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Livorno: 18 febbraio 2017

Questo sabato, in una bella giornata di sole e con una leggera brezza che profumava di salmastro, si è tenuta a Livorno la manifestazione promossa da USB, ASIA (il sindacato degli inquilini), UNICOBAS e Centri sociali della città labronica. Incentrata contro le politiche economiche del governo Gentiloni..

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Erano anche presenti diversi compagni delle sezioni USI-AIT di Livorno, Firenze Nord e Lucca. Livorno è una città letteralmente in ginocchio. Le fabbriche chiudono una dopo l’altra e non a caso a Livorno appunto e a Piombino sono localizzate due delle aree di crisi tra le ottantacinque che il governo riconosce come tali.

Inoltre ben duecento famiglie vivono in appartamenti occupati o in situazioni di precarietà, stipati magari a famiglie intere in una sola stanza. Un corteo di circa duecento, tra compagne e compagni, a voler essere modesti, con tanto di sound system che lo precedeva di pochi metri, è sfilato per le vie del centro della città, affollate per il consueto ‘struscio‘ del sabato pomeriggio.

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Nutrita, oltre la metà dei presenti, la rappresentanza libertaria. Viste tra le tante bandiere anche una bandiera viola e nera e, assolutamente incongrua, una bandiera di Rifondazione Comunista. Durante tutto il percorso, si sono alternati interventi di compagne e di compagni. Tra gli altri ha parlato anche Monica, la compagna che è stata licenziata dal Cottolengo di Pisa. Monica ha parlato di diritti e di come questo sistema mira, non soltanto a toglierti i diritti acquisiti in tanti anni, ma vuole addirittura toglierti la dignità e l’umanità.

Lo spezzone USI-AIT, una ventina di compagni e di compagne, si è posizionato dietro lo striscione già affisso davanti al Cottolengo di Pisa e che porta la scritta ‘Un’offesa fatta ad una è un’offesa fatta a tutte‘. La manifestazione si è sciolta alle sei del pomeriggio.

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Domani mattina, alcuni compagni saranno all’aeroporto di Pisa, per una manifestazioine contro i licenziamenti di diversi lavoratori.

Lorenzo Micheli

Assemblea pubblica sulla sanità lombarda

COSA STA SUCCEDENDO NELLA SANITA’ E COSA IMPLICHERA’ L’APPLICAZIONE DELLA NUOVA RIFORMA SANITARIA REGIONALE ENTRATA IN VIGORE IL 1° GENNAIO 2016?

GIOVEDI’ 23 FEBBRAIO ore 21.00
ASSEMBLEA PUBBLICA

CSOA COX18 – LIBRERIA CALUSCA – ARCHIVIO “PRIMO MORONI”

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con la presenza dei Lavoratori ed RLS (Rappresentanti Lavoratori della Sicurezza) degli Ospedali San Paolo e Carlo, di altre strutture sanitarie della città e dei Comitati dei cittadini per la costituzione del Comitato “NO BASE HEMS” all’Ospedale San Carlo.

Leggi nazionali e regionali stanno distruggendo quel poco che resta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Concepito per essere un sistema pubblico, universale e gratuito ora, sotto la pressione degli “speculatori della salute”, sta producendo effetti devastanti sul tessuto sociale: dalla demolizione del sistema di diagnosi e cura dei piccoli ospedali alla eliminazione dei posti letto su tutto il territorio nazionale, dalle prestazioni assistenziali alla qualità dei servizi, dalle liste di attesa al pagamento dei ticket. Tali effetti si ripercuotono oltre che sui cittadini anche sui lavoratori e lavoratrici attraverso il blocco del turn-over e orari di lavoro al limite della sicurezza, il ricorso spregiudicato alle agenzie interinali e cooperative che insinuano precarietà ed un’incessante esternalizzazione che vede i lavoratori costretti a subire ogni tipo di ricatto.

La Regione Lombardia non è da meno con la sua riforma sanitaria.

Difatti la nuova Legge Regionale n. 23 approvata l’11 agosto 2015 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2016 riduce ed accorpa le Aziende Ospedaliere come pure le Asl, chiude interi reparti, taglia i posti letto (oltre 3.000 persi in 3 anni), minaccia esuberi del personale che sono già ridotti all’osso e non investe nella prevenzione e nella sicurezza ambientale dei posti di lavoro.

Questa situazione la stanno sperimentando i lavoratori dell’Ospedale San Paolo, del San Carlo e (per un pezzetto) i lavoratori dell’Asl che ha seguito della Legge Regionale sono stati accorpati fra loro, diventando un’unica e grande azienda ospedaliera dal nome: “ASST Santi Paolo e Carlo”.

Di tutto questo si discuterà nell’Assemblea pubblica cittadina per la costituzione del “Comitato NO BASE HEMPS”, alla presenza dei Rappresentanti Lavoratori della Sicurezza dei 2 ospedali e di altre strutture sanitarie della città.

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Quello della Base H.e.m.s. (helicopter emergency medical service), da trasferire dalla sede attuale dell’aereoporto civile di Bresso all’interno del giardino dell’ospedale San Carlo, è un progetto assurdo ed inconcepibile che metterà a serio rischio la salute e la sicurezza dei pazienti ricoverati, degli operatori sanitari e dei cittadini residenti nei paraggi dell’ospedale.

CSOA COX18 Via CONCHETTA n. 18 Milano (tram 3; filobus 90/91; bus 71)
https://cox18.noblogs.org/ cox18@inventati.org

Il peggiore di sempre

C’era un tempo in cui il rinnovo del contratto dei metalmeccanici rappresentava la punta più avanzata, un apripista nelle conquiste rivendicative, alle quali i rinnovi contrattuali degli altri settori si ispiravano. Questo si è verificato soprattutto dall’autunno caldo del 1969 in poi, nella fase in cui, sotto la pressione delle lotte spontanee che si manifestavano in quei tempi, si rivendicavano aumenti salariali adeguati al costo della vita, maggior egualitarismo, riduzioni d’orario, condizioni di lavoro migliori e salvaguardia della salute. Poi è iniziato, parallelamente all’avanzamento del compromesso storico, quel percorso a ritroso della riduzione delle conquiste ottenute che è continuato fino alla situazione attuale. In questa scala in discesa, sicuramente il contratto dei metalmeccanici recentemente sottoscritto rappresenta uno dei punti più bassi e, anche rispetto alle altre categorie, un apripista al contrario.

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L’approvazione dell’accordo è avvenuta attraverso un referendum promosso da Fim-Fiom-Uilm, terminato il 22 dicembre del 2016. I promotori hanno fornito i dati: votanti 350.749, i favorevoli sarebbero 276.627, pari all’80,11 %, e i contrari 68.695. Sono dati diffusi da una burocrazia sindacale, fatta di professionisti attivi nella consultazione, senza per altro rendere pubblica la certificazione azienda per azienda. Va, in ogni caso, rilevato che solo una esegua minoranza di lavoratori ha partecipato alla consultazione, essendo i dipendenti del settore un milione e 650 mila.

E’ stato definito dai sindacati confederali un contratto di “svolta”, ma si tratta di una svolta unicamente nell’interesse del ceto padronale e dei governi che, come è loro natura, lo rappresentano: un contratto peggiorativo sotto tutti i punti di vista, dal salario, all’orario, alla sicurezza sul lavoro, alla riduzione dei diritti, all’attacco alla previdenza sociale.

L’attacco più pesante è alla voce salariale: per la prima volta, non c’è un aumento salariale certo, ma è previsto un recupero parziale della futura inflazione, dalla quale sarà escluso il costo dell’energia con tutti i suoi derivati. Per il 2017, se l’inflazione viene confermata allo 0,5%, ci sarà un aumento di 6 euro netti al mese; per il 2018 l’inflazione prevista sarà del 1% con un aumento di 10 euro al mese; per il 2019 l’inflazione prevista sarà del 1,2% con un aumento di circa 13 euro al mese rispetto al 2018. Quindi, con questa ipotesi di aumento di stipendio nei 4 anni di applicazione del contratto (2016-2019), facendo le somme, si arriva ad un aumento mensile di 29 euro (si parla sempre di netto). Ogni incremento salariale attivato nel corso dell’anno sarà percepito nei 6 mesi successivi. Cifre da capogiro. In compenso ogni dipendente riceverà un una tantum di ben 80 euro per coprire l’intero periodo del 2016, cifra ben al di sotto delle perdite subite per gli scioperi effettuati, e della “vacanza contrattuale” prevista dai contratti stessi.

Anche la struttura del “premio di produzione” riceve con il nuovo contratto un duro colpo, che se ne peggiora l’erogazione trasformandolo in “premio di risultato”, per cui non sarà più garantito e fisso, ma totalmente variabile, e dipendente dal raggiungimento degli obbiettivi di produttività e di profitto che le singole aziende si daranno. In pratica, un meccanismo incontrollabile su cui la voce del padrone regna sovrana, introducendo criteri che dividono le aziende stesse. Saranno, infatti, avvantaggiati nell’ottenere il “premio di risultato” i dipendenti delle aziende di esportazione, e di più grande dimensione. Saranno penalizzati, rispetto ai premi, i dipendenti delle aziende che producono per il mercato interno e quelle di piccole dimensioni (la stragrande maggioranza). I “premi di risultato” diventeranno un ulteriore strumento di divisione fra i lavoratori, rispondente alla logica di metterli in competizione fra loro per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, per cui ci sarà una crescita dei meccanismi di sfruttamento e un aumento dei carichi di lavoro.

Inoltre questo contratto regala ai padroni miliardi di euro attraverso il “welfare aziendale”, su cui le aziende non pagheranno le tasse, accrescendo il debito statale che viene scaricato pesantemente sulle spalle dei lavoratori salariati. Con questa operazione si va a rinforzare progressivamente le logiche privatistiche in ambito sanitario, incrementando un sempre più consistente fondo della sanità privata, dato che l’accordo prevede un aumento a carico delle aziende di 84 euro all’anno per dipendente (passando da 72 a 156 euro) della quota destinata al fondo sanitario METASALUTE, un sistema che mina alla base la struttura sanitaria pubblica. Va rilevato che la Fiom, che si era fin’ora opposta a tale logica di privatizzazione, si adegua. Facendo i conti, complessivamente, finirà nelle casse di METASALUTE la somma di 316.800.000 euro all’anno, un lucroso affare per Fim-Fiom-Uilm che si troveranno a gestirlo assieme a Federmeccanica e Unipol.

Sempre nella logica di incrementare forme di integrazione anche nel campo pensionistico, minando alla base il fondo Pensionistico Pubblico, l’accordo prevede l’aumento dei contributi aziendali al fondo pensionistico COMETA, passando dal 1,6% al 2% (+ 4 euro mensili a testa).

Anche nell’orario di lavoro ci sono dei peggioramenti: la flessibilità passa da 64 a 80 ore, mentre si convalida il raddoppio dello straordinario obbligatorio fino a 80 ore, senza superare le 48 ore settimanali, cosa già prevista dal contratto separato del 2012 sottoscritto da Fim e Uilm.

Per quanto riguarda gli appalti alle cooperative, invece, non è stata concordata alcuna tutela per i lavoratori e le lavoratrici. Un settore, questo, che è in continua crescita ma rimane privo di “clausole sociali” che garantiscano la permanenza dei dipendenti quando c’è un cambiamento di ditta.

Infine, dobbiamo registrare una ennesima grave riduzione dei diritti con la sottoscrizione, nell’odierno contratto, dell’accordo per l’applicazione del Testo Unico del 10 gennaio 2014 (legge deroga), che introduce ulteriori modifiche peggiorative. Un accordo che prevede per le organizzazioni sindacali, e relative RSU elette, firmatarie del Testo Unico, la rinuncia a proclamare lo sciopero contro gli Accordi e i CCNL sottoscritti dalle cosiddette maggioranze, in pratica Cgil-Cisl-Uil, impegnandosi all’applicazione di quanto sottoscritto. In caso contrario, si è sottoposti a pesanti penalizzazioni, anche di forte rilevanza economica, e alla temporanea sospensione della Rappresentanza stessa. Questo è il prezzo da pagare dai sottoscrittori per mantenere la rappresentanza sindacale delle RSU.

Ultima questione, l’accordo prevede anche la trattenuta a marzo 2017 di un contributo associativo straordinario di 35 euro, prelevato dalla busta paga di giugno, ai non iscritti, se non ne faranno la revoca per tempo.

Queste note sul rinnovo contrattuale ci permettono di fare anche una ulteriore considerazione. La pretesa diversità della Fiom, con la sottoscrizione di questo accordo, cade definitivamente e quest’ultima si rivela quale realmente è: un sindacato perfettamente allineato alle politiche padronali e governative. Il segretario Landini, che qualche tempo fa minacciava le occupazioni delle fabbriche quando si parlava di approvare la legge sul Jobs Act, è ora perfettamente in linea, per candidarsi alla sostituzione della Camusso nel prossimo mandato congressuale. I cosiddetti oppositori interni alla Cgil se ne facciano una ragione.

Enrico Moroni

FONTE: Umanità Nova 12 febbraio 2017

24 Febbraio …

… Festa del tesseramento a Reggio Emilia.

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16 Febbraio a Pisa

GIOVEDI’ 16 FEBBRAIO DALLE ORE18 PRESSO L’AULA DI SCIENZE POLITICHE – PISA

ASSEMBLEA PUBBLICA

SU SFRUTTAMENTO E LOTTE NEL SETTORE DEGLI APPALTI A PISA

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Organizzano:

USI-AIT Pisa e Firenze Nord, Collettivo Aula R, Kronstadt Pisa, Spazio Antagonista Newroz,

La Lucciola

Il lavoro contro la guerra

IL LAVORO CONTRO LA GUERRA DI Marco Rossi

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E’ uscito a cura del Gruppo Editoriale USI-AIT il libro di Marco Rossi “Il lavoro contro la guerra (l’antimilitarismo rivoluzionario dell’Unione Sindacale Italiana 1914-1918)” con 112 pagine e 12 foto.

Il costo del libro è di 5,0 euro a copia, aggiungere 2,0 euro per eventuali spese di spedizione (totale 7 euro).

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Richieste vanno fatte a

Archivio USI-AIT, Unione Sindacale Italiana, via Podesti 14 b, 60122 Ancona (usi.ancona@virgilio.it)

Per pagamenti:

Borselli Roberto iban IT39 V010 3070 7700 0000 1281 260 Monte Paschi di Siena spa

Oppure: Unione Sindacale Italiana Marche conto corrente postale 1026369544

(specificare sempre la causale del versamento)

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Milano 11 febbraio: il corteo promosso dalle comunità curde

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Possiamo ritenere pienamente riuscito il corteo promosso dalle comunità curde per la liberazione di Ocalan e dei prigionieri politici in Turchia che si è svolto a Milano sabato 11 febbraio ( in contemporanea a quello internazionale a Strasburgo) al quale hanno partecipato diverse migliaia di manifestanti. Molto numerosa la presenza dei curdi che si sono mobilitati a livello nazionale, assieme ad altri manifestanti venuti anche da altre località.

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Il corteo partito da Porta Venezia, molto vivace e comunicativo, ha percorso le vie del centro per arrivare Largo Cairoli (piazza Castello) dove si sono svolti gli interventi finali. Lo spezzone rosso/nero composto da anarchici, libertari e compagni dell’USI è stato partecipato, circa un centinaio anche di fuori Milano, con striscioni, bandiere, interventi al megafono e ricco di slogan (L’Unione Europea finanzia la Turchia, profitti e sangue per la democrazia; femminista e proletaria, rivoluzione sociale libertaria; le vostre galere non serviranno a niente, mille Rojava in tutto il medio oriente; l’autogestione non è un’utopia, mille le comunità dell’anarchia).

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La partecipazione dei compagni dell’Unione Sindacale Italiana vuole rivendicare il sostegno alla Resistenza Curda, in quanto internazionalisti ci sentiamo solidali con tutte le popolazioni che si ribellano alla sottomissione e con tutti i lavoratori in lotta per i loro diritti e l’abolizione dello sfruttamento in ogni parte del mondo. La “nostra patria è il mondo intero” riteniamo che abbia un valore importante ieri, oggi, sempre.

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Ci sentiamo, poi, particolarmente legati alla Resistenza Curda, soprattutto a quella Resistenza che ha fatto propria la pratica del Confederalismo Democratico, gettando all’ortiche ogni forma di nazionalismo e rifuggendo da ogni forma di Stato. Il Confederalismo Democratico, che le comunità curde stanno praticando nella regione della Rojava e non solo, si basa sulla autogestione nel territorio, nella pratica del municipalismo dal basso, nel federalismo che superara lo Stato, nella convivenza tra le diverse etnie e diverse culture, nell’uguaglianza praticata fra uomini e donne, nello sviluppo ecologico del territorio. E’ musica per le nostre orecchie, in quanto l’USI si riconosce pienamente in questa forma organizzativa fino all’eliminazione di ogni forma di sfruttamento: né servi, né padroni sono i nostri principi di fondo.

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Sono principi che esprimono una lotta di liberazione autentica indicando una via concreta di uscita dal sistema capitalistico, dove padroni e governi dominano sulle popolazioni in tutto il mondo. Sono principi di effettiva liberazione che trovano nel governo turco, del fascisteggiante Erdogan, una feroce repressione verso le comunità curde con persecuzioni, incarcerazioni e torture. E trovano anche il sostegno in questo ruolo repressivo di tutti quei governi cosiddetti democratici che temono il pericolo di quanto si sta realizzando in Rojava.

Questo spiega il perchè la Resistenza Curda, che sta combattendo in prima persona contro il fanatismo dello Stato Isis, viene colpita alle spalle dall’esercito turco, mentre la Russia di Putin, gli USA e gli stati europei, tra cui il governo italiano, lasciano mano libera.

Il governo turco, guidato da Erdogan, ha attuato un vero e proprio colpo di stato e sotto l’etichetta di governo democratico, pratica le metodologie proprie del regime fascista per distruggere le comunità curde, arrestando e torturando le sue rappresentanze, fino a coinvolgere in tale repressione i stessi deputati eletti, ma anche contro ogni forma di opposizione presente, sopprimendo ogni organo di informazione non sottomessi, tra cui la stampa anarchica come MEYDAN e incarcerando i compagni anarchici che proprio in questi giorni stanno attuando lo sciopero della fame come forma di protesta estrema, ai quali diamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno.

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E’ una vera e propria guerra dichiarata quella del governo turco contro le comunità curde in particolare. Noi siamo contro tutte le guerre che sono sempre messe in atto per sporchi interessi e mai per i principi umanitari che vengono proclamati. Le vittime principali delle guerre sono le popolazioni inermi, mentre sono causa di grossi sacrifici al nostro interno, perché sottraggono ingenti risorse, causa di miseria per larghi strati della popolazione. Basta guerre! Basta frontiere! Solo l’autogestione generalizzata, con un mondo senza padroni, può garantire la vera pace.

Enrico Moroni