il diritto allo sciopero per colpire – al portafogli – il padrone!

Perché di una cosa siamo certi ed è emerso in maniera incontrovertibile: per scioperare non è necessario chiedere il permesso al padrone!

Per USI-AIT Puglia

Pasquale Piergiovanni

FASCISMO DEMOCRATICO

In merito ai nazisti e fascisti a Modena.

In merito al presidio antifascista del 15 dicembre.

Quando il nemico siamo noi e non i fascisti.

Questore e Sindaco legittimano i fascisti e i nazisti in città cambiando da corteo a presidio la loro manifestazione, con il gioco delle tre carte, il medaglia d’oro al valor militare della resistenza l’hanno messo sotto ai piedi.

Per venerdì 15 dicembre ho richiesto un presidio in Largo Garibaldi, una telefonata della questura mi invitava a richiedere Largo Porta Bologna dove comunque a loro dire, eravamo visibili, cosa che ho fatto. Mi viene autorizzato Largo Porta Bologna, con bandiere, striscioni, musica e volantinaggi.

Arrivo il 15 dicembre alle ore 20 in via Emilia e mi vengono chiesti i documenti per entrare nella piazza che a me era stata autorizzata.
Gli urlo che a nessuno vanno chiesti i documenti per partecipare ad un presidio antifascista.

Il presidio contava già 300 persone, mi dirigo sul lato della piazza verso Largo Garibaldi e trovo un enorme schieramento di polizia con scudi, caschi e manganelli già pronti in mano. Urlando invito la polizia a spostarsi sul lato di Martiri della Libertà perché questi erano gli accordi sulla visibilità della nostra piazza e che loro non potevano stare così al ridosso del presidio e per di più sulla piazza a me autorizzata. Era una enorme provocazione, e chiara. La piazza era completamente blindata. Il presidio aumenta a 400 compagni e compagne. Cerco di fare entrare da Largo Garibaldi l’auto con l’amplificazione per fare una assemblea ed uscire dalla piazza in qualche modo perché la trappola fascista era evidente. La macchina non la fanno entrare, la tensione in piazza sale a dismisura, mi sposto su via Emilia-Canalgrande per cercare di fare entrare da quella parte la macchina con l’impianto, a quel punto i botti e le cariche della polizia. Torno verso Porta Bologna con l’autorizzazione in mano per capire cosa era successo e se il presidio era da considerarsi sciolto e ricevo due calci democratici in pancia. Il resto non lo conosco.

Proprio la sera, 48 anni dopo, dell’assassinio di Giuseppe Pinelli anarchico, militante USI ucciso dallo Stato per coprire la Strage di Piazza Fontana di Milano eseguita dai fascisti.

L’atteggiamento del questore è stato un atteggiamento che ha cercato lo scontro, dove non esiste la libertà ma la costrizione, l’accerchiamento, l’asfissia e poi le cariche.

La deriva fascista delle istituzioni è lenta ma continua.

La polizia ormai è al servizio del fascismo di Stato e del fascismo dei fascisti.

Il 16 gennaio 2016 ci viene vietato come USI un presidio in Piazza Matteotti in concomitanza con l’autorizzazione a Roberto Fiore di un comizio.

Il sindaco continua a negarci la restituzione del patrimonio storico distrutto dai fascisti nel 1923.

Il 21 ottobre l’USI Modena comunica un presidio davanti a Benetton in Via Emilia in solidarietà al popolo Mapuche ed il questore pretende che lo facciamo davanti a Nespresso, a 50 metri di distanza, i fogli di via del decreto Minniti stanno colpendo sempre più e anche i nostri militanti, i manifestanti No Tap a cui legano le braccia coi lacci e l’elenco sarebbe infinito.

Esprimo solidarietà a tutti quelli e a tutte quelle colpite dai manganelli e dalla repressione.

Ringrazio tutti e tutte le aderenti USI presenti e quanti e quante erano presenti al presidio.

Evitiamo, compagni e compagne di cadere nelle trappole in cui ci stanno attirando, continuiamo la lotta antifascista e continuiamo ad estenderla a tutta la società, non perdiamo di vista il nostro obiettivo.

Ultima cosa, nella serata del 15, siamo andati in questura a chiedere notizie dei due fermati, come al solito ci hanno preso per il culo, dicendoci che erano stati fermati 2 di Modena, infatti erano di fuori, siamo usciti ricordandogli di Giuseppe Pinelli, Federico Aldrovandi, Uva e tanti altri.

Bertoli Franco segretario nazionale USI-AIT