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Quando la CGIL non vede (e acconsente) l’USI-AIT lotta!

settembre 10, 2014

Davvero emblematica la vicenda di Raffaele Trizio perché rappresenta – plasticamente – la pesante discriminazione sociale in atto a danno di chi “non piega la testa” ai diktat aziendali (siano essi pubblici o privati) a cui fa da contraltare la complicità confederale che permette l’utilizzo ed il perpetrarsi di simili abusi.
Iscritto – da una vita – alla CGIL Raffaele Trizio ha continuato – per anni – a pagare il “pizzo mensile” al sindacato che credeva “suo” salvo essere “piantato in asso” dal sindacato della Camusso nel momento di maggior bisogno: ovvero all’atto del licenziamento in tronco e senza preavviso!
La sezione USI-AIT del san Paolo di Milano – a questo punto – fa quello che qualunque sindacato degno di questo nome farebbe in casi come questo: solidarizza e tutela il lavoratore discriminato a prescindere dalla tessera sindacale che ha in tasca.
Per questa dimostrazione di concreta solidarietà – umana e sociale – due compagni dell’USI-AIT del san Paolo sono ora sottoposti all’ennesimo procedimento disciplinare da parte della direzione sanitaria (di nomina leghista). E’ superfluo rammentare che non si lasceranno intimidire e continuarenno ad assolvere la funzione di sindacalisti scomodi.
Di seguito riportiamo una, breve, cronistoria dei fatti pubblicata – questa settimana – su Umanità Nova.
La redazione

umanità nova

Al San Paolo dopo una campagna di mobilitazione il licenziamento di Raffaele viene annullato

La mobilitazione contro il licenziamento di Raffaele Trizio, decretato dall’azienda del San Raffaele di Milano, tiene banco nel mese di Agosto all’interno della struttura ospedaliera in cui lavora. Questo soprattutto per il fatto che il 19 agosto è stata fissata la prima udienza della causa contro il licenziamento, impugnata da Raffaele con il sostegno della sezione USI del San Paolo.
In realtà la mobilitazione non è solo contro quel licenziamento, anche se, in quel momento, è la questione prioritaria e più contingente, ma anche contro tutti i provvedimenti repressivi dell’azienda (a nomina leghista), tra cui il licenziamento di una infermiera colpevole di non aver formalizzato per iscritto una richiesta di ferie, in seguito ad una grave malattia della madre, che l’aveva costretta ad una improvvisa partenza per raggiungerla nel luogo dove si trovava. L’infermiera, dopo più di vent’anni di regolare impegno lavorativo, pur difesa dall’USI anche nel ricorso giudiziario, caduta in profonda depressione per l’atteggiamento ostile dell’azienda, si è purtroppo rassegnata ad accettare la proposta di buona uscita da parte aziendale, rinunciando a continuare la vertenza legale. Inoltre, negli obbiettivi del Comitato di solidarietà c’erano anche la mobilitazione contro le minacce di provvedimenti disciplinari nei confronti di due delegati USI (Pino e Giovanna) con l’accusa di occupazione di locali dell’ufficio infermieristico. I fatti risalgono al 21 maggio 2014, quando la sezione USI e il sindacato FSI del San Paolo hanno promosso una assemblea contro il non rispetto degli accordi, contro l’eccesso di provvedimenti disciplinari, tra cui due licenziamenti (l’infermiera e Raffaele) e soprattutto contro l’iniziativa aziendale di assumere una cooperativa infermieristica con conseguente, ulteriore, precarizzazione nei rapporti di lavoro. Dopo l’assemblea i lavoratori e le lavoratrici promuovono un corteo interno di protesta fino all’ufficio infermieristico, nell’orario in cui il turno di lavoro è ormai terminato, utilizzandolo come presidio. Ne consegue una trattativa con la Direzione aziendale, prolungatasi per 4 ore, raggiungendo un accordo scritto tra le parti, in cui si stabilisce “un tavolo di discussione per gli accordi non rispettati, di rivedere i provvedimenti disciplinari e di sospendere le assunzione di cooperative infermieristiche”. Mentre quest’ultimo punto viene mantenuto fin’ora, gli altri come carta straccia non vengono rispettati, tra questi il licenziamento dell’infermiera e di Raffaele. Inoltre l’azienda, in barba alle più elementari regole della contrattazione, in un secondo tempo pugnala alle spalle i due delegati USI con l’accusa di “occupazione”.
Si costituisce un Comitato di solidarietà e di mobilitazione all’interno dell’ospedale stesso con la decisione di Raffaele di iniziare lo sciopero della fame di protesta con il sostegno attivo dei militanti dell’USI del San Paolo, con l’appoggio del FSI e la partecipazione solidale di compagni di altre strutture ospedaliere e non solo oltre all’immancabile sostegno del “Coordinamento Lavoratori della Sanità Milanese”. Vengono apprestati dei tavoli di contro-informazione, con la distribuzione di volantini e la raccolta di 1500 firme solidali di lavoratori e cittadini utenti, con esposizioni di cartelli e promozioni d’iniziative varie all’interno.
Il motivo del licenziamento di Raffaele rimane una trama oscura: viene accusato di aggressione nei confronti della sua Dirigente, nel reparto “cps” dove svolge il suo lavoro di Assistente Sociale, una aggressione mai avvenuta, ma testimoniata da altri dipendenti sudditi, per la maggior parte iscritti alla Cgil, come la stessa Dirigente. Di sicuro una trappola orchestrata per sbarazzarsi di un lavoratore sempre impegnato in prima fila nelle lotte sindacali in difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e della salute pubblica.
L’aggravante di questa cinica azione è che Raffaele, di 51 anni, è invalido civile all’80%, affetto da una grave malattia progressiva.
Ma il punto veramente dolente per Raffaele, iscritto fino a quel momento alla Cgil, è stato quando si è rivolto alla sua organizzazione sindacale per essere difeso, ma è stato invece scaricato.
Questo gli ha provocato una forte delusione che l’ha postato all’immediata uscita da quella organizzazione, commentando amaramente: ”Per tanti anni ho militato in quel sindacato, dall’opposizione, con la speranza sempre di poterne cambiare la deriva, ma adesso, mi sono reso conto che la mia era una battaglia impossibile e i miei sforzi sprecati.
Ha invece trovato il pieno appoggio nei compagni della sezione USI all’interno per cui, senza cedere allo sconforto, si è concordata una mobilitazione contro gli attacchi repressivi dell’azienda che lo ha motivato ed impegnato con orgoglio e determinazione fino al termine della sua battaglia.
Alla prima udienza del 19 agosto molti solidali si sono presentati a sostegno e ancora più all’udienza conclusiva del 27 agosto, dove il giudice ha ascoltato 3 dei suoi testimoni d’accusa (uno non si è presentato) che hanno evidenziato gravi contraddizioni. La sentenza, comunicata solo nei giorni successivi, è stata di reintegro, costringendo l’azienda a consegnare la lettera di revoca del licenziamento.
Il presidio solidale all’interno dell’ospedale ha festeggiato, con qualche momento di commozione dopo le tensioni accumulate con giorni e notti di impegno continuato.
Raffaele ha abbracciato la moglie (anch’essa svolge la stessa mansione in altro ospedale) e con una certa commozione si è sentito parte della famiglia USI, nel segno della solidarietà.
Dopo 22 giorni di sciopero della fame ne è stata decisa la continuazione fino alla fine della settimana, venerdì 5 settembre, assieme al presidio, perché la mobilitazione deve continuare anche dopo questa importante vittoria, affinchè anche nei confronti dei due delegati USI vegano a cadere le gravi minacce di rappresaglia aziendale.

Enrico Moroni

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From → anarcosindalismo

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