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Lotto Marzo

Sciopero Generale

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Congedo papà

In allegato la locandina che abbiamo preparato, come U.S.I. Sanità Ospedale San Raffaele, per il congedo papà previsto dalla legge di stabilità 2017 ed esteso a tutto il 2018.

L’incaricata

Milano antifascista e antirazzista felicemente in piazza

Anche a Milano nella giornata di sabato 10 febbraio c’è stata una importante manifestazione come in varie località italiane. Il corteo per la partenza si è concentrato nei pressi di Porta Venezia. L’affluenza di uomini, donne, giovani, anziani, anche bambini e bambine con i genitori è stata imponente, tanto che il corteo ha impiegato molto tempo per muoversi interamente. La manifestazione promossa dalle associazioni antirazziste e dall’area dei centri sociali ha visto la presenza di decine di migliaia di presenti, alcuni quotidiani hanno parlato di 20 mila partecipanti.
Il clima era vivace, colorato e festoso.

Sicuramente la presenza di una certa area della sinistra istituzionale (vari partitini) che hanno cercato di cavalcare con la loro presenza a scopo elettorale, ma è prevalso nettamente su tutto lo spirito antifascista, antirazzista e libertario. Prova né è che lo spezzo rosso/nero è stato uno dei più partecipati, dietro lo striscione “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà” dei compagni della FAI milanese che è stato molto apprezzato e soprattutto seguito da centinaia di manifestanti nella coda del corteo, molto vivace negli slogan, nei cori e nelle canzoni libertarie. In questo spezzone si sono posizionati i compagni dell’USI con le loro bandiere. La stessa stampa ha dovuto mettere in evidenza questa parte del corteo.

La manifestazione, dopo un lungo percorso è terminata nei pressi della Stazione Centrale.

E’ stata una grande soddisfazione vedere che i valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e libertari sono presenti in larga parte della popolazione.

Enrico Moroni

Sanremo: censura preventiva e fogli di via

Apprendiamo con sconcerto e preoccupazione quanto accaduto agli operai FCA di Pomigliano.
Durante gli appuntamenti Sanremesi, il gruppo “Stato sociale” si è esibito mostrando i nomi degli operai reintegrati grazie a una lotta che non si è mai spenta.

Per il solo tentativo di infrangere i muri della censura della disinformazione di stato attraverso uno striscione, i lavoratori sono stati tenuti in stato di fermo per lunghe ore e rischiano di essere allontanati per tre anni dalla città di Sanremo, secondo le norme repressive targate Minniti/PD
Condanniamo la deriva autoritaria che silenzia le lotte e colpisce i lavoratori che non chinano la testa.
Come gli operai di Pomigliano, anche la dura lotta delle 57 mila maestre e maestri, che rischiano di essere licenziati per effetto di una sentenza politica, viene strumentalmente oscurata e censurata.
Per questo non possiamo che esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà a chi come noi condivide la stessa condizione e la stessa lotta.

Lavoratori della scuola autorganizzati Milano
Coordinamento lavoratori della scuola “3 Ottobre”

Solidali al popolo Mapuche

SOLIDARIETÀ ALLA POPOLAZIONE MAPUCHE E AL MOVIMENTO ANARCHICO ARGENTINO, PER SANTIAGO MALDONADO E RAFAEL NAHUEL UCCISI DALLO STATO ARGENTINO

Il 1 di agosto nella provincia di Chubut, nella Patagonia argentina,
appartenenti alla comunità indigena Mapuche, assieme a solidali, hanno bloccato una strada vicino alla sede locale della Benetton – tra le più importanti nel paese per quanto concerne la proprietà fondiaria – per protestare contro l’acquisizione del territorio Mapuche da parte della grande multinazionale.

La polizia ha attaccato la manifestazione sparando mentre i manifestanti cercavano di difendersi come potevano.
Durante l’operazione di polizia l’anarchico Santiago Maldonado è stato arrestato, caricato con violenza su un furgone bianco –come testimoniato da molte persone – e portato via. Da allora è risultato
disperso, desaparecido.
Il suo corpo è stato trovato in un fiume in Patagonia due mesi dopo: un brutale ricordo delle 30.000 persone che risultarono desaparecidas durante il periodo della Junta, la dittatura militare guidata dai generali Videla, Massera e Agosti.

Il rapimento e l’uccisione del compagno Santiago Maldonado ha innescato forti mobilitazioni in Argentina. Lo Stato e la polizia hanno negato ogni responsabilità, mentre i media hanno avviato una campagna mirata a criminalizzare le comunità Mapuche resistenti e gli anarchici. La propaganda insinuava teorie cospiratorie sulla scomparsa di Maldonado e indicava tutti coloro che si oppongono ai piani padronali, e specialmente gli anarchici, come i “nemici interni”.

Le comunità indigene Mapuche – in Cile e Argentina – stanno lottando per difendere il proprio territorio dalla depredazione e dalla distruzione condotta dalle grandi multinazionali a cui vengono date queste terre dallo stato. Questi sono gli stessi territori che sono stati sottratti alle popolazioni indigene attraverso una serie di guerre e genocidi fin dai tempi dei Conquistadores del continente Americano. I Mapuche, nella loro lotta, hanno affrontato persecuzioni, prigionia e violenza sia dei meccanismi repressivi statali sia delle bande paramilitari che operano per conto dei padroni su entrambi i versanti delle Ande.

A Chubut unalarga parte della comunità Mapuche reclama i propri territori. Questi sono ora ufficialmente di proprietà della Benetton equivalenti a un terzo del totale di novecentomila ettari che la multinazionale ha comprato in tutto il paese.
Santiago Maldonado è stato ucciso perché, come anarchico, ha scelto di opporsi e lottare al fianco del popolo indigeno, di schierarsi al fianco degli esclusi e contro gli sfruttatori e i loro piani distruttivi.

Rafael Nahuel era un giovane di origine Mapuche membro di un gruppo
chiamato Coletivo Al Margen.Il 25 novembre 2017, in occasione del
funerale di Santiago Maldonado, le forze di polizia hanno organizzato
uno sgombero nel territorio Mapuche. Le persone presenti sono state
colpite da proiettili di gomma e di piombo. Una donna e Rafael Nahuel
sono stati colpiti. Quest’ultimo è stato ucciso.

Gli/le attivisti/e Mapuche e altri/e che si oppongono a questi progetti sono stati/e additati/e come “terroristi/e” dallo stato nel tentativo di indebolire il supporto nei loro confronti e giustificare ulteriori operazioni repressive. In particolare il “Rapporto RAM”, preparato dal Ministero della Sicurezza Nazionale argentino congiuntamente ai governi delle province patagoniche, prepara la strada ad una gravissima montatura repressiva sostenendo l’esistenza di un complotto terroristico che coinvolge organizzazioni Mapuche, organizzazioni politiche, sociali e sindacali, tra cui anche la Federazione Libertaria Argentina, che fa parte dell’Internazionale di Federazioni Anarchiche.

Esprimiamo la nostra solidarietà a chi, in Argentina come nel resto del mondo, resiste alla repressione dello Stato per la costruzione di un mondo di liberi ed eguali e lotta con le comunità Mapuche che stanno difendendo la propria terra dallo sfruttamento delle élite economiche, edai moderni conquistadores della Benetton.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI
Usi-Ait sezione di Reggio Emilia

PIETRO GORI TORNERA’ IN ESILIO…107 ANNI DOPO LA MORTE?

UN APPELLO IN DIFESA DI PIAZZA PIETRO GORI A PORTOFERRAIO (ISOLA D’ELBA)

I giornali del 30 gennaio riportano la notizia che la Giunta comunale di Portoferraio ha deciso di dedicare all’ex sindaco Giovanni Ageno la Piazza antistante il municipio che, dal 1946, ospita la lapide dell’artista Arturo Dazzi dedicata a Pietro Gori. La lapide dell’artista è, come si sa, un omaggio che i cittadini di Portoferraio vollero offrire nel 1913 alla memoria del “poeta dell’anarchia” e dell’avvocato dei “diseredati”. Negli anni a noi più recenti poi quella piazza ha preso giustamente il suo nome.

All’inizio abbiamo pensato ad una fake news, una delle tante che circolano in queste settimane di campagna elettorale, ma poi amici e conoscenti ci hanno confermato che la notizia è vera come sono vere le dichiarazioni dell’attuale sindaco Ferrari e degli altri esponenti della Giunta relative alla motivazione di tale iniziativa, che vuole essere una sorta di “riparazione morale” a posteriori dell’ex sindaco che in vita ha subito una “grave ingiustizia”. Dice il sindaco: «a Gori è dedicata la piazza davanti al municipio, ma anche una strada che passa dietro al palazzo della Biscotteria. Mi risulta inoltre che la toponomastica storica della città indichi la strada come prima attribuzione a Gori. La piazzetta, in realtà, era dedicata a monsieur Hutre, notabile di Portoferraio all’epoca di Napoleone. Solo in un secondo momento la piazzetta fu intitolata a Gori».

Ora non vogliamo entrare nel merito dell’operato dell’ex sindaco Giovanni Ageno, sono passati troppi pochi anni dalla sua morte per poter dare un “giudizio” e una “valutazione” seria e storica del suo operato e non vogliamo certamente entrare nel merito delle polemiche politiche che ingolfano di questi tempi i media, ma vogliamo sottolineare alcuni aspetti di ambito storico che questa scelta determinano nel contribuire a modificare nella sostanza l’identità e la storia di questo territorio.

Facciamo un tuffo nel passato per ricordare la storia di questo luogo: tutti sono a conoscenza dell’importanza del ruolo di Pietro Gori (1865-1911) nell’Isola d’Elba e nella costa tirrenica della Toscana (per limitarci a questi territori) nella difesa degli interessi delle classi subalterne e nella propaganda di ideali di libertà ed eguaglianza. L’affetto con cui la memoria di Gori è stata conservata all’Isola d’Elba è dimostrato dai tanti luoghi che ancora conservano testimonianze, come le numerose lapidi, dedicate al vate dell’ideale: Portoferraio, Capoliveri, S. Ilario etc. Tutti sanno anche come con l’ascesa al potere del fascismo molti dei tributi marmorei dedicati a Gori furono rimossi e distrutti, alcuni nascosti e ricollocati appena la dittatura venne sconfitta. Tra le prime grandi manifestazioni che attraversano la distrutta Portoferraio del 1946 vi fu quella per la ricollocazione della lapide dell’artista Dazzi rimossa dalle autorità fascista dalla sua iniziale collocazione nella piazza che oggi porta il nome di Cavour nelle adiacenze del porto. Quella manifestazione nel nome di Gori simbolicamente fu anche la prima grande espressione popolare della riconquistata libertà. La partecipazione di massa dei lavoratori e dei cittadini a quell’evento è testimoniato dalle numerose fotografie che ancora si conservano, e giustamente negli anni quella Piazzetta a ridosso del municipio è diventata nel cuore e nei fatti la Piazza Pietro Gori, una sorta di riconquista morale della memoria ferita dell’intera comunità. Ora voler rimuovere quel nome con il semplice fatto che esiste anche una strada intitolata a Gori e sostituirne il nome significa tradire non solo coloro che nei decenni passati ne hanno conservato con amore la memoria ma anche cercare di cancellare di fatto la storia di questa comunità e di Pietro Gori.

Per questa ragione noi protestiamo e faremo di tutto per denunciare questa operazione che definire mistificatoria e strumentale vuol dire fargli un complimento.

Franco Bertolucci direttore della Biblioteca F. Serantini
Furio Lippi presidente dell’Associazione amici della Biblioteca F. Serantini – ONLUS
Maurizio Antonioli, storico
Michele Battini, storico
Gian Mario Cazzaniga, storico e filosofo
Paolo Finzi, redazione «A rivista anarchica»
Stefano Gallo,storico
Martina Guerrini, scrittrice
Pasquale Iuso, storico
Adriano Prosperi, storico
Martino Seniga, giornalista e scrittore

Pisa/Portoferraio, 30 gennaio 2018

Per una riconversione da territorio militare a verde pubblico

Nel pomeriggio di domenica 28 gennaio come era stato preannunciato si è svolta una iniziativa di protesta in via Forze Armate ang. via della Rovere a Milano, ai confini con la località di Baggio. Scopo della mobilitazione era la difesa del terreno denominato Piazza d’Armi, un polmone verde di otre 40 ettari, da troppi anni abbandonato, dove la natura ha fatto fiorire spazi alberati, in mezzo al verde, dove moltissime specie animali hanno trovato un proprio habitat.

Organizzatori della iniziativa di rivendicazione, affinchè tale spazio diventi pubblico, erano diverse associazioni sotto la sigla “Coordinamento dei Comitati e dei Cittadini per Piazza d’Armi”: Associazione Parco Piazza d’Armi – le giardiniere, Comitato Cittadini per Piazza d’Armi, Dimensioni Diverse, Soy Mendel, Trotto Bene Comune, Off Topic, Comitato Intercomunale Silla 2.

La zona, posta in mezzo alla città, è circondata da magazzini militari e case per militari da molto tempo abbandonate. Tale territorio un tempo veniva usato per esercitazioni militari. Adesso il Ministero della Difesa ha ceduto la proprietà a Invimit SGR con l’obbiettivo di vendere per far cassa. Il Comune di Milano aveva predisposto l’area per l’edificazione di diversi grattacieli, cioè una vasta cementificazione, mentre l’Inter è in trattativa privata con l’amministrazione comunale per costruire un suo campo sportivo: meno palazzi a favore di verde privatizzato e sintetico.

Il Coordinamento dei Comitati rivendica la restituzione di Piazza d’Armi agli abitanti di Milano, sottraendo uno spazio all’incuria per restituirlo alla collettività con un progetto ben preciso: bisogno vitale di aria pulita e spazi verdi, territori agricoli per prodotti a km. 0, imprese sociali e culturali.
All’appello hanno risposto molti manifestanti che hanno circondato i gazebo predisposti dove si offrivano bevande calde come vin brulè e tè e si esponevano cartelli d’informazione e di denuncia. Una parte numerosa dei presenti ha superato la recensione e invaso il territorio pressoché incontaminato con un corteo che è entrato molto in profondità con in testa la mitica Banda degli Ottoni che con le loro note allegre guidavano la marcia in una giornata particolarmente nebbiosa.

Quando il corteo all’interno si è fermato ci sono stati degli interventi al megafono che hanno spiegato le motivazioni della protesta. Si è poi usciti da quel terreno recintato ritornando ai gazebo con il proposito dichiarato di continuare quella lotta rivendicativa ed esprimendo la soddisfazione per la buona riuscita della mobilitazione.

Enrico Moroni