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Un corteo contro il G7

Delle iniziative contro il G7 nella giornata di venerdì 29 settembre si è svolta una manifestazione di protesta a Torino legata soprattutto alle tematiche del lavoro. L’iniziativa era stata promossa dalla Federazione Anarchica Torinese, con la partecipazione della CUB, SI Cobas, “il sindacato è un’altra cosa” opposizione in Cgil, Sinistra Anticapitalista, Rifondazione e con la presenza anche di compagni dell’USI-AIT che per l’occasione hanno distribuito un volantino dello Sciopero Generale del 27 ottobre.

Il corteo è partito alle 18 nei pressi di Porta Palazzo, un quartiere proletario dove i compagni del luogo sono spesso intervenuti per rivendicare il diritto alla casa, per respingere gli attacchi razzisti verso gli immigrati, per contrastare le provocazioni fasciste. Il corteo era aperto da uno striscione unitario “Contro i padroni del mondo la nostra lotta”.

Un furgone munito di amplificatori era alla testa, fermandosi spesso lungo il percorso, con vari interventi che si susseguivano per rendere la manifestazione molto comunicativa. Soprattutto contro il G7 si accusavano i potenti della terra di essere la causa delle guerre in corso e della miseria delle popolazioni in tutto il mondo. Sono stati accusati gli organi della cosiddetta informazione che avevano preannunciato che quella manifestazione, che si è svolta tranquillamente, avrebbe provocato devastazioni nel territorio, per spaventare la gente nel quartiere, mentre la devastazione in Italia e nel mondo la stanno facendo proprio quei potenti della terra riuniti a Torino. E’ stato accusato il padronato e i vari governi di fare ed applicare le leggi che tolgono i diritti ai lavoratori e lavoratrici, causando la perdita del lavoro e la precarietà. Le istituzioni sono state accusate di non garantire il diritti alla casa, alla assistenza sanitaria e alle assistenze sociali, sottraendo importanti risorse per fomentare guerre ed incrementare le spesi militari.

I padroni ed i governi sono stati accusati della crisi tutt’ora in atto, subita unicamente dalla classe lavoratrice e dalle categorie più povere, mentre ”lor signori” si arricchiscono con la crisi stessa. Si è contestato l’attuale sviluppo tecnologico che viene utilizzato solo per aumentare le ricchezze di chi c’è l’ha, mentre solo una forte riduzione dell’orario di lavoro può essere la giusta risposta per impedire che la disoccupazione dilaghi sempre più e la precarietà cresca. Si è accusato la politica di fomentare la guerra tra poveri, alimentando il razzismo verso gli immigrati, per creare le condizioni del loro massimo sfruttamento. Infine, si è rivendicato che un altro mondo è possibile, un mondo senza padroni, nella uguaglianza e nella libertà, nella pratica dell’autogestione.

Il corteo terminava nei giardinetti tra corso Giulio e via Montanaro dove si svolgeva una Assemblea Pubblica.

Enrico Moroni

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NO ALLE AGENZIE INTERINALI.

Negli ultimi anni assistiamo da parte del governo e delle regioni ad un drastico taglio alla sanità pubblica fatto dall’abolizione degli ospedali piccoli, tagli dastrici dei posti letto, turn over bloccato da anni ed negli enti essenziali mancano circa 60.000-70.000 tra infermieri e oss. Negli ultimi anni assistiamo una forte presenza di lavoratori delle agenzie interinali a colmare il personale mancante degli enti del SSN o SSR.

Come Usi siamo fortemente contrari alla sostituzione del personale di un determinato ospedale con i lavoratori delle agenzie interinali perchè: – Le Aziende Pubbliche danno profitto ai privati ( soldi pubblici) e riducono chi lavora ad essere precaria/o vita. – Psicologicamente lavorano in condizioni disagiate in quanto non si riconoscono e non vengono adattati nell’equipe lavorativo (infermieristico). Esempio: Contratti a termine che durano anche per un mese. Dall’altro canto si evince che: Le aziende pubbliche non assumono e gli operatori sommministrati restano precari.
Il risultato è molto semplice, il lavoro precario; costi spostati dalla voce “Personale” ad altre voci di bilancio. E’ il gioco delle tre carte e si ha NESSUN RISPARMIO! A proposito di risparmio chi si ricorda i 439 milioni di debiti da parte dell’Asl di Massa Carrara, con Enrico Rossi assessore regionale alla sanità? Quanti direttori generali e sanitari, delle Asl, Societa della Salute, Aziende Ospedaliere Universitarie guadagnano tra i 80.000 e i 100 000 euro all’ anno senza produrre niente? Diffidiamo da chi riduce tutto a costo, soprattutto la salute E’ DA DIRE CHE LE AZIENDE PUBBLICHE lavorano per la comunità e devono dare l’esempio di non utilizzare né i lavoratori delle agenzie interinali né esternalizzare reparti e servizi.
Le soluzioni contro il precariato nella pubblica amministrazione ci sono:
– Legge nazionale che assuma i precari della pubblica amministrazione dopo 18 mesi di contratti a termine;
– Concorsi locali per titoli ed esami;
– Assunzioni dal centro per l’impiego;
– Clausole nei bandi di appalto pubblici che aggirino l’uso di agenzie interinali;
– Collaborazioni attribuite in base a selezioni indipendenti e slagate dalla politica

Usi Sanità Siena Costantino Borgogni

Se toccano uno toccano tutti!

SOLIDARISSIMI!!!

Massima solidarietà ai facchini del SDA, azienda semipubblica che svolge lavoro di spedizione per le Poste Italiane, in sciopero da una settimana in difesa dei propri diritti.
Nella serata del 25 settembre una squadraccia filopadronale, organizzata da dirigenti e capi di SDA, assieme a padroncini di furgone e una forte componente fascista/razzista verso gli immigrati, composta da circa 100-200 elementi provenienti da varie parti, ha assaltato il Presidio dei lavoratori in lotta davanti al magazzino SDA di Carpiano.
Il Presidio ha risposta con coraggio e tenacia respingendo la grave e pesante aggressione, anche se ha subito dei feriti (uno investito da una auto lanciata contro il presidio e ferito al piede, un altro accoltellato e ferito all’occhio).
Questa è l’amara conseguenza della politica degli appalti voluta dai padroni e dai governi per esercitare un forte ricatto contro i lavoratori e le lavoratrici.
L’UCSA subentrata nell’appalto, invece di assumere i lavoratori con le regole del contratto precedente, vuole introdurre l’applicazione dello jobs act per poterli licenziale quando vuole con un costo minimo. Questa è stata la causa scatenante della lotta dei lavoratori organizzati dal SI Cobas.
Di tutto ciò è complice il PD di Renzi, il partito di governo che ha fortemente voluto quelle leggi e che è ben lieto che vengano applicate. Questo spiega anche perché questi squadristi possono agire indisturbati.

No allo squadrismo padronale emule del ventennio fascista!
Tutta la nostra piena solidarietà ai lavoratori in lotta.

23 settembre 2017

Pubblichiamo la mozione finale approvata nel corso dell’Assemblea nazionale – indetta dalle OOSS promotrici dello sciopero generale del 27 ottobre p.v. – svoltasi a Milano il 23 settembre scorso.

L’assemblea approva e condivide l’obbiettivo di costruire una nuova stagione di lotta e mobilitazione che coinvolga tutti i lavoratori, le lavoratrici, i ceti più poveri della popolazione, quanti sono impegnati nel conflitto sociale, per esprimere tutto il proprio dissenso verso le politiche borghesi e per cambiare con la lotta questo sistema.

Le organizzazioni che hanno promosso l’assemblea e i partecipanti decidono di impegnarsi per far diventare lo sciopero del 27 Ottobre l’occasione per unificare le lotte in corso e avviare un ciclo di lotte adeguato a contrastare le disuguaglianze prodotte dal sistema capitalistico e rilanciare i conflitti in un percorso di costruzione di lotta di classe.

L’assemblea assume come obbiettivi per l’iniziativa dello sciopero quelli di:

– Aumentare salari e investimenti pubblici per ambiente e territorio, ridurre in modo generalizzato l’orario di lavoro;
– ristabilire l’età pensionabile a 60 anni di età o con 35 anni di contributi, abolendo la legge Fornero;
– garantire il diritto universale alla salute, all’abitare, alla scuola, alla mobilità pubblica e tutele reali di salario per i disoccupati;
– contrastare la precarizzazione del lavoro generata dalle leggi promulgate dai vari governi, l’ultima quella dello jobs act, che sono strumenti formidabili di ricatto e di distruzione dei diritti fondamentali, a partire dall’uso che ne fanno le istituzioni stesse e le amministrazioni locali di ogni colore;
– difendere il diritto di sciopero con l’abolizione delle leggi che lo vincolano, rigettare l’accordo truffa del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza;

L’assemblea ribadisce l’impegno di lottare contro le politiche padronali e governative per il rilancio della edilizia pubblica per rispondere alla domanda dei lavoratori e dei ceti popolari e a difesa del diritto universale alla casa a fianco di quanti stanno operando per affermare concretamente questo diritto nei quartieri e nelle città.

Dopo quello riuscitissimo del 16 è ripartito l’attacco al diritto di sciopero con dichiarazioni politiche che anticipano interventi legislativi per negare l’esercizio dello stesso; è indispensabile ribellarsi alla volontà del padronato, del governo e di Cgil, Cisl, Uil di riscrivere lo statuto dei lavoratori ed eliminare il diritto di sciopero.

Nel rapporto con i lavoratori e nelle assemblee deve essere inoltre rilanciato l’interesse dei lavoratori e dei ceti popolari ad affermare politiche contro le guerre imperialiste e per contrastare comportamenti xenofobi, ribadendo che i padroni impongono a coloro che vengono da altri paesi, peggiori condizioni di lavoro e di salario per imporre un abbassamento generale del costo della forza lavoro fomentando guerre tra poveri. Il conflitto deve essere, perciò, ricondotto contro chi sfrutta non contro chi è parimenti sfruttato.

Momento importante di lotta diventa anche il riconoscimento della cittadinanza a coloro che sono nati in Italia. L’assemblea chiede l’approvazione immediata della legge in discussione in Parlamento.

Il 27 Ottobre deve diventare l’occasione per unificare e rilanciare i conflitti in un percorso di costruzione di lotta di classe

30 + 30 = 60

30 ore settimanali e 30 anni di contributi. E’ questa la, storica, rivendicazione che USI-AIT promuove da diversi anni e che ripropone, con forza, anche in occasione dello sciopero generale del 27 ottobre prossimo.

Agli scettici, a coloro nei quali tale obiettivo suscita ilarità o scherno ricordiamo che, analogo atteggiamento, fu utilizzato (dai padroni e dagli Stati) in occasione delle “tre otto” (otto ore di lavoro, otto di svago e otto di riposo) lanciato alla metà dell’ottocento da milioni di lavoratori in tutto il mondo e culminato (nel 1886) nell’eccidio di Hymarket Square a Chicago e alla, conseguente, condanna a morte di 8 lavoratori anarchici.

D’altro canto i lavoratori hanno di fronte a sé 2 sole strade percorribili: accettare che la progressiva robotizzazzione industriale depauperi ulteriormente la già diminuita richiesta occupazionale che li mette in, feroce, concorrenza con altri lavoratori e lavoratrici … magari provenienti dal “terzo o quarto” mondo e, magari, sottostare al ricatto dello “straordinario obbligatorio” imposto da parecchie aziende soprattutto del settore metalmeccanico oppure “capitalizzare” (a proprio vantaggio e non più ad esclusivo beneficio della classe imprenditoriale) le nuove tecnologie costringendo i padroni ad una drastica dimiminuzione delle ore lavorative (da 8 a 6 giornaliere e da 40 a 30 settimanali) per consentire ad un maggior numero di soggetti di guadagnarsi da vivere in modo onesto e dignitoso.

Lavorare meno, lavorare tutti, dunque, non è un semplice slogan ma un obiettivo alla nostra portata.

Basta volerlo e lottare per ottenerlo!.

USI-AIT Puglia

ASSEMBLEA 23 SETTEMBRE

RELAZIONE INTRODUTTIVA

Le motivazioni dello sciopero generale dei 27 ottobre sono state ulteriormente chiarite e rafforzate da quanto avvenuto dopo la sua dichiarazione.

Il contesto che si è delineato evidenzia con più chiarezza un preciso progetto autoritario di normalizzazione dei rapporti sociali nel paese che va respinto con determinazione

Le linee operative del progetto governativo riguardano:

La limitazione del diritto di sciopero

Dopo il riuscitissimo sciopero del 16 promosso da alcune organizzazioni sindacali di base è ripartito l’attacco al diritto di sciopero.

La crisi economica, viene affrontata dalla borghesia accentuando l’attacco alle condizioni di vita dei lavoratori (lavoro flessibile, disoccupazione, precarietà, ecc.) contemporaneamente con un’escalation dell’azione repressiva e reazionaria. Laddove lo Stato ha poco da offrire in termini di “stato sociale“, la dura legge del capitalismo, fatta di licenziamenti, salari da fame e sfruttamento, può essere accettata e introiettata soprattutto attraverso il manganello, la criminalizzazione del dissenso e l’attacco al diritto di sciopero.

Si punta perciò a stringere le maglie dell’esercizio dello sciopero per ridurre la possibilità che col conflitto i lavoratori e i ceti popolari possano costruire dei rapporti di forza per modificare in meglio la propria condizione lavorativa ed economica.

Il diritto allo sciopero è stato da tempo limitato e impedito con norme (legge 146/90 poi racchiusa nel testo unico n. 83/2000) e sentenze; ora verrebbe definitivamente sottratto ai singoli lavoratori e attribuito ad alcune organizzazioni sindacali integrate allo Stato a cui affidare il monopolio sindacale.
Cercheranno di impedire, tramite legge, l’esercizio del diritto di sciopero ad organizzazioni sindacali che sono in opposizione alle politiche padronali e dei Governo.

Riteniamo indispensabile ribellarsi alla volontà del padronato, del governo e di Cgil, Cisl, Uil di riscrivere lo statuto dei lavoratori ed eliminare il diritto di sciopero.

Su tali orientamenti gravi ci sono delle responsabilità anche da parte di quelle sigle “di base” che dopo aver aspramente criticato l’accordo del 10 gennaio sulla Rappresentanza, l’hanno opportunisticamente sottoscritto, rompendo,così, il fronte di unità con il sindacalismo conflittuale e favorendo le manovre padronali per la restrizione del diritto di sciopero.


La politica abitativa e la repressione di chi lotta e rivendica diritti

Il ripristino della “legalità” borghese – di cui il “foglio di via” è una delle rappresentazioni utilizzate più frequentemente- ha riguardato molte situazioni di lotta per il lavoro e per i contratti; ultimamente anche la politica abitativa e per coloro che sono immigrati nel paese. A Roma, prima i rifugiati eritrei sono stati sgomberati dal palazzo che occupavano in via Curtatone e poi sono stati risgomberati con gli idranti e cariche dalla Polizia dalle aiuole e dai marciapiedi di Piazza Indipendenza dove dormivano dopo lo sgombero.

L’organizzazione dello sgombero dalle case e il tentativo di rimozione dei disagio e della condizione degli emarginati dalla strada è una pratica largamente in uso nei quartieri dove ci sono occupazioni. Una politica che nega il diritto alla casa che va efficacemente contrastata con le lotte, come già molti compagni stanno facendo nei medesimi territori.

Immigrati

I migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati che vivono nelle nostre città non vengono considerati parte delle nostre comunità, anche se talvolta sono più anni che vivono in Italia.

Il dibattito pubblico su questa questione ha assunto toni ancora più xenofobi, perché ha preso più consistenza il desiderio o l’augurio che si facciano da parte, che spariscano.

La posizione del governo più della propagandata e strumentale “Aiutamoli a casa loro” è diventataSe la vedano loro al di fuori dall’Italia”

Oggi sono presenti ormai in tutti paesi europei forze politiche di destra, populiste o fasciste, la cui funzione è esattamente quella di strumentalizzare i ceti popolari, persuadendoli che la causa della loro condizione di precarietà e di impoverimento è dovuta alla ‘concorrenza’ dei lavoratori immigrati e non alle basi strutturali del sistema capitalistico.

L’intesa tra Italia e Libia è una tappa della strategia di esternalizzazione delle frontiere, perseguita a tutti i costi, tanto dal nostro governo quanto dall’Unione Europea; persegue il contenimento degli sbarchi mettendo in secondo piano il rispetto dei diritti fondamentali di chi fugge dalle guerre e dalla fame da loro prodotte.

La riduzione degli sbarchi di cui tanto si vanta il governo è dovuta, in parte al lavoro della guardia costiera libica, ma soprattutto agli accordi fatti con le due più potenti milizie per bloccare in Libia il più importante punto di partenza di migranti soprattutto africani.

Per comprare la serenità nel proprio giardino e per coprire la mancanza di una politica sull’emigrazione, si lascia a un altro stato il compito di fare il lavoro sporco in cambio di aiuto economico, usando i fondi per lo sviluppo.

Con l’accordo, l’Italia delega alla Libia la gestione (con un sistema criminale di controllo e detenzione fatta da costrinzioni e abusi) dei flussi migratori, così come ha già fatto l’Unione Europea con la Turchia offrendole 6 miliardi di euro per bloccare la rotta greco-balcanica.

Occorre sempre ricordare e ribadire che i padroni impongono a coloro che vengono da altri paesi che loro dominano imperialisticamente, peggiori condizioni di lavoro e di salario per imporre un abbassamento generale del costo della forza lavoro fomentando guerre tra poveri. Il conflitto deve essere, perciò, ricondotto contro chi sfrutta non contro chi è parimenti sfruttato.

Esclusione e marginalizzazione del sindacalismo conflittuale

IL tentativo di indebolire politicamente ed organizzativamente perseguito ai danni del sindacalismo mira all’accentuazione della limitazione degli scioperi e delle lotte di tutti i lavoratori.

Anche di ciò dobbiamo tener conto nella discussione sullo sciopero generale del 27 ottobre indetto da Cub, SGB, SI Cobas, Usi-AIT, Siai Cobas per contrastare e respingere l’attacco portato dal governo e dai padroni contro i lavoratori, i ceti popolari, i disoccupati e i pensionati.

NOI SIAMO PER:

– Abolire le disuguaglianze salariali, sociali, economiche, di genere e quelle nei confronti degli immigrati.

– Forti aumenti salariali, una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro e investimenti pubblici per ambiente e territorio.

– Avere una pensione a 60 anni o con 35 anni di contributi. Abolire la legge Fornero
– Garantire il diritto universale alla salute, all’abitare, alla scuola, alla mobilità pubblica e tutele reali di salario peri disoccupati.

– Difendere il diritto di sciopero con l’abolizione delle leggi che lo vincolano. – Rigettare l’accordo truffa del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza.

– Contrastare la politica dei paesi imperialisti come l’Italia che per la rapina ed il controllo delle risorse fomentano e partecipano in molti paesi alle azioni militari opprimendo il proletariato e le masse povere di questi aumentano le stesse spese militari.

Questa opzione, oltre che esprimere una precisa volontà di contrastare i massacri di innocenti la devastazione dei territori come conseguenza delle politiche dei nostri governanti e gli interessi dell’industria bellica, si collega saldamente con i sacrifici che ci sono imposti dall’assorbimento di enormi risorse sottratte alle nostre più urgenti necessità.

E’ altrettanto prioritaria una lotta di contrasto contro la precarizzazione del lavoro grazie alle leggi promulgate dai vari governi, l’ultima quella dello jobs act, che sono strumenti formidabili di ricatto e di distruzione dei diritti fondamentali, a partire dall’uso che ne fanno le istituzioni stesse e le amministrazioni locali di ogni colore.
Non è più tollerabile, come avviene nel pubblico impiego, subire un blocco dei Contratti che dura ormai da sette anni.

Non è più sopportabile che nello stesso settore, vedi nel privato della sanità, ci siano CCNL diversi, l’uno peggiore rispetto all’altro, che dividono i lavoratori all’interno della stessa azienda, al solo scopo d’indebolire per meglio sfruttare i dipendenti.

Il nostro, insomma, è un mondo che vede sempre più aumentare la polarizzazione della società: ad un capo chi si arricchisce sull’aumentato sfruttamento, dall’altra chi perde il salario o addirittura muore di fame. La ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale è diminuita dal 2010 al 2015 di mille miliardi di dollari. La metà più povera ha perso ben il 38% di quanto disponeva.

Le disuguaglianze sono un prodotto del sistema capitalistico e aumentano con le crisi capitalistiche. Lo stiamo vivendo sulla nostra pelle e diventano ogni giorno meno sostenibili e mettono ormai in discussione lo stesso diritto all’alimentazione, alla salute, alla casa ecc.L’aumento delle disuguaglianze non è, come vorrebbero farci credere i media asserviti, il semplice risultato di “politiche governative sbagliate“, bensì il prodotto della divisione della società in classi, tra sfruttatori e sfruttati.

Le politiche liberiste, e le delocalizzazione verso i paesi a basso costo sono un aspetto di questo attacco: o rinunciare alle conquiste – che i mass media spacciano per “privilegi” – o perdere il lavoro. Solo la ripresa della lotta di classe può difendere le condizioni di lavoro e il salario e invertire la tendenza contro questo sistema.

Lo sciopero del 16 giugno indetto da Cub, Sgb, Si Cobas, Usi-ait, Slai Cobas e, a livello locale da organismi di base, per l’intero comparto del trasporto pubblico e privato contro le privatizzazioni, in unità con i lavoratori del settore della logistica, dove il trasporto delle merci utilizza in forma massiccia il supersfruttamento della manodopera immigrata, è stato un grande successo per la importante risposta data.

Un fatto ancor più significativo è rappresentato dall’adesione di tanti altri lavoratori che, aldilà dell’appartenenza sindacale, hanno colto l’occasione dello sciopero per manifestare il proprio malessere e il proprio dissenso verso le politiche economiche e sociali del governo.

La massiccia adesione ha dato fastidio a chi Governa, ai poteri forti e ai sindacati compiacenti, che invece di cogliere il malessere sociale montante organizzando scioperi d’opposizione alle politiche governative, pensano di limitare, insieme ai governi, ulteriormente il diritto di sciopero che è già stato pesantemente messo in discussione nel pubblico impiego e nei servizi pubblici in genere.

L’urgenza della mobilitazione è resa ancora più evidente dallo sviluppo in questi anni di grandi movimenti di lotta in tutto il mondo per il salario per i diritti e per la libertà.

L’oramai quasi decennale ciclo di lotte nei magazzini della logistica, così come la testarda resistenza in questi anni di ampi settori di autoferrotranvieri alla distruzione del trasporto pubblico, sono due esempi a riconferma che esiste una diffusa disponibilità a lottare contro padroni e governo.

Ciò ci ha portato a lanciare ed organizzare nel paese un vero sciopero generale su precisi obiettivi che segnino una svolta in positivo nel conflitto contro le politiche imposte ai lavoratori e contro un uso crescente di strumenti repressivi.

Uno sciopero che non sia dei soli proponenti ma che coinvolga nuovi soggetti singoli e collettivi che condividano l’analisi e le proposte e disponibili eventualmente ad arricchirle con proprie indicazioni.

Noi lavoriamo per costruire una nuova stagione di lotta e mobilitazione che coinvolga tutti i lavoratori, le lavoratrici, i ceti più poveri della popolazione, quanti sono impegnati nel conflitto sociale, per cambiare questo sistema e per esprimere tutto il nostro dissenso verso le politiche borghesi.

Il 27 Ottobre può essere l’occasione per unificare e rilanciare i conflitti in un percorso di costruzione di lotta di classe.

Costruiamo dal basso lo Sciopero Generale!

Snidiamo i “culi di pietra” delle burocrazie sindacali che – con l’ausilio di “comunicati romani” sapientemente centellinati e distribuiti – stanno cercando di spostare il dibattito sulla necessaria ed ineludibile unità dei lavoratori e delle lavoratrici nel chiuso delle segrete stanze.

Sottraendolo – di fatto – ai lavoratori ed alle lavoratrici e occultando le reali ragioni che dividono le strutture apicali di USB e Cobas dalle altre OOSS promotrici dello sciopero del 27 ottobre. Ovvero la supina accettazione (da parte delle già citate strutture apicali) della micidiale “ratio discriminatoria” contenuta nell’accordo “porcata” del 10 gennaio 2014 che le OOSS proponenti lo sciopero generale hanno contrastato sin dal primo giorno.

Punto – contenuto nella piattaforma rivendicativa del 27 ottobre – sul quale come USI-AIT Puglia non siamo disposti a rinunciare e sul quale si chiede formalmente – ai vertici USB e Cobas – chiarezza e trasparenza!

Diventiamo artefici e consapevoli protagonisti del nostro destino e del nostro futuro.

Paertecipiamo all’Assemblea nazionale del 23 settembre a Milano.

Per USI-AIT Puglia
Pasquale Piergiovanni